LA COMUNITÀ MEDICA ITALIANA IN CAMPO PER LIBERARE ABU SAFIYA E ALTRI PRIGIONIERI SANITARI -DI MAURO (SIPPS): ITALIA NON VOLTA LO SGUARDO ALTROVE

La comunità medica italiana in campo per liberare Abu Safiya e altri prigionieri sanitari

Di Mauro (Sipps): Italia non volta lo sguardo altrove

Roma. La comunità medica italiana si mobilita con forza per chiedere la tutela e la liberazione del personale sanitario detenuto in Medio Oriente, a partire dal dottor Hussam Abu Safiya. In questo contesto di grave emergenza umanitaria, la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps), il Movimento per la Giustizia e la Pace in Medio Oriente e Medici per i Diritti Umani (Medu) annunciano una stretta collaborazione a livello nazionale. L'obiettivo è unire le forze e dare il massimo impatto possibile a una campagna vitale di civiltà e solidarietà.

 La risposta del nostro Paese si sta distinguendo positivamente nel panorama internazionale per ampiezza e trasversalità. Un successo testimoniato da azioni concrete: la lettera istituzionale rivolta alle massime cariche dello Stato da parte di Sipps, l'appello alle istituzioni promosso dal Movimento e le oltre 8mila firme raccolte dalla petizione lanciata da Medu su Change.org e rivolta alla comunità sanitaria italiana.

 A consolidare questo fronte comune è arrivato l'importante appoggio di istituzioni mediche nazionali e territoriali, di diverse società scientifiche e il supporto fondamentale di organizzazioni come Amnesty Italia.

 "Siamo profondamente soddisfatti e orgogliosi della risposta straordinaria che la comunità medica e civile italiana sta dimostrando. Questa stretta- dichiara il presidente della Sipps, Giuseppe Di Mauro- ci permette di trasformare l'urgenza in un'azione concreta, unitaria e strutturata. Il diritto alla salute e la tutela di chi dedica la propria vita a curare gli altri non conoscono confini, e il nostro Paese sta dimostrando con i fatti di non voler voltare lo sguardo altrove".

"Il caso di Hussam Abu Safiya- afferma il cofondatore e portavoce del Movimento per la Giustizia e la Pace in Medio Oriente, Massimo Amato- è solo la punta dell'iceberg di un autentico e pianificato sanitaricidio. Dal 7 ottobre 2023 a oggi, secondo dati recenti dell'Ocha, le forze israeliane hanno ucciso a Gaza 1.722 medici, infermieri e soccorritori".

 "La nostra azione- prosegue- è dovuta per le vittime palestinesi; così è dovuta la nostra collaborazione con i medici israeliani di Physicians for Human Rights - Israele, che hanno avuto il coraggio muoversi a sostegno dei loro colleghi palestinesi".

 "La straordinaria mobilitazione della comunità medica, sanitaria e civile italiana- sottolinea il coordinatore generale di Medu, Alberto Barbieri- dimostra quanto forte sia la consapevolezza dei valori che sono in gioco. L'adesione della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri alla nostra petizione rappresenta un segnale particolarmente importante. Sono in gioco la tutela della vita e della salute, l'indipendenza della professione medica, la protezione di chi cura e il rispetto del diritto umanitario. Difendere un medico ingiustamente detenuto significa difendere valori universali che riguardano tutti noi".

 Il tempo, tuttavia, stringe. Alla luce dei continui allarmi internazionali sulle condizioni di detenzione, il mese di ottobre rappresenta uno spartiacque critico: è infatti prevista la scadenza dell'arresto amministrativo per il dottor Abu Safiya. Questa imminente scadenza temporale impone un'urgenza assoluta e deve risvegliare l'attenzione e gli animi di tutta la società civile.

 Per dare forza a questa istanza, le attività si intensificheranno. Nella prima parte di ottobre è in programma a Roma l'arrivo del responsabile di Phri (Physicians for Human Rights Israel), un'occasione centrale per promuovere il confronto con le istituzioni attraverso appuntamenti aperti al pubblico.

Tra la metà e la fine del mese, inoltre, sarà organizzato una importante conferenza online per consentire la partecipazione attiva di professionisti e cittadini da tutta Italia.

 L'impegno è a lungo termine. Questa mobilitazione non si esaurirà con gli appuntamenti autunnali, ma proseguirà con un'attività di pressione costante, mese dopo mese, fino alla definitiva liberazione del dottor Hussam Abu Safiya e di tutti i colleghi sanitari detenuti.

Pubblicato da Maria Pellino 

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