«Non accada mai più»: l’appello del padre di Lorena scuote la politica, rispondono Meloni, Tajani, Schlein, Salvini e Conte

Composizione editoriale con Elly Schlein, Giuseppe Conte, Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini davanti al viadotto dell’A1, con una candela e una rosa rossa in memoria di Lorena Isceri.

L’appello di Franco Isceri contro la violenza sulle donne ha ricevuto le risposte dei principali leader politici italiani. Immagine simbolica realizzata con intelligenza artificiale: non raffigura un incontro realmente avvenuto.

Le parole pronunciate tra le lacrime da Franco Isceri, padre di Lorena, la donna di 45 anni uccisa dall’ex compagno sul viadotto dell’autostrada A1 a Barberino del Mugello, hanno attraversato in poche ore tutti gli schieramenti politici. Il suo non è stato soltanto il grido disperato di un genitore, ma una richiesta precisa rivolta alle istituzioni: mettere da parte le divisioni e intervenire insieme affinché un’altra donna non debba subire la stessa sorte.

Pier Carlo Lava

L’appello di un padre distrutto

Nel video indirizzato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a tutti i rappresentanti politici, Franco Isceri ha ricordato la figlia come una donna straordinaria, educata, studiosa e completamente dedita al lavoro.

Lorena aveva progetti, aspirazioni e il desiderio di costruire il proprio futuro. Tutto è stato cancellato da una violenza che ha distrutto non soltanto la sua vita, ma anche quella della famiglia.

Il padre ha chiesto alla politica di essere finalmente unita, senza distinzioni fra destra e sinistra, indicando anche alcuni campi nei quali intervenire: lavorare nelle scuole, rafforzare i centri antiviolenza e migliorare gli strumenti normativi e di prevenzione.

La richiesta più importante è contenuta in poche parole: fare in modo che tragedie come quella di Lorena non accadano mai più.

Il femminicidio sul viadotto dell’A1

Secondo la ricostruzione investigativa, il pomeriggio del 3 settembre 2026 Lorena Isceri sarebbe stata attesa dall’ex compagno Federico Vella, 36 anni, nei pressi della sua abitazione a Firenze. L’uomo l’avrebbe aggredita, immobilizzata e rinchiusa nel bagagliaio dell’automobile, dirigendosi successivamente verso l’autostrada A1.

Lorena sarebbe riuscita a chiamare più volte il 112, cercando disperatamente di fornire indicazioni utili per essere localizzata. Quando gli agenti hanno raggiunto il viadotto nel territorio di Barberino del Mugello, la donna era già stata gettata nel vuoto. Vella, dopo una lunga trattativa con poliziotti e soccorritori, si è lanciato dallo stesso ponte.

La Procura di Firenze ha aperto un fascicolo per omicidio volontario e sta approfondendo l’ipotesi della premeditazione. Nell’automobile sarebbero state trovate fascette elettriche e nastro adesivo. Amici e familiari hanno raccontato che Lorena aveva paura dell’ex, ma non aveva voluto denunciarlo perché temeva di danneggiarlo.

Meloni: quanto fatto non è ancora sufficiente

La prima risposta istituzionale di grande rilievo è arrivata da Giorgia Meloni, che ha dedicato un lungo messaggio social all’appello di Franco Isceri. La presidente del Consiglio ha riconosciuto che il dolore espresso dal padre di Lorena è difficile persino da immaginare e ha condiviso la sua richiesta di collaborazione tra tutte le forze politiche.

Meloni ha ricordato le misure adottate durante la legislatura, rivendicando il rafforzamento delle risorse destinate ai centri antiviolenza e alle case rifugio, il potenziamento del Reddito di libertà, gli interventi sul Codice rosso e l’introduzione del femminicidio come autonoma fattispecie di reato.

La premier, tuttavia, ha ammesso che davanti alla morte di Lorena nessuno può considerare sufficiente quanto già realizzato. Ogni donna uccisa da una persona che sosteneva di amarla, ha osservato, rappresenta una sconfitta per l’intera società. Il governo, ha assicurato, continuerà a cercare nuove soluzioni e a migliorare gli strumenti esistenti per riuscire a intervenire prima che sia troppo tardi.

Tajani: una risposta concreta oltre gli steccati politici

Un lungo intervento è arrivato anche dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il leader di Forza Italia ha spiegato di sentirsi personalmente coinvolto come marito, padre e nonno e di considerare doverosa una risposta concreta alla famiglia Isceri.

Tajani ha parlato del femminicidio come dell’esito estremo di una concezione completamente distorta dell’amore, trasformato in possesso, controllo e sopraffazione. Pur ricordando quanto realizzato dal governo e dalla maggioranza, ha riconosciuto la necessità di un impegno molto più ampio per diffondere una cultura realmente rispettosa della libertà e della dignità femminile.

Il segretario di Forza Italia si è impegnato personalmente, coinvolgendo parlamentari, amministratori e rappresentanti territoriali del partito, affinché l’appello di Franco Isceri non rimanga confinato a una giornata di commozione.

Al messaggio di Tajani si sono aggiunte Deborah Bergamini, vicesegretaria nazionale di Forza Italia, Stefania Craxi, capogruppo al Senato, e Catia Polidori, presidente di Azzurro Donna. Le esponenti azzurre hanno promesso di raddoppiare l’impegno nella difesa della sicurezza e della dignità delle donne.

Schlein: la violenza di genere è una piaga strutturale

Anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha raccolto senza esitazioni l’appello. Ha espresso vicinanza alla famiglia di Lorena e ringraziato Franco Isceri per essere riuscito, nonostante il dolore, a formulare richieste concrete e precise.

Per Schlein, la violenza di genere non può essere considerata una successione di episodi isolati, ma deve essere riconosciuta come una piaga strutturale. Proprio per questo l’unità delle forze politiche è indispensabile e deve tradursi in un impegno continuativo, non subordinato alle contrapposizioni quotidiane tra maggioranza e opposizione.

La segretaria del Pd ha assicurato che il suo partito farà la propria parte, sostenendo il rafforzamento della prevenzione, dell’educazione e degli strumenti di protezione delle donne.

Salvini coinvolge i parlamentari della Lega

Dalla festa della Lega di Brugherio è intervenuto anche Matteo Salvini, affermando che l’esistenza e la gravità del femminicidio non possono essere messe in discussione. Il leader leghista ha spiegato di avere contattato i parlamentari del suo partito e, in particolare, Giulia Bongiorno, da tempo impegnata sul fronte del Codice rosso e delle norme contro la violenza sulle donne.

Salvini ha condiviso la richiesta del padre di Lorena e ha parlato della necessità di sedersi attorno a un tavolo per costruire una risposta doverosa. Ha inoltre preso le distanze da chi tende a ridimensionare il fenomeno, definendo particolarmente odiosa la violenza contro le donne.

Conte: finanziare i centri e rimuovere la cultura maschilista

Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha dichiarato che ogni forza politica deve fare tutto ciò che rientra nelle proprie possibilità. Ha ricordato l’introduzione del Codice rosso durante il suo governo, successivamente modificato e rafforzato, ma ha insistito soprattutto sulla necessità di finanziare stabilmente i centri antiviolenza.

Per Conte le norme penali, da sole, non sono sufficienti. Occorre un cambiamento culturale capace di rimuovere quegli atteggiamenti maschilisti che considerano la donna una proprietà dell’uomo e trasformano la conclusione di una relazione in un affronto da punire.

Bonelli: educazione affettiva nelle scuole

Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha raccolto a sua volta l’appello della famiglia, sottolineando che il contrasto al femminicidio deve svilupparsi contemporaneamente sul piano penale, sociale e culturale.

Bonelli ha indicato nell’educazione affettiva nelle scuole uno strumento fondamentale per insegnare fin dall’infanzia il rispetto, il valore dei confini personali e la capacità di accettare un rifiuto o la fine di una relazione senza trasformarli in aggressività.

Secondo il parlamentare di AVS, ogni femminicidio non può essere archiviato come un fatto di cronaca separato dagli altri. Le singole tragedie nascono anche da una cultura del possesso che deve essere affrontata nelle famiglie, nella scuola, nell’informazione e nelle relazioni quotidiane. Anche Italia Viva ha annunciato di voler raccogliere l’invito di Franco Isceri e collaborare a iniziative condivise.

Un’unità politica che ora dovrà essere dimostrata

Le risposte arrivate da governo, maggioranza e opposizioni rappresentano un segnale importante. Raramente un appello riesce a ottenere, nello spazio di poche ore, un’adesione tanto ampia. Ma la richiesta di Franco Isceri non può esaurirsi nella solidarietà espressa attraverso comunicati, dichiarazioni e post sui social.

Il vero banco di prova sarà la capacità di trasformare questa unità in provvedimenti condivisi, finanziamenti certi e continuativi per i centri antiviolenza, educazione al rispetto, tempestiva valutazione delle situazioni di pericolo e maggiore coordinamento fra servizi sociali, forze dell’ordine, magistratura e strutture sanitarie.

Lorena aveva paura, ma non aveva denunciato. Questa circostanza dimostra quanto sia necessario riuscire a raggiungere anche le donne che, per timore, senso di colpa, dipendenza emotiva o volontà di proteggere il proprio persecutore, non riescono a chiedere formalmente aiuto.

Il dolore di Franco Isceri ha momentaneamente cancellato le distanze tra i partiti. Adesso spetta alla politica dimostrare che quell’appello non sarà dimenticato quando i riflettori sul viadotto di Barberino del Mugello si saranno spenti.

GEO: Barberino del Mugello, Firenze, Toscana, Italia.

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Crediti: Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.

 

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