“Io sarò la fessura” di Maria Cristina Sabella: quando la luce nasce dentro di noi


Ci sono poesie che raccontano il dolore e altre che tentano di attraversarlo. “Io sarò la fessura” di Maria Cristina Sabella appartiene alla seconda categoria: parte da una stanza buia, da una promessa custodita nell’innocenza e da una fiamma sul punto di spegnersi, per arrivare alla scoperta di una forza interiore capace di aprire un passaggio verso la vita.

Pier Carlo Lava

La poesia comincia nel silenzio di un ricordo lontano:

“Nessuno l’ha sentita,
quella promessa mia,
nascosta tra le trecce
della mia innocenza.”

Sono versi delicati, nei quali l’immagine delle trecce richiama immediatamente l’infanzia, la vulnerabilità e una promessa formulata quando non si possedevano ancora le parole necessarie per comunicarla agli altri. È una promessa “piccola e segreta”, senza testimoni, affidata soltanto al buio di una stanza. Fin dall’inizio, quindi, il componimento costruisce uno spazio intimo nel quale convivono paura, solitudine e desiderio di resistere.

La stanza chiusa non è semplicemente un ambiente fisico: diventa la rappresentazione di una condizione interiore. È il luogo nel quale ci si sente imprigionati, invisibili e incapaci di immaginare una via d’uscita. Anche la fiamma che si piega e il giorno che sembra morire evocano un momento di smarrimento profondo, forse la fine di una certezza o il dolore provocato da un’esperienza difficile.

Eppure, proprio quando tutto sembra destinato a spegnersi, qualcosa si risveglia:

“ma qualcosa dentro me
non voleva più dormire.”

È qui che la poesia cambia lentamente direzione. La voce narrante comprende che dentro l’anima continua a vivere una luce che non chiede permesso e non è più disposta ad aspettare. La rinascita non arriva dall’esterno e non dipende dall’intervento di qualcun altro: nasce dalla consapevolezza di poter diventare protagonisti della propria salvezza.

Il passaggio più intenso e memorabile è racchiuso nei versi:

“E se il buio resta,
io non avrò paura.
Sarò io,
sarò io la fessura.”

La fessura è un’immagine poetica originale e potentissima. Generalmente aspettiamo che una porta venga aperta o che qualcuno faccia entrare la luce. Maria Cristina Sabella capovolge questa prospettiva: la persona non attende più una via d’uscita, ma decide di diventare essa stessa il varco attraverso il quale la luce potrà passare.

Non viene negata l’esistenza del buio. La poetessa non promette che il dolore scomparirà e nemmeno che ogni ferita potrà essere cancellata. Afferma qualcosa di più autentico: anche se l’oscurità dovesse rimanere, non sarà più capace di dominare completamente l’esistenza. È possibile convivere con ciò che è accaduto senza permettergli di distruggere il futuro.

Le persiane che tagliano il pavimento con “lame di chiarore” rendono visibile questo processo. La luce non invade improvvisamente la stanza: entra attraverso aperture sottili, quasi timidamente. Sono piccoli segni di speranza, sufficienti però a interrompere il nero e a mostrare che nessuna oscurità è veramente assoluta.

Anche il verso “la fine non finiva” possiede una particolare efficacia. Il gioco di parole esprime una verità esistenziale: ciò che percepiamo come una conclusione può trasformarsi nell’inizio di una diversa consapevolezza. La fine diventa “un altro modo per tornare viva”, non perché il passato venga dimenticato, ma perché finalmente viene attraversato e trasformato.

Dal punto di vista stilistico, la poesia utilizza un linguaggio semplice, immediato e fortemente simbolico. Le immagini della stanza, della fiamma, delle persiane e della fessura appartengono alla quotidianità, ma vengono caricate di significati psicologici. I versi brevi e le ripetizioni conferiscono al testo un ritmo crescente, quasi musicale, che lo rende particolarmente adatto a essere recitato o trasformato in canzone.

La ripetizione di “Sarò io” segna il momento decisivo del componimento. Non è soltanto un’affermazione, ma una presa di responsabilità nei confronti della propria vita. La bambina che affidava al buio una promessa segreta è diventata una donna consapevole della propria forza. Il cammino procede così dalla paura al coraggio, dal silenzio alla parola e dall’attesa alla scelta.

“Io sarò la fessura” è, in definitiva, una poesia di rinascita. Maria Cristina Sabella non descrive una luce ricevuta passivamente, ma una luce conquistata attraverso la sofferenza e la conoscenza di sé. Il messaggio è intenso e universale: quando nessuno apre una porta e il buio sembra non avere fine, possiamo ancora scegliere di diventare noi stessi quella piccola apertura attraverso la quale ricominciare a vivere.

Il video “Maria Cristina Sabella – Io sarò la fessura” è pubblicato sul canale YouTube Noi Qui.

Attribuzione dell’opera:
Titolo: Io sarò la fessura
Autrice: Maria Cristina Sabella
Canale: Noi Qui
Licenza dichiarata: Creative Commons Attribuzione – CC BY

La licenza Creative Commons Attribuzione consente il riutilizzo dell’opera nel rispetto delle relative condizioni, richiedendo di indicare titolo, autore, fonte e licenza.

Alessandria, Piemonte, Italia

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Fonte dell’opera:
Io sarò la fessura di Maria Cristina Sabella, video pubblicato sul canale YouTube Noi Qui:

Licenza: Creative Commons Attribuzione – CC BY (riutilizzo consentito con indicazione dell’autrice, del titolo, della fonte e della licenza):

Nota: Questo articolo è stato elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale e successivamente verificato, integrato e revisionato dall’autore.


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