“La paglietta giallina di settembre”: Francesca Giordano racconta l’infanzia che rincorre il sole

Bambina con cappello di paglia e abito bianco corre felice su un sentiero al tramonto sul mare
Tra i sentieri dorati di settembre, una bambina rincorre la luce del sole evocando la memoria e la leggerezza dell'infanzia raccontate da Francesca Giordano.


Una paglietta gialla, il ricordo affettuoso di una nonna, il sole dispettoso e un soffio di vento capace di spalancare le porte della fantasia. Nella filastrocca “La paglietta giallina di settembre”, Francesca Giordano osserva il mondo attraverso gli occhi curiosi di una bambina, trasformando una piccola avventura quotidiana in un viaggio poetico verso il cielo.

Pier Carlo Lava

La paglietta giallina di settembre

Filastrocca di Francesca Giordano

Il sole gioca con la paglietta mia!
Un raggio l’accarezza,
le fa compagnia!

È un dono della nonna,
gialla splendente,
un giorno di sole
e la terra è contenta.

Ma il sole è un birbante,
mi vuol fare un dispetto:
arriccia la falda
come il mio nasino perfetto!

I miei occhi, vispi, giocosi,
verdi come il mare,
si incantano a guardare,
pensando allo spazio!

“Dov’è il sole?”,
si chiedono.
Sul nasino perfetto?
Sulla paglietta?

È la terra che gira, gira,
si affretta!
Gli occhi la inseguono:
un gioco senza fine!

La paglietta giallina di settembre
vola!
Oh, che fine!

Il vento la solleva
come un palloncino,
la fa volare
lassù, nel cielino azzurrino.

Io resto giù,
con i miei occhi vispi, giocosi,
verdi come il mare
nei suoi misteri.

La paglietta giallina di settembre
non c’è più!
È volata nell’azzurrino!

Una filastrocca illuminata dalla fantasia

Fin dai primi versi, Francesca Giordano anima gli elementi della natura. Il sole gioca, accarezza la paglietta e tiene compagnia alla piccola protagonista. Non è una presenza lontana o immobile, ma un personaggio vivace e birichino, capace di intervenire direttamente nella scena e di modificare persino la falda del cappello.

Tutto è osservato con lo stupore proprio dell’infanzia, quando anche un semplice raggio di sole può diventare un compagno di giochi e ogni fenomeno naturale sembra nascondere un’intenzione. Il sole prima coccola la paglietta, poi fa un dispetto; il vento, infine, la solleva e la porta lontano. La natura possiede così un carattere, una volontà e una voce silenziosa.

Il dono della nonna

La paglietta non è soltanto un cappello. È un dono della nonna e, proprio per questo, racchiude un valore affettivo molto più grande del suo significato materiale. Rappresenta il legame tra le generazioni, la tenerezza familiare e la memoria di un gesto d’amore.

Il suo colore giallo richiama immediatamente la luce del sole e crea una corrispondenza fra l’oggetto e il paesaggio. La paglietta sembra appartenere alla stessa materia luminosa del giorno: splende, viene accarezzata dai raggi e, quando il vento la porta via, pare tornare verso il cielo dal quale quella luce proviene.

La perdita del cappellino non assume però un tono veramente doloroso. Prevale lo stupore. La bambina non si dispera, ma segue il volo con i suoi occhi verdi, lasciandosi conquistare dal mistero di ciò che sta accadendo.

Gli occhi verdi e il desiderio di conoscere

Uno dei motivi più delicati della filastrocca è quello degli occhi “vispi, giocosi, verdi come il mare”. Francesca Giordano ripete questa immagine in due momenti fondamentali: prima mentre la protagonista cerca il sole e poi quando la paglietta è ormai volata via.

Gli occhi diventano il vero motore della poesia. Osservano, inseguono, si incantano e interrogano il cielo. Attraverso di essi emerge una curiosità infantile che non si limita alle apparenze, ma arriva fino allo spazio e al movimento della Terra.

La domanda “Dov’è il sole?” possiede la spontaneità disarmante delle grandi domande dei bambini. Il sole si trova sul nasino, sulla paglietta oppure nel cielo? È lui che si muove o è la Terra che gira? La filastrocca introduce così, con estrema semplicità, anche una prima intuizione scientifica: la Terra gira, mentre gli occhi tentano di inseguire ciò che sembra spostarsi sopra di noi.

Il volo della paglietta

La scena cambia improvvisamente quando interviene il vento. La paglietta viene sollevata “come un palloncino” e vola nel “cielino azzurrino”. L’uso dei diminutivi restituisce al testo un tono tenero, musicale e rassicurante. Anche lo smarrimento del cappello si trasforma in una piccola favola.

Il finale rimane sospeso tra realtà e immaginazione. La bambina resta a terra, mentre la paglietta continua idealmente il proprio viaggio nell’azzurro. Non sappiamo dove cadrà né se verrà ritrovata. Proprio questa conclusione aperta consente al lettore di immaginare nuove destinazioni: un prato, un albero, una nuvola o forse un luogo fantastico oltre l’orizzonte.

La ripetizione dell’espressione “La paglietta giallina di settembre” funziona come un ritornello e imprime nella memoria l’immagine centrale del componimento. Settembre, mese di passaggio tra l’estate e l’autunno, aggiunge alla scena una lieve sensazione di cambiamento. Il cappellino solare appartiene ancora alle giornate luminose, ma il vento che lo porta via sembra annunciare l’arrivo di una nuova stagione.

Linguaggio, ritmo e musicalità

La poesia adotta un linguaggio volutamente semplice, costruito con versi brevi, esclamazioni, domande e rime immediate. Parole come “birbante”, “dispetto”, “nasino”, “palloncino”, “cielino” e “azzurrino” appartengono all’universo espressivo dell’infanzia e rendono la composizione adatta alla lettura ad alta voce.

Il ritmo non è rigidamente regolare, ma segue il movimento dello sguardo e delle emozioni. Accelera quando la Terra “gira, gira”, si interrompe davanti al volo improvviso della paglietta e rallenta nella contemplazione conclusiva del cielo.

Le ripetizioni non sono semplici ornamenti: imitano il modo in cui un bambino racconta qualcosa che lo ha meravigliato, tornando più volte sui particolari che considera importanti. Il risultato è una filastrocca spontanea, luminosa e facilmente memorizzabile.

Conclusione

Con “La paglietta giallina di settembre”, Francesca Giordano compone una filastrocca delicata, nella quale un piccolo episodio diventa una celebrazione della curiosità, degli affetti familiari e dell’immaginazione infantile.

La paglietta donata dalla nonna passa dalle mani della bambina al cielo, trasportata dal vento come se volesse proseguire da sola il proprio viaggio. Rimangono gli occhi della protagonista, verdi come il mare, ancora rivolti verso l’alto e pronti a interrogare i misteri della natura.

È proprio questa capacità di conservare lo stupore davanti alle cose più semplici a costituire il cuore del componimento: perché, nello sguardo di un bambino, anche un cappellino portato via dal vento può trasformarsi in un piccolo sogno giallo che vola nell’azzurro.

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