| Inflazione in accelerazione a settembre: energia, gas e spesa alimentare pesano sui bilanci delle famiglie. |
L’inflazione torna a correre in Italia e lo fa con un’accelerazione che merita attenzione, soprattutto perché arriva alla vigilia dei mesi più freddi, quando i consumi energetici delle famiglie tendono ad aumentare. A settembre 2026, secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,7% rispetto ad agosto e del 4,2% rispetto a un anno prima, dopo il +3,3% del mese precedente. Dietro questa impennata c’è soprattutto il nuovo aumento dei prezzi dell’energia, ma qualche segnale di tensione arriva anche dai prodotti alimentari. Per le famiglie il problema non è soltanto il numero dell’inflazione: è capire quanto questa nuova fiammata finirà per incidere concretamente su bollette, carburanti, spesa quotidiana e potere d’acquisto.
Pier Carlo Lava
Energia protagonista della nuova accelerazione
Il dato più evidente riguarda proprio i beni energetici, i cui prezzi risultano in forte crescita su base annua. Secondo le stime diffuse dall’Istat, l’aumento complessivo raggiunge il 22,3%. Gli energetici regolamentati accelerano dal +18,6% di agosto al +25,9%, mentre quelli non regolamentati passano dal +17% al +22,2%.
È questo uno degli elementi che spiegano il salto dell’inflazione generale dal 3,3% al 4,2% in appena un mese. Una dinamica particolarmente delicata perché il prezzo dell’energia non riguarda soltanto ciò che una famiglia paga direttamente per elettricità, gas e carburanti. L’energia entra infatti nei costi di produzione e distribuzione di moltissimi beni: serve alle industrie, ai negozi, ai trasporti, alla logistica e alla conservazione degli alimenti. Se i rincari persistono, una parte di questi maggiori costi può progressivamente trasferirsi sui prezzi finali.
Non significa che ogni aumento energetico venga automaticamente scaricato sui consumatori. Molto dipende dalla durata dello shock, dalla concorrenza tra imprese, dai margini delle aziende e dall’andamento della domanda. È però un fattore da seguire con attenzione nei prossimi mesi.
Anche la spesa alimentare comincia a pesare di più
Accanto all’energia emerge un altro dato particolarmente sensibile per le famiglie: quello degli alimentari non lavorati, che accelerano dal +3,8% al +5,5% su base annua.
Aumentano inoltre più rapidamente i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza, che passano dal +4,3% al +5,3%. Ed è proprio qui che la statistica incontra la vita quotidiana. Un incremento concentrato sui beni comprati frequentemente può essere percepito molto più intensamente dalle famiglie rispetto a rincari analoghi che interessano prodotti acquistati soltanto occasionalmente.
Per questo il dato generale dell’inflazione non racconta necessariamente allo stesso modo l’esperienza di ogni nucleo familiare. Chi destina una quota maggiore del proprio reddito a energia, alimentazione, trasporti e beni essenzialipuò avvertire il caro vita in misura particolarmente significativa.
Il 4,2% va però interpretato correttamente
C’è un elemento importante che impedisce di leggere questi numeri come un aumento generalizzato e uniforme dei prezzi in tutta l’economia. L’inflazione di fondo, calcolata escludendo gli energetici e gli alimentari freschi, si mantiene infatti intorno all’1,7%.
La distanza fra il 4,2% dell’indice complessivo e l’1,7% dell’inflazione di fondo suggerisce che, almeno in questa fase, la forte accelerazione sia dovuta in misura rilevante alle componenti più volatili, in particolare all’energia.
È una distinzione fondamentale. Se i rincari energetici dovessero attenuarsi rapidamente, anche l’inflazione generale potrebbe ridimensionarsi. Uno scenario diverso si avrebbe invece se l’aumento dell’energia persistesse abbastanza a lungo da propagarsi in maniera significativa ai costi di produzione, ai servizi e agli altri beni.
Anche i dati dei prezzi alla produzione dell’industria meritano quindi attenzione. Ad agosto l’Istat aveva rilevato una crescita del 10,9% su base annua, con un incremento ancora superiore sul mercato interno. Per la fornitura di energia elettrica e gas l’aumento risultava particolarmente marcato.
Famiglie davanti a un autunno da osservare con attenzione
Il vero interrogativo riguarda dunque ciò che accadrà tra autunno e inverno. Le famiglie italiane arrivano da anni nei quali pandemia, crisi energetica e tensioni internazionali hanno modificato profondamente prezzi e abitudini di consumo. Una nuova fase di rincari dell’energia potrebbe tornare a comprimere il potere d’acquisto, soprattutto per i nuclei con redditi medio-bassi.
Sarà quindi necessario osservare non soltanto il dato generale dell’inflazione, ma soprattutto l’andamento di gas, elettricità, carburanti, alimentari e beni acquistati quotidianamente.
Il 4,2% di settembre rappresenta un segnale importante, ma non permette ancora di stabilire da solo quale sarà la traiettoria dei prossimi mesi. Molto dipenderà dalla durata delle tensioni energetiche e dalla loro eventuale trasmissione al resto dell’economia.
Una cosa, tuttavia, appare già evidente: dopo una fase nella quale sembrava essere tornata sotto maggiore controllo, l’inflazione torna prepotentemente al centro dell’attenzione delle famiglie italiane.
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