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A cinquant’anni dal terremoto del Friuli, Moggio Udinese ha accolto nuovamente gli Alpini, i volontari e i rappresentanti delle comunità che nel 1976 contribuirono alla sua rinascita. Tra le delegazioni presenti anche quelle della Sezione ANA di Casale Monferrato e del Gruppo Alpini di San Giorgio Monferrato, legate alla straordinaria esperienza del Cantiere n. 7. Il programma delle celebrazioni e i dati relativi ai 546 volontari e alle oltre 52 mila ore di lavoro risultano confermati dalle fonti turistiche regionali e dall’archivio storico dell’Associazione Nazionale Alpini.
Pier Carlo Lava
Di seguito pubblichiamo integralmente il comunicato stampa ricevuto.
Moggio Udinese dice grazie: cinquant’anni dopo il terremoto tornano le comunità della solidarietà
Nel fine settimana del 29 e 30 agosto Moggio Udinese ha riabbracciato volontari e delegazioni delle comunità che nel 1976 contribuirono alla rinascita del paese carnico. Tra loro anche la Sezione ANA di Casale Monferrato e il Gruppo Alpini di San Giorgio Monferrato, protagonisti allora dell’esperienza del Cantiere n. 7.
Cinquant’anni dopo le macerie, il tempo della memoria e della gratitudine. Nel fine settimana del 29 e 30 agosto Moggio Udinese ha accolto volontari, Alpini e delegazioni provenienti dalle tante comunità che, dopo il devastante terremoto del Friuli del 6 maggio 1976, si mobilitarono per aiutare la popolazione a rialzarsi.
L’iniziativa, dal significativo titolo “50 anni dopo: ricordare insieme, ringraziare insieme”, è stata promossa dal Comune di Moggio Udinese in occasione del cinquantesimo anniversario del sisma
e dei legami di solidarietà nati nei mesi successivi alla tragedia.
Moggio Udinese, dalle macerie alla rinascita
Il terremoto del 6 maggio 1976, seguito dalle violentissime scosse di settembre, colpì Moggio Udinese in maniera particolarmente grave. Secondo le ricostruzioni storiche, circa il 75 per cento degli edifici di Moggio di Sopra e Moggio di Sotto crollò o divenne pericolante. Tra gli edifici gravemente danneggiati vi furono le chiese di Santo Spirito e della Trasfigurazione, il municipio e la stazione ferroviaria.
Di fronte a una devastazione senza precedenti, il Friuli non rimase solo. Da tutta Italia arrivarono volontari, associazioni e soprattutto migliaia di Alpini che diedero vita a una straordinaria esperienza di solidarietà, organizzata attraverso undici cantieri di lavoro nelle zone maggiormente colpite dal sisma.
A Moggio Udinese operò il Cantiere ANA n. 7, gestito dalle Sezioni di Alessandria, Aosta, Asti, Biella, Casale Monferrato, Ivrea, Varallo Sesia e Vercelli. Tra giugno e settembre 1976 il cantiere vide impegnati 546 volontari, che prestarono complessivamente 6.563 giornate di lavoro, pari a oltre 52 mila ore, realizzando centinaia di interventi.
Un fine settimana per ricordare e ringraziare
«È un momento importante per ricordare, ma soprattutto per dire grazie a chi allora ci è stato vicino e ha contribuito alla rinascita della nostra comunità»: con queste parole la sindaca di Moggio Udinese, Martina Gallizia, ha presentato il fine settimana dedicato alle comunità gemelle.
Un invito a ritrovarsi, condividere testimonianze e rinsaldare quei rapporti di amicizia e solidarietà che, a mezzo secolo di distanza, non sono mai venuti meno.
Il programma delle due giornate ha alternato momenti istituzionali, incontri culturali e occasioni di memoria collettiva.
Sabato 29 agosto le delegazioni sono state accolte nella Sala consiliare del Municipio. Nel pomeriggio, a Casa San Carlo, è stato presentato il volume “50 anni di gemellaggi a Moggio Udinese: dal terremoto ad oggi”, con la moderazione di Angelo Floramo, mentre la serata si è conclusa con “Frammenti di pellicole. Storia, memorie e ricordi di Moggio Udinese durante il sisma del ’76”, una serata video dedicata alla memoria del terremoto.
Domenica 30 agosto, nell’Abbazia di San Gallo, si è svolta la Santa Messa presieduta dal vescovo di San Gallo, monsignor Beat Grögli, a testimonianza del profondo rapporto che lega Moggio anche alla comunità svizzera. Nel pomeriggio spazio alle testimonianze dei volontari e alla presentazione del libro “Il valore della gente” di Luigi Coletti.
Da Casale e San Giorgio Monferrato, il ricordo del Cantiere n. 7
Tra le comunità presenti alle celebrazioni anche quella monferrina, legata a Moggio Udinese proprio dall’esperienza del Cantiere n. 7.
La Sezione ANA di Casale Monferrato fu infatti una delle otto sezioni impegnate nella gestione del cantiere. All’interno di quella straordinaria mobilitazione trovò spazio anche il contributo del Gruppo Alpini di San Giorgio Monferrato: a partire dal 14 agosto 1976, sette sangiorgesi – cinque Alpini e due volontari civili – raggiunsero Moggio Udinese e prestarono la propria opera per una settimana nelle attività di ricostruzione.
A rappresentare la Sezione ANA di Casale Monferrato durante il fine settimana commemorativo è stato il presidente Gian Luigi Ravera. Per il Gruppo Alpini di San Giorgio Monferrato erano presenti il capogruppo Giorgio Rainieri, accompagnato da una rappresentanza degli Alpini del gruppo, mentre il consigliere Giuseppe Nervo ha rappresentato l’Amministrazione comunale sangiorgese.
Con loro anche Enrico Scarola, presidente del Comitato Gemellaggio, alcuni familiari dei sangiorgesi che parteciparono alla trasferta a Moggio Udinese nell’agosto del 1976 e i volontari della Biblioteca Civica.
Proprio i volontari della Biblioteca sono stati protagonisti di un importante momento di memoria: la mostra fotografica “La solidarietà che ricostruisce”, dedicata all’esperienza degli Alpini sangiorgesi nel Cantiere n. 7 e realizzata in occasione del cinquantesimo anniversario del terremoto, è stata portata a Moggio Udinese come testimonianza concreta di quel legame nato cinquant’anni fa.
Una mostra che raccoglie fotografie, documenti e testimonianze di una pagina straordinaria della storia della comunità sangiorgese.
«Non una gita, ma un viaggio nei ricordi»
A margine della trasferta, l’Alpino Roberto Moretto, capogruppo del Gruppo Alpini Casale Nord-Oltreponte, ha affidato a una riflessione il significato più profondo dell’esperienza vissuta a Moggio Udinese.
«È stata sicuramente una trasferta lunga e stancante, non una gita ma un viaggio nei ricordi. Un viaggio nei ricordi di chi, a vario titolo, li ha vissuti e di profonde emozioni per tutti gli altri», ha sottolineato Moretto.
Un ritorno nei luoghi dove, cinquant’anni fa, operarono centinaia di volontari, tra testimonianze dirette, incontri e amicizie ritrovate. Un’esperienza che ha permesso di comprendere ancora più profondamente il significato della grande mobilitazione che seguì il terremoto.
«Il primo ringraziamento – ha aggiunto – va a tutti i volontari che nel 1976 fecero lo stesso percorso, ma con ben altri mezzi e comfort, lavorando duramente e riposando sulle brande nelle tendopoli. Il secondo ringraziamento va al fiero popolo friulano che li accolse, condividendo quel poco o nulla che gli era rimasto. L’aiuto più grande è stato sicuramente quello di non averli lasciati soli».
Particolarmente emozionante è stato anche il ritorno a Moggio di Giuseppe Cattana, cinquant’anni dopo la sua esperienza di volontario.
«Spetta ora a noi il compito di conservare queste emozioni e tramandarne la memoria», ha concluso Moretto, ricordando anche il valore della presenza dei familiari dei volontari e di quanti hanno reso possibile la trasferta.
Un legame che il tempo non ha spezzato
Quello tra Moggio Udinese e le comunità che contribuirono alla sua rinascita non è soltanto un ricordo legato alla tragedia del 1976. È una storia di amicizie, gemellaggi e rapporti umani costruiti nel tempo.
A cinquant’anni dal terremoto, il ritorno delle delegazioni provenienti da tutta Italia ha così assunto un significato che va oltre la commemorazione: ricordare la straordinaria mobilitazione di allora significa riconoscere il valore di una solidarietà capace di trasformarsi, negli anni, in un legame duraturo.
Per San Giorgio Monferrato e per il Monferrato intero, tornare a Moggio Udinese ha significato ripercorrere una pagina importante della propria storia. Una storia fatta di Alpini, volontari e cittadini comuni che, nell’estate del 1976, partirono per il Friuli con la volontà concreta di aiutare.
Cinquant’anni dopo, quelle mani tese continuano a essere ricordate.
E il grazie di Moggio Udinese continua a unire comunità lontane, ma mai davvero separate da quel grande gesto di solidarietà.
#SanGiorgioComunica
Il valore di una memoria condivisa
Il terremoto del Friuli provocò 990 vittime, oltre 2.600 feriti e circa 100 mila sfollati. In appena 59 secondi interi paesi furono devastati, ma da quella tragedia nacque anche una delle più importanti mobilitazioni solidali della storia italiana contemporanea.
Il ritorno a Moggio Udinese non è stato soltanto una commemorazione. Ha ricordato che la ricostruzione non fu fatta esclusivamente di edifici, strade e infrastrutture, ma anche di relazioni umane. Gli Alpini e i volontari arrivarono da territori lontani per offrire tempo, competenze e fatica a persone che non conoscevano.
A distanza di mezzo secolo, quella scelta continua a rappresentare una lezione preziosa: una comunità colpita può rialzarsi quando non viene lasciata sola. Conservare fotografie, testimonianze e ricordi significa dunque consegnare alle nuove generazioni non soltanto la memoria di una tragedia, ma soprattutto l’esempio concreto della solidarietà che ricostruisce.
GEO: Moggio Udinese, provincia di Udine, Friuli-Venezia Giulia; San Giorgio Monferrato e Casale Monferrato, provincia di Alessandria, Piemonte.
Approfondimenti, storia e notizie del territorio su Alessandria Post e Italian News Post.
Fonte: Immagini allegate al comunicato stampa.
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