Il Ponte Vecchio di Lucio Zaniboni: tra memoria lecchese, echi manzoniani e passioni senza tempo- Recensione di Ada Rizzo
La letteratura ha reso immortali alcuni luoghi geografici che, nell’esperienza di ciascuno di noi, finiscono per caricarsi di significati intimi, vissuti, quasi sacri. È il caso del celebre Ponte Azzone Visconti a Lecco, per tutti il “Ponte Vecchio”, storico “varco” trecentesco in cui il Lario si fa di nuovo fiume Adda, reso celebre dalle pagine d'apertura de I Promessi Sposi.
In questa intensa poesia del poeta lecchese Lucio Zaniboni, la grande storia e il paesaggio manzoniano diventano il fondale di una vicenda personale vibrante e dolorosa: un amore clandestino, consumato nel fuoco della passione e pagato a caro prezzo. Zaniboni si rivolge direttamente ad Alessandro Manzoni, trasformando quel confine geografico in una soglia dell'anima, in un confine tra il dovere e il desiderio.
Di seguito, proponiamo ai lettori di Alessandria Post il testo integrale del componimento, seguito da una nostra riflessione critica e da un profilo dell'autore.
Il Ponte Vecchio
di Lucio Zaniboni
Sì, Alessandro, il Ponte Vecchio,
quel ponte che nel Trecento,
fece costruire Azzone Visconti,
munendolo di spingarde e bombarde
e che per te, pare segni il punto,
ove il lago cessa e l'Adda ricomincia,
per me, era il traguardo dell'amore.
Io lo varcavo, col cuore in gola.
Mi aspettava col motore acceso,
trepidando salivo e partivamo.
Era un amore clandestino,
entrambi legati da promesse,
timorosi che qualcuno si accorgesse
che la notizia trapelando, dilagasse.
Come Paolo e Francesca, colpevoli,
consapevoli di un duplice tradimento,
nel gorgo di un incendio, così violento,
da non lasciar spazio alla radura.
Sparito il tempo, non c'eran più le ore,
tutto sospeso, in attesa di quel ponte.
Gli incendi alzano al cielo fumo,
oltre le fiamme;
non fu quel fumo a palesarci,
ma il nostro mutare pelle.
Così rivoluzionammo più vite,
in una tempesta in cui, infuriato,
il mare alzava creste, a muraglioni.
Giorni passati a rabberciare situazioni,
cuori e sentimenti calpestati.
Gli incendi, si sa lasciano poco
le macerie si raffreddano,
così l'amore.
A volte mirando il lago e il ponte,
penso:
"Aveva ragione Alessandro Manzoni".
Nota di lettura e analisi del testo
Lucio Zaniboni costruisce una poesia dall'impronta fortemente narrativa e confessionale, dove la geografia reale e la grande letteratura si intrecciano con la memoria personale.
Il dialogo col "Gigante" (Alessandro Manzoni)
La poesia si apre con una coordinata storico-letteraria immediata («Sì, Alessandro...»). Il poeta si rivolge direttamente a Manzoni, citando l'incipit del primo capitolo de I Promessi Sposi e il legame geografico con il Ponte Azzone Visconti a Lecco. Tuttavia, c'è un ribaltamento prospettico immediato: laddove per Manzoni quel ponte era un confine geografico e descrittivo («ove il lago cessa e l'Adda ricomincia»), per il poeta era una soglia emotiva, la porta d'accesso a un amore clandestino.
La modernità nel mito classico
Il contrasto stilistico è efficace: l'evocazione storica del Trecento visconteo e dei riferimenti danteschi si scontra con immagini del Novecento e della contemporaneità estremamente concrete e cinematiche («Mi aspettava col motore acceso / trepidando salivo e partivamo»). Questo stacco temporale rende il ricordo ancora più vivo e palpabile.
Il richiamo dantesco e la metafora del fuoco
Il riferimento a Paolo e Francesca (Inferno V) chiarisce la natura della colpa e della passione: un amore incontrollabile che travolge i vincoli preesistenti. La passione viene descritta come un incendio:
Un fuoco che sospende il tempo e annulla la realtà esterna.
L'inevitabilità del disvelamento: non è stato il "fumo" (i pettegolezzi) a tradirli, ma il loro stesso «mutare pelle», la trasformazione interiore che un amore così grande porta inevitabilmente con sé.
Le conseguenze e la tempesta
Nella seconda parte, il tono si fa più cupo e maturo. Non c'è solo l'idealizzazione del momento romantico, ma la consapevolezza delle macerie: le vite "rivoluzionate", i sentimenti calpestati e il faticoso tentativo di «rabberciare situazioni». C me c'è una grande onestà nell'ammettere che, alla fine, anche gli incendi più violenti si spengono e si raffreddano.
La chiusa ad anello
Il finale si ricongiunge con l'inizio. Il poeta torna a guardare il lago e il ponte, concludendo con una presa di coscienza malinconica: «Aveva ragione Alessandro Manzoni».
Questa chiusa lascia una suggestiva ambiguità al lettore: a cosa aveva ragione Manzoni? Alla visione della vita come un travaglio in cui le passioni umane sono precarie? Alla forza del "guazzabuglio del cuore umano"? O semplicemente al fatto che le vicende degli uomini passano, mentre il paesaggio, il fiume e il ponte restano immutabili a testimoniare il tempo che scorre?
Profilo dell'autore
Lucio Zaniboni, nato a Modena ma lecchese d'adozione, è un poeta, scrittore e docente. Ha dedicato gran parte della sua vita all'insegnamento e alla promozione della cultura.
La poetica ed etica della parola: La critica individua nella sua opera un rigoroso equilibrio etico ed estetico. Zaniboni si colloca distante dagli estremi del consumismo e delle mode passeggere: rifiuta sia la ripetizione stanca degli artifici classici sia le bizzarrie sperimentali effimere. La sua poesia è vissuta come una vera e propria "missione di salvezza", fondata su salde radici classiche e su un limpido rigore morale che si oppone al narcisismo, all'egoismo e alla banale superficialità della società contemporanea.
Riconoscimenti: È stato segnalato al prestigioso Premio Internazionale Montale e ha vinto per due volte il Premio della Cultura conferito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, oltre a numerosi concorsi nazionali dedicati sia a opere edite che inedite.
Contributi critici: Ha curato antologie dedicate alla poesia contemporanea ed è presente in volumi di rilievo internazionale (tra cui Poeti Latini tradotti da Scrittori Italiani Contemporanei, Bompiani 1993, e l' Antologia Mundial curata da Fernando Sabido Sánchez). La sua figura è stata anche oggetto di tesi di laurea universitarie.
Attraverso un linguaggio misurato, capace di posare lo sguardo sia sui dettagli impercettibili del quotidiano sia sui misteri più ampi dell'esistenza, Lucio Zaniboni si attesta come uno dei punti di riferimento più nitidi della poesia contemporanea.
.jpg)
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post