La nuova silloge di Mario Moretti, D'amore di morte e di altre poesie - Recensione e commento critico di Ada Rizzo






Nel panorama poetico contemporaneo si inserisce la nuova silloge di Mario Moretti, un'opera matura e densa di significato intitolata "D'amore, di morte e di altre poesie", edita da G.C.L. Edizioni di Gian Carlo Lisi. Un lavoro che affonda le sue radici nell'esperienza del "Torneo dei poeti" di Pulsano (TA) del 2023 — che ha visto l'autore giungere tra i finalisti — e che oggi si offre ai lettori come una mappa emotiva e filosofica.

 

Accompagnata dalla prefazione della Prof.ssa Maddalena Corigliano, la silloge raccoglie testi in gran parte inediti pensati per esplorare la complessità dell'esistere in tutte le sue sfaccettature.

 

Il libro: tra la concretezza dell'amore e il mistero del tempo

Come preannuncia chiaramente il titolo, la silloge non affronta scorciatoie concettuali. Il testo si muove lungo l'intero arco del ciclo vitale, toccando le corde più intime del rapporto uomo-donna, le dinamiche relazionali e la riscoperta del legame indissolubile tra l'essere umano, la natura e il cosmo. L'autore mette in guardia contro la tendenza moderna ad alienarsi dal contesto naturale, offrendo versi che spingono verso dubbi esistenziali profondi senza mai perdere la tensione lirica e passionale.

 

Il volume è acquistabile direttamente tramite l'editore, nei principali store online (come Amazon) e su ordinazione in tutte le librerie fisiche (Mondadori, Feltrinelli).

 

 

 

Proponiamo il testo della poesia di chiusura

A sigillare l'opera è la lirica posta in congedo al volume:

 

 

Buona vita!

 

Buongiorno al mondo che gira

 

imperterrito e senza posa.

 

Buongiorno a chi gira

 

con il mondo fra le stelle,

 

pensando di star fermo.

 

Buona sera a color che sognano,

 

sperando che il sole e la Luna,

 

sempre, veglino sulle sciagure

 

e sempre, alimentino i sogni che nascono dal buio.

 

Buona notte a chi, ostinatamente,

 

ascolta il respiro del mare

 

e trasforma le onde in moti dell’anima.

 

Buon respiro cosmico,

 

a coloro che guardano il dito

 

e non vedono le stelle.

 

Buona vita a chi non sa di vivere,

 

a chi ignora se stesso

 

e, del vivere, ignora la poesia.

 

Buona vita a chi rifiuta la bellezza,

 

vero antidoto all’ignavia

 

e alla inconsapevole tristezza,

 

del vivere nel buio… del vivere nel vuoto.

 

Il componimento "Buona vita!" si presenta come una vera e propria sintesi etica, cosmica e filosofica dell'intera silloge. Strutturata secondo una scansione temporale ed esistenziale, che muove dal "buongiorno" alla "buona sera", passando per la "buona notte" fino ad abbracciare l'intero "respiro cosmico", la lirica declina l'augurio di una "buona vita" con una combinazione di speranza e sottile ironia.

 

L'illusione dell'uomo e la dimensione cosmica

I primi versi pongono subito l'accento sulla percezione limitata dell'essere umano: il mondo "gira imperterrito", mentre l'uomo, pur viaggiando nell'universo "fra le stelle", vive nell'illusione di "star fermo". È l'invito a prendere consapevolezza della nostra natura cosmica, troppo spesso dimenticata o rimossa nella frenesia quotidiana.

 

Il rifugio del sogno e dell'ascolto

La poesia si snoda poi verso chi conserva la capacità di sognare e ascoltare. Il "sole e la Luna" diventano custodi simbolici capaci di vegliare sulle sciagure e nutrire le speranze "che nascono dal buio". Particolarmente intensa è l'immagine di chi "ostinatamente ascolta il respiro del mare", trasformando la natura esterna in "moti dell'anima": un atto di resistenza poetica contro la superficialità.

 

Ironia, provocazione e risveglio della consapevolezza

Nel passaggio centrale e nella chiusura emerge il tratto più tagliente dell'autore. Con un'ironia amara, il beneaugurio del "buon respiro cosmico" e della "buona vita" viene indirizzato proprio a chi si ostina a "guardare il dito" senza scorgere le stelle, a chi "non sa di vivere" o "ignora se stesso". È una critica aperta all'appiattimento dell'esistenza, all'ipocrisia dell'egocentrismo e alla perdita della sensibilità poetica.

 

La bellezza come "antidoto"

Nei versi finali risiede il nucleo morale del componimento: la bellezza viene proclamata come l'unico vero "antidoto all'ignavia" e a quella "inconsapevole tristezza" che deriva dal vegetare nel buio e nel vuoto spirituale.

 

In definitiva, "Buona vita!" non è una semplice formula di cortesia, ma un congedo potente, un appello accorato affinché il lettore riscopra la poesia del vivere, la partecipazione attiva e il contatto con l'infinito.

  

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