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| Donna dal volto pensieroso illuminato dal tramonto, mentre osserva una figura lontana lungo un sentiero tra memoria, amore e tempo. |
Ci sono legami che non si interrompono davanti alla distanza e nemmeno di fronte al trascorrere del tempo. Continuano a vivere in una voce improvvisamente ritrovata, in un silenzio condiviso, nel breve spazio di un respiro. È questa la dimensione intima e luminosa nella quale ci conduce Miriam Maria Santucci con la poesia Oltre il confine, una delicata meditazione sulla capacità dell’amore di superare ogni separazione.
Pier Carlo Lava
Oltre il confine
Miriam Maria Santucci
Il sentimento che supera ogni distanza
La poesia si apre con due espressioni parallele e profondamente evocative: “Oltre il confine, / oltre il tempo”. Il confine evocato dall’autrice non possiede una forma precisa. Potrebbe essere una distanza fisica, una separazione affettiva, l’assenza di una persona amata oppure quella soglia misteriosa che divide la vita dalla memoria. Proprio questa indeterminatezza permette ai versi di parlare a ciascun lettore, lasciandogli la libertà di riconoscervi la propria esperienza.
Il verbo “riconoscere” assume un significato essenziale. Non si tratta semplicemente di ricordare qualcuno, ma di ritrovarne la presenza oltre ciò che appare visibile. La persona amata continua a manifestarsi in un “istante sospeso”, una parentesi nella quale il tempo sembra arrestarsi e il cuore riesce a percepire ciò che la ragione non può spiegare.
È sufficiente un respiro perché il passato torni vicino. L’immagine possiede una grande delicatezza: il respiro è qualcosa di fragile e quasi impercettibile, ma rappresenta anche la vita stessa. Dentro quell’attimo minimo può trovare spazio un sentimento capace di attraversare gli anni e le distanze.
Il silenzio di chi ama
Uno dei passaggi più intensi è racchiuso nei versi:
Il silenzio non viene presentato come vuoto o mancanza, bensì come un linguaggio segreto. Solo chi ama davvero riesce ad ascoltarlo, perché conosce parole che non hanno bisogno di essere pronunciate. È un ascolto interiore, fatto di memoria, intuizione e profonda vicinanza emotiva.
La poesia suggerisce così che l’amore autentico possiede una propria forma di comunicazione, capace di continuare anche quando la voce dell’altro è lontana. Il sentimento diventa una sensibilità particolare attraverso la quale avvertire presenze che per il resto del mondo potrebbero apparire ormai perdute.
La voce e la luce
Nella seconda parte del componimento compaiono due immagini centrali: la voce e la luce. La voce ritorna “tra i sussurri del cuore”, non con la forza di un richiamo, ma attraverso un movimento lieve e confidenziale. È una presenza che non invade, non spezza il silenzio: nasce proprio dentro di esso.
La luce, a sua volta, non è abbagliante. Miriam Maria Santucci la definisce “lieve”, scegliendo un aggettivo perfettamente coerente con il tono dell’intera poesia. È una luminosità gentile, capace di avvolgere l’anima senza ferirla, simile alla luce tenue di un’alba o di un tramonto.
Eppure, nell’ultimo verso, questa luce rivela la propria natura eterna: “non conosce tramonto”. La conclusione trasforma l’apparente fragilità delle immagini precedenti in una certezza. Il corpo può allontanarsi, le stagioni cambiano e il tempo continua il proprio cammino, ma la luce generata dall’amore non si spegne.
Una scrittura essenziale e musicale
Lo stile della poesia è semplice soltanto in apparenza. I versi brevi rallentano la lettura e inducono a soffermarsi su ogni parola. La quasi totale assenza di elementi narrativi concentra l’attenzione sulle sensazioni e crea un’atmosfera sospesa, coerente con il contenuto.
Le ripetizioni di “oltre” e “sei” scandiscono il componimento e ne costruiscono la musicalità. La prima apre uno spazio senza limiti; la seconda restituisce consistenza alla persona evocata. L’amato non “era”, ma “sei”: vive nel presente della memoria e del sentimento.
Anche la disposizione dei versi accompagna il significato. Ogni parola sembra emergere lentamente dal silenzio, proprio come la voce ricordata dall’io poetico. La brevità non riduce la profondità della poesia, ma la rende più intensa, immediata e universale.
Conclusione
Oltre il confine è una poesia raccolta, luminosa e profondamente consolatoria. Miriam Maria Santucci racconta un amore che non tenta di negare la distanza, ma riesce ad attraversarla. Non sappiamo quale confine separi l’io poetico dalla persona evocata, e forse non è necessario saperlo: ciò che conta è la certezza della sua presenza interiore.
Nel silenzio, nel respiro e nei sussurri del cuore, l’amore continua a riconoscere ciò che il tempo non può cancellare. E quella “luce lieve” che non conosce tramonto diventa la metafora di ogni sentimento autentico: discreto, tenace e capace di sopravvivere anche oltre l’assenza.
Alessandria, Piemonte, Italia
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Immagine rappresentativa della poesia “Oltre il confine” di Miriam Maria Santucci, dedicata a un amore profondo che attraversa il tempo e continua a vivere nella memoria.
Crediti: Immagine realizzata con intelligenza artificiale per Alessandria Post.
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