La “pulizia” che cancella l'anima: la poesia civile di Bahtiyar Hidayet tra natura, esilio e memoria- Recensione di Ada Rizzo
Un testo folgorante del poeta azero riflette sull'ottusità della burocrazia urbana e sullo sradicamento. Un’occasione per rileggere, attraverso la sua voce, le intuizioni di Pasolini, Leopardi e Ungaretti.
di Ada Rizzo
In un’epoca in cui la parola “decoro” viene spesso usata come uno scudo per coprire l’omologazione e la perdita di senso, la poesia civile torna a svolgere il suo compito più alto: svelare la violenza che si nasconde dietro le apparenze. È il caso di Vandalismo in nome della pulizia (Vandalism in the Name of Cleanliness), una lirica di rara lucidità firmata dal poeta azero Bahtiyar Hidayet.
Partendo da un gesto quotidiano e banale, la raccolta e il rogo delle foglie cadute in un parco cittadino da parte dell'amministrazione comunale, Hidayet costruisce un’allegoria potente sulla cecità del potere burocratico, sull'ecocidio urbano e sulla tragica condizione dell'esule.
Di seguito proponiamo il testo originale in lingua inglese a fronte con la traduzione italiana.
Il testo / Text
Text in English | Testo in italiano tradotto da Ada Rizzo |
Vandalism in the Name of Cleanliness | Vandalismo in nome della pulizia |
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The trees in the park | Gli alberi del parco |
have seen the cutting down of forests, | hanno visto il disboscamento delle foreste, |
raise their arms to the sky and give thanks | alzano le braccia al cielo e rendono grazie |
for having once left their homeland. | per aver lasciato un tempo la propria patria. |
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The distant mountains I trusted | Le montagne lontane in cui confidavo |
have raised a white flag. | hanno alzato bandiera bianca. |
They were the first to surrender to winter. | Sono state le prime ad arrendersi all'inverno. |
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The trees are taking off their clothes, | Gli alberi si spogliano dei loro vestiti, |
as if they are giving their clothes to the soil | come se dessero i propri abiti alla terra |
so that the soil will not be cold in winter. | affinché la terra non provi freddo in inverno. |
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But the city municipality | Ma il comune della città |
has the leaves collected and burned. | fa raccogliere e bruciare le foglie. |
White fog in the mountains after the rain, | Nebbia bianca sulle montagne dopo la pioggia, |
black fog in the park. | nebbia nera nel parco. |
Aristotle’s black-and-white theory is still in force. | La teoria in bianco e nero di Aristotele è ancora in vigore. |
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But Lotfi Zadeh’s fuzzy logic theory | Ma anche la teoria della logica fuzzy di Lotfi Zadeh |
should not be forgotten either. | non andrebbe dimenticata. |
There is a rainbow of a thousand colors in the distance. | In lontananza c'è un arcobaleno dai mille colori. |
And yet, | Eppure, |
I know this chairman of the municipality. | conosco questo sindaco. |
So that the city will be clean, | Pur di mantenere pulita la città, |
he would burn the manuscripts | brucerebbe i manoscritti |
of both Aristotle and Lotfi Zadeh. | sia di Aristotele che di Lotfi Zadeh. |
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But I, looking at these trees, | Ma io, guardando questi alberi, |
feel longing for my homeland. | sento nostalgia per la mia patria. |
I think this theory | Penso che questa teoria |
is a more precise theory | sia una teoria più precisa |
than the black-and-white theory, | della teoria in bianco e nero |
and than the fuzzy logic theory. | e della teoria della logica fuzzy. |
Precise and tragic. | Precisa e tragica. |
Analisi critica e commento: l'ordine sterile contro la vita organica
La poesia di Hidayet si sviluppa su tre livelli concettuali intrecciati con straordinaria maestria:
1.
L'ecocidio burocratico e la finta pulizia: Nella visione del poeta, la natura opera secondo una logica di cura e solidarietà organica: gli alberi si spogliano per "donare i propri vestiti alla terra" e proteggerla dal morsa dell'inverno. Il comune, tuttavia, irrompe in questo ciclo perfetto per imporre un’idea sterile di ordine. Raccoglie e brucia le foglie, trasformando la delicatezza della vita in una nebbia nera. È l'icona dell'ottusità igienista delle città moderne, che scambiano la sterilizzazione per civiltà.
2.
Il rifiuto del pensiero e della complessità: Hidayet richiama due modelli di pensiero: il manicheismo rigido (la "teoria in bianco e nero" di Aristotele) e la ricchezza delle sfumature (la "logica fuzzy" del matematico Lotfi Zadeh, evocata dall'arcobaleno). La figura del sindaco/amministratore rappresenta l'oscurantismo tecnocratico: di fronte al dogma dell'efficientismo e dell'omologazione, il potere è pronto a incenerire i testi del pensiero filosofico o scientifico pur di non affrontare la complessità.
3.
La «teoria della nostalgia» e lo sradicamento: Il finale sposta la lirica dal piano intellettuale a quello esistenziale. Gli alberi del parco, trapiantati e strappati al loro habitat naturale, diventano lo specchio dell'autore esule. Sorge così una "terza teoria", che non si studia sui libri: la teoria dello sradicamento e della nostalgia. Una chiave di lettura del mondo che il poeta definisce «più precisa e tragica» di qualsiasi logica formale, perché pagata sulla propria pelle.
I richiami ai grandi maestri: Pasolini, Leopardi e Ungaretti
Il testo di Hidayet non vive in un isolamento concettuale, ma risuona con forza all'interno della grande tradizione della poesia e della critica civile europea, specie di queilla italiana.
L'ipocrisia del progresso e l'omologazione in Pier Paolo Pasolini: Il "sindaco" di Hidayet, che cancella la natura e brucerebbe la cultura pur di ostentare una città pulita, sembra uscito direttamente dagli Scritti corsari o dalle invettive pasoliniane contro il "nuovo potere". Pasolini fu tra i primi a denunciare come l'omologazione consumistica e l'efficientismo moderno avrebbero distrutto il paesaggio e la cultura contadina sotto il pretesto del progresso. La "nebbia nera" nel parco di Hidayet è la stessa cappa di omologazione che Pasolini vedeva stendersi sulle città italiane sradicate dalle loro origini.
La stoltezza dell'uomo e la ginestra in Giacomo Leopardi: Il contrasto tra l'arroganza dell'autorità umana e la lezione della natura richiama inevitabilmente il pensiero leopardiano. Come nella Ginestra, dove il fiore consolatore sul Vesuvio si contrappone alla superbia dell'uomo che si crede padrone del mondo, così gli alberi di Hidayet tentano un atto di pietà verso la terra prima di essere travolti dalla brutalità cieca dell'uomo. La critica di Hidayet al sindaco che ignora le sfumature e la vita ricorda il disprezzo di Leopardi per le "magnifiche sorti e progressive" sostenute da chi rifiuta di vedere la fragilità della condizione umana.
L'albero come specchio dell'esule in Giuseppe Ungaretti: La sovrapposizione tra la vegetazione del parco e la nostalgia per la patria perduta si riconnette alla lirica ungarettiana delle guerre e dell'esilio (si pensi a In memoria o a I fiumi). Per Ungaretti, la natura, una pietra, un albero, la corrente di un fiume, diventa l'unico pilastro a cui aggrappare la propria identità minacciata dallo sradicamento. Gli alberi del parco cittadino che "alzano le braccia al cielo" e ricordano la patria lontana dialogano a distanza di un secolo con le dolorose e "precise" geometrie del ricordo di Ungaretti.
Conclusione
“Vandalismo in nome della pulizia“ ci ricorda che l'ecologia non è una semplice questione estetica, ma una dimensione profondamente politica e umana. Quando recidiamo il legame con i cicli della terra o quando bruciamo la memoria in nome di un decoro di facciata, non stiamo solo spazzando via delle foglie morte: stiamo rinunciando alla nostra capacità di pensare, di ricordare e di sentire.
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