LA MISURA 33: BLOOM chiede la demolizione delle imbarcazioni di lunghezza superiore ai 33 metri per porre fine ai danni causati dalla pesca su larga scala
LA MISURA 33: BLOOM chiede la demolizione delle imbarcazioni di lunghezza superiore ai 33 metri per porre fine ai danni causati dalla pesca su larga scala
Parigi, 29 settembre
Nel momento in cui l’Unione europea si appresta a votare il proprio bilancio per i prossimi sette anni, BLOOM lancia oggi una campagna senza precedenti per ottenere la demolizione del segmento della flotta europea che rappresenta l’1% del numero d’imbarcazioni ma è responsabile della maggior parte dei danni inflitti all’oceano e al settore della pesca: le navi di lunghezza superiore ai 33 metri. Questa «Lunghezza Massima Tollerabile», proposta per la prima volta al mondo ai decisori politici, è stata identificata scientificamente incrociando diversi parametri, in particolare quello della distanza delle attività di pesca rispetto ai porti di registrazione delle flotte. Le navi mega-industriali si oltre 33 metri operano infatti in media a una distanza di 4.000 km dal loro porto di registrazione e utilizzano per l’84% attrezzi da pesca ad alto impatto ambientale come lo strascico.
La campagna di BLOOM si basa su due pubblicazioni esclusive: un rapporto scientifico intitolato «33 metri. La lunghezza massima tollerabile», e un libro in uscita il 30 settembre per la casa editrice Les Liens qui Libèrent intitolato «Reprendre La mer » (Riprendere il mare) firmato dalla fondatrice di BLOOM Claire Nouvian, dal filosofo Baptiste Morizot e dall’esperto mondiale di pesca e oceani, il professor Daniel Pauly.
BLOOM chiede lo smantellamento delle 638 navi europee di oltre 33 metri che distruggono non solo l’oceano, ma anche il 99% dei pescatori e la democrazia, a causa di una potente attività di lobbying contraria all’interesse generale. Una nave su sette in questo segmento dell’1% di colossi mega-industriali è coinvolta in casi di frode, pesca illegale o corruzione. Lo studio di BLOOM ricorda che senza i sussidi pubblici da cui le flotte mega-industriali dipendono strutturalmente, i danni cesserebbero immediatamente.
Le richieste di BLOOM che opera per la salvaguardia dell’oceano e la sopravvivenza del settore della pesca in Europa sono state presentate sotto forma di emendamenti nell’ambito della riforma del bilancio da diversi deputati, tra cui i francesi David Cormand (I Verdi) ed Emma Fourreau (La Sinistra), membri del Parlamento europeo.
Il trimestre che ci attende è decisivo e costituisce senza dubbio una delle ultime occasioni per salvare ciò che resta della pesca e degli ecosistemi marini europei. Infatti, a Bruxelles sono iniziati i negoziati sul prossimo «quadro finanziario pluriennale» (QFP) e, per il periodo 2028-2034, al settore della pesca potrebbero essere destinati tra i 3,5 e i 7 miliardi di euro.
È alla luce di questa fondamentale riforma di bilancio che BLOOM ha approfondito la spinosa questione della soglia di tolleranza che la società dovrebbe adottare nei confronti delle attività distruttive, in particolare quelle che hanno un impatto sulla vita e sulle risorse naturali. I ricercatori di BLOOM hanno individuato il punto a partire dal quale il gigantismo, finanziato e incoraggiato dall’Unione europea, distrugge più ricchezze sociali, biologiche ed economiche di quante ne produca, introducendo così il nuovo concetto di «lunghezza massima tollerabile» (LMT) per l’oceano. Tale LMT è stata fissata a 33 metri. Oltre i 33 metri, le navi concentrano le pratiche più distruttive: l’84% utilizza e attrezzi da traino (reti a strascico o sciabiche) e trascorre il 50% del proprio tempo di pesca al di fuori delle acque europee, a una distanza media di 4.000 km. Queste mega-navi rappresentano tuttavia solo l’1% della flotta, ovvero 638 navi a livello dell’UE, e sono quelle che assorbono la maggior parte dei sussidi pur catturando la metà del pescato.
Di fronte a queste navi-fabbrica, la sfida è triplice: porre fine al finanziamento di un modello in perdita, preservare i posti di lavoro e garantire la nostra sovranità alimentare. La questione non è solo quella, fondamentale, di proteggere l’oceano, ma anche di preservare le condizioni stesse dell’esistenza della pesca: dal 2017, la pesca europea ha perso il 25% dei suoi posti di lavoro a tempo pieno, mentre la piccola pesca artigianale crea fino a 4 volte più valore aggiunto rispetto alle navi più grandi e 10 volte più posti di lavoro per tonnellata di pesce sbarcato.
Come sottolineano i tre autori del libro «Reprendre La mer»: «Proponiamo di utilizzare per una volta a buon fine il denaro pubblico degli europei per finanziare lo smantellamento delle navi di lunghezza pari o superiore a trentatré metri. Invece di pagare ogni anno per una flotta titanica che trascina un intero settore nel suo naufragio».
EL RAPPORTO LA MISURA 33
Non esiti a contattarmi qualora desiderasse discutere i risultati, chiarire qualsiasi aspetto della ricerca o organizzare un’intervista con un portavoce di BLOOM o con uno degli autori del rapporto.
Pubblicato da Maria Pellino
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