Nucleare, l’Italia riapre la porta: primi reattori dal 2033? Tempi, luoghi, costi e scorie

Moderna centrale nucleare con reattori e torri di raffreddamento, immagine dedicata al ritorno del nucleare in Italia.
Immagine rappresentativa di una moderna centrale nucleare, mentre l’Italia avvia il nuovo percorso legislativo verso il ritorno dell’energia atomica.

Dopo quasi quarant’anni il nucleare torna ufficialmente nella strategia energetica italiana. È una decisione destinata a far discutere, perché non riguarda soltanto la produzione di elettricità, ma investe questioni molto più ampie: indipendenza energetica, costi delle bollette, sicurezza, gestione delle scorie, rapporto con i territori e sviluppo tecnologico. Ma occorre evitare un equivoco: l’approvazione della nuova legge non significa che domani cominceranno i lavori per costruire una centrale. Il percorso è appena iniziato e molti degli aspetti decisivi devono ancora essere definiti.

Pier Carlo Lava

Il passaggio politico e legislativo è comunque importante. Il 23 settembre 2026 il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge delega sull’energia nucleare sostenibile, già approvato dalla Camera il 4 giugno. A Palazzo Madama il risultato è stato di 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti.

La legge delega il Governo ad adottare, entro dodici mesi dalla sua entrata in vigore, uno o più decreti legislativi per disciplinare nuovamente il settore. Il testo comprende produzione e utilizzo dell’energia nucleare, combustibile, disattivazione degli impianti esistenti, gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito, ricerca e sviluppo della fusione e riorganizzazione delle competenze pubbliche.

Non significa che siano già state autorizzate nuove centrali

È probabilmente il punto più importante per comprendere la notizia.

Il Parlamento non ha deciso dove costruire una centrale e non ha autorizzato la costruzione immediata di specifici reattori. Ha invece creato la cornice legislativa entro la quale il Governo dovrà stabilire le regole che renderanno eventualmente possibile realizzarli.

Tra le questioni da disciplinare figurano infatti la sperimentazione, la localizzazione, la costruzione o installazione, l’esercizio e infine la disattivazione dei nuovi impianti, insieme ai sistemi di sicurezza e radioprotezione.

Si apre quindi una seconda fase, probabilmente ancora più complessa della prima.

Quando potrebbero arrivare i primi reattori?

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha indicato il 2033-2034 come possibile periodo per l’entrata in funzione delle prime centrali.

È fondamentale sottolineare, però, che 2033-2034 non è una scadenza prevista dalla legge. È una stima formulata dal ministro sulla base delle indicazioni provenienti dagli esperti del settore.

Sette-otto anni possono sembrare molti, ma nel settore nucleare rappresentano tempi relativamente contenuti considerando che devono ancora essere completati il quadro normativo, l'individuazione delle tecnologie, le procedure autorizzative e la scelta dei siti.

Ed è proprio qui che si trova una delle maggiori incognite.

Dove saranno costruite le centrali?

Oggi non esiste una mappa definitiva delle nuove centrali nucleari italiane.

La legge stabilisce che dovrà essere disciplinata la localizzazione degli impianti, ma i singoli siti devono ancora essere individuati.

Questo significa che qualsiasi elenco presentato oggi come la mappa certa delle future centrali italiane sarebbe prematuro.

La scelta dei territori sarà inoltre uno dei passaggi politicamente e socialmente più delicati dell’intera operazione. Un conto è dichiararsi favorevoli o contrari al nucleare in termini generali; un altro è discutere della presenza concreta di un impianto sul proprio territorio.

Non necessariamente le gigantesche centrali del passato

Quando si parla di ritorno al nucleare, molti italiani immaginano automaticamente le grandi centrali costruite nel Novecento.

Il progetto delineato dalla nuova politica energetica guarda però anche alle tecnologie nucleari di nuova generazione e, in particolare, ai Small Modular Reactors (SMR) e agli Advanced Modular Reactors (AMR).

Gli SMR sono reattori di dimensioni e potenza inferiori rispetto alle grandi centrali convenzionali e sono concepiti con una maggiore standardizzazione e modularità.

Ma qui occorre evitare l'eccesso opposto: considerarli già una tecnologia industriale completamente consolidata e disponibile ovunque.

Gli SMR rappresentano una delle principali direzioni di sviluppo dell'industria nucleare internazionale, ma la loro diffusione commerciale su larga scala è ancora limitata. Di conseguenza, costi effettivi, tempi di costruzione e competitività economica dovranno essere verificati concretamente quando verranno scelti i progetti destinati all'Italia.

Perché il Governo punta nuovamente sul nucleare

Gli obiettivi indicati dalla legge sono molto chiari: contribuire alla decarbonizzazione, aumentare la sicurezza e l'indipendenza energetica, ridurre il rischio di interruzioni delle forniture, contenere i costi dell'energia e migliorare la competitività del sistema produttivo italiano.

Il ragionamento alla base della scelta è che una quota di produzione nucleare possa affiancare le fonti rinnovabili fornendo energia programmabile e a basse emissioni di carbonio durante il funzionamento.

Il Governo sostiene inoltre che l'Italia si trovi oggi nella situazione di non produrre elettricità nucleare sul proprio territorio pur potendo importare energia generata da centrali nucleari di altri Paesi europei. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha indicato proprio la riduzione della dipendenza dall'estero e dell'esposizione alle crisi internazionali tra le motivazioni della scelta.

Le opposizioni che hanno votato contro il provvedimento hanno invece contestato diversi aspetti del progetto, tra cui costi, tempi e gestione dei rifiuti. Al Senato hanno votato contro Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra; Azione ha votato a favore, mentre Italia Viva si è astenuta.

Il grande nodo dei costi

È probabilmente uno dei temi sui quali si giocherà la sostenibilità dell'intero progetto.

Una centrale nucleare richiede un investimento iniziale molto elevato. La valutazione economica, però, non può limitarsi al prezzo necessario per costruirla.

Bisogna considerare l'intero ciclo di vita: finanziamento, costruzione, esercizio, manutenzione, combustibile, sicurezza, gestione dei rifiuti e infine smantellamento.

Dall'altra parte, una centrale può produrre elettricità per molti decenni e garantire una produzione continuativa.

La domanda decisiva, pertanto, non è semplicemente “quanto costa una centrale nucleare?”, ma quanto costerà l'elettricità prodotta dall'intero sistema nucleare italiano rispetto alle alternative disponibili nel periodo in cui gli impianti entreranno effettivamente in servizio.

E questa risposta oggi non può ancora essere data con certezza.

E le scorie?

È l'altra grande questione.

La nuova legge non ignora il problema: la delega comprende esplicitamente la disciplina della gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito, oltre alla disattivazione e allo smantellamento degli impianti.

L'Italia, peraltro, deve già gestire rifiuti radioattivi derivanti dalle precedenti attività nucleari, dalle attività industriali, dalla ricerca e dalla medicina.

L'eventuale costruzione di nuovi reattori renderebbe quindi ancora più importante definire una strategia stabile e di lungo periodo.

Il ministro Pichetto Fratin ha anticipato che alcuni dei provvedimenti attuativi riguarderanno proprio il deposito dei rifiuti radioattivi.

Cosa succede adesso

L'approvazione parlamentare non rappresenta quindi la conclusione del percorso, ma l'inizio della fase operativa.

Il Governo dovrà predisporre i decreti legislativi previsti dalla delega e definire il Programma nazionale per lo sviluppo dell'energia nucleare sostenibile.

Dovranno essere stabiliti criteri per sicurezza, autorizzazioni, controlli, localizzazione, gestione dell'intero ciclo del combustibile e dei rifiuti, oltre al quadro economico e industriale necessario per sviluppare una filiera nazionale.

Soltanto successivamente sarà possibile comprendere quali tecnologie verranno effettivamente adottate, quanti reattori potranno essere realizzati, dove saranno collocati e quale investimento sarà necessario.

Il 2033 è vicino, industrialmente parlando

C'è infine un elemento che merita attenzione.

Il 2033 dista appena sette anni.

Per una normale infrastruttura possono sembrare molti. Per ricostruire una filiera nucleare nazionale dopo quasi quattro decenni sono invece pochi.

Serviranno tecnici, ingegneri, fisici, specialisti della sicurezza, imprese, organismi di controllo, procedure autorizzative e investimenti consistenti. E servirà soprattutto un rapporto con i territori interessati.

Per questo il vero interrogativo non è più soltanto se l'Italia abbia deciso di riaprire la strada al nucleare: quella scelta legislativa è stata compiuta.

Le domande che cominciano adesso sono molto più concrete: quali reattori costruiremo, dove verranno realizzati, quanto costeranno, chi finanzierà gli investimenti, come verranno gestiti i rifiuti e sarà realmente possibile produrre la prima energia nucleare italiana già nel 2033-2034?

Sono queste le risposte che nei prossimi mesi permetteranno di capire se il ritorno dell'Italia al nucleare rimarrà soprattutto un progetto politico oppure diventerà un vero programma industriale ed energetico.

==============================

GEO: Italia – Roma

Fonti: atti parlamentari del Senato della Repubblica, documentazione istituzionale e fonti giornalistiche nazionali verificate.

Immagine: immagine illustrativa realizzata con Intelligenza Artificiale.

Alessandria Post:

Italia News Post:

Alessandria Post e Italian News Post propongono informazione, approfondimenti e analisi sui principali temi di attualità italiana e internazionale, economia, società, cultura, scienza, salute e territorio.

Rappresentazione realistica di un moderno impianto nucleare con reattori, torri di raffreddamento e infrastrutture per la produzione di energia elettrica.

Credito: Immagine illustrativa generata con Intelligenza Artificiale – Alessandria Post.





 

Commenti