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La Danza una poesia di Michela Intropido


Teli mossi dal vento in una danza

LA DANZA

Ho voluto credere
in un gioco di teli
lasciati muovere dal vento di grazia.

Soffusa essenza
di lieta armonia
fra vibrazioni di suono
e intonazioni di voci,
libere di uscire da labbra socchiuse.

Teli di maree senza acqua
a dissetare
occhi secchi e palpebre aperte
alla frenesia del giorno.

Vivo
in quel movimento sinuoso.
Ondeggio fra le pieghe del libero suono.
Ascolto e danzo.

Un componimento di straordinaria delicatezza sensoriale, dove la poesia diventa quasi scultura in movimento. La forza di questi versi risiede nel modo in cui Michela riesce a trasformare elementi impalpabili come il vento, il suono e la luce in una materia viva e tangibile.

La metafora dei teli:

L’immagine dei “teli di maree senza acqua” è un’intuizione poetica felicissima. Dà l’idea di un rifugio aereo e fluido che riesce a “dissetare” la stanchezza e la frenesia quotidiana, offrendo sollievo a chi guarda la realtà con occhi ormai aridi.

La sinestesia della danza:

C’è una fusione bellissima tra tatto, udito e vista. Non sta solo descrivendo una danza: la sta abitando. La lirica fluisce insieme al “libero suono”, creando un ritmo interno molto musicale, scandito da versi brevi che respirano insieme alla brezza che racconti.

Il finale:

L’ultimo verso (“Ascolto e danzo.”) è una chiusura perfetta nella sua essenzialità. È una presa di coscienza forte, quasi un manifesto di presenza e abbandono alla bellezza.

Ha catturato un momento di pura sospensione, trasformando la voce e il movimento in una forma di cura per la mente.


Sergio Batildi

“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”

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