| Il Pronto Soccorso del Presidio Civile di Alessandria, dove sono attivi dispositivi DECT, videosorveglianza e sistemi di allerta rapida collegati alle Forze dell’Ordine. |
Gli episodi di violenza verbale e fisica verificatisi il 9 settembre al Pronto Soccorso del Presidio Civile confermano che la sicurezza degli operatori sanitari non può essere affidata soltanto all’inasprimento delle pene. Occorrono strumenti capaci di prevenire le situazioni più pericolose, riconoscerle tempestivamente e attivare in pochi secondi le Forze dell’Ordine. Alessandria ha avviato un percorso strutturato che unisce tecnologia, formazione, vigilanza e collaborazione istituzionale, ma quanto accaduto dimostra che il problema resta aperto e richiede un monitoraggio continuo.
Pier Carlo Lava
Il comunicato diffuso dall’IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria dopo le aggressioni non si limita a esprimere solidarietà a medici, infermieri e operatori coinvolti. Richiama una serie di interventi costruiti negli ultimi anni e riporta al centro dell’attenzione il progetto “Allarmi Aggressioni”, avviato nel Pronto Soccorso Civile per rendere più rapido ed efficace il collegamento con il Numero unico di emergenza 112, la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri.
Cosa sono i dispositivi DECT utilizzati ad Alessandria
I dispositivi DECT, spesso descritti semplicemente come telefoni cordless interni, possono essere integrati nella rete di comunicazione ospedaliera e impiegati anche come strumenti di sicurezza. Nel progetto alessandrino consentono al personale di trasmettere un allarme senza dover cercare un telefono fisso o spiegare da zero dove si sta verificando l’emergenza.
Quando l’allarme viene attivato, alla centrale operativa può comparire automaticamente la localizzazione dettagliata dell’evento, con l’indicazione del reparto o dell’area interessata. Questo permette di ridurre i passaggi intermedi e di indirizzare Polizia o Carabinieri nel punto esatto in cui è necessario intervenire.
Il progetto prevede inoltre dispositivi personali simili ai sistemi cosiddetti “uomo a terra”, capaci di far partire una segnalazione anche quando viene rilevato un accasciamento improvviso o un periodo anomalo di immobilità dell’operatore. A questi strumenti si affiancano le telecamere già presenti nel Pronto Soccorso e un sistema che può consentire alle Forze dell’Ordine di verificare rapidamente ciò che sta accadendo.
Non si tratta, quindi, di un semplice pulsante antipanico, ma di una rete coordinata di comunicazione, localizzazione e videosorveglianza. Il progetto era stato avviato nel giugno 2025 e prevedeva una successiva estensione alla Psichiatria, al Poliambulatorio Gardella, al Poliambulatorio Santa Caterina e al Pronto Soccorso Pediatrico.
Un protocollo che parte dal 2023
Il sistema tecnologico rappresenta una delle applicazioni concrete del Protocollo d’intesa per la prevenzione e il contrasto degli atti di violenza e delle aggressioni contro gli esercenti le professioni sanitarie, sottoscritto nel febbraio 2023 dal Prefetto di Alessandria, dal direttore generale dell’Azienda Ospedaliera, dal Questore e dai comandanti provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.
Secondo la documentazione ufficiale, Alessandria è stata la prima realtà piemontese ad adottare un protocollo di questo tipo. L’accordo aveva già previsto sistemi di teleallarme e vigilanza nel Pronto Soccorso, insieme a misure specifiche per ridurre i rischi collegati alla gestione di persone con patologie psichiatriche o in grave stato di agitazione.
A partire dal 1° marzo 2026 è stato inoltre potenziato il servizio di sorveglianza interna, con una copertura continuativa nelle 24 ore al Presidio Civile e al Presidio Infantile e interventi anche al Poliambulatorio Gardella nella fascia mattutina maggiormente interessata dall’afflusso degli utenti.
Ad Alessandria 191 aggressioni in tre anni
I numeri aiutano a comprendere le dimensioni del problema. Nell’IRCCS AOU AL sono state segnalate 191 aggressioni verbali o fisiche in tre anni:
- 54 episodi nel 2023;
- 72 nel 2024;
- 65 nel 2025.
Le aggressioni hanno provocato complessivamente 19 infortuni sul lavoro e determinato 160 giornate lavorative perse. Tra il 2024 e il 2025 sono state inoltre presentate sei richieste di sostegno psicologico da parte di dipendenti coinvolti.
Il passaggio da 72 segnalazioni nel 2024 a 65 nel 2025 corrisponde a una diminuzione di circa il 9,7%. È un segnale incoraggiante, ma non ancora sufficiente per parlare di una tendenza consolidata: i dati possono essere influenzati anche dalla propensione degli operatori a denunciare insulti, minacce e violenze che in passato rischiavano di essere considerate una conseguenza inevitabile del lavoro.
Un ruolo centrale è stato assegnato anche alla formazione. Tra il 2023 e l’inizio del 2026 il corso aziendale su stress lavoro-correlato e aggressioni è stato organizzato in 53 edizioni, coinvolgendo 1.408 partecipanti per complessive 5.632 ore. È stato inoltre previsto un modulo sulla tutela legale del personale.
In Italia quasi 18 mila aggressioni nel 2025
La situazione di Alessandria si inserisce in un’emergenza nazionale. Secondo la relazione dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie, nel 2025 sono state segnalate in Italia quasi 18 mila aggressioni, che hanno coinvolto 23.367 operatori.
Gli episodi risultano leggermente inferiori ai 18.392 del 2024, ma è aumentato il numero complessivo delle persone aggredite, passato da circa 22 mila a più di 23 mila.
Il 69% delle aggressioni è verbale, il 25% fisico e il restante 6% riguarda danneggiamenti. Le vittime sono soprattutto donne, con percentuali superiori al 60% nella maggior parte delle Regioni. La categoria maggiormente colpita è quella degli infermieri, con il 55% dei casi, seguita dai medici con il 16% e dagli operatori sociosanitari con l’11%.
Gli ambienti maggiormente esposti sono proprio i Pronto Soccorso, insieme ai Servizi psichiatrici di diagnosi e cura e ai reparti di degenza.
Pene più severe, ma la repressione non basta
Sul piano legislativo, il decreto-legge 137 del 2024, successivamente convertito nella legge 171 del 18 novembre 2024, ha rafforzato le conseguenze penali per le aggressioni e per il danneggiamento di strutture e attrezzature sanitarie.
La normativa ha introdotto l’arresto obbligatorio in flagranza per alcuni reati commessi contro il personale sanitario e ha previsto la possibilità della cosiddetta flagranza differita: quando non sia possibile intervenire immediatamente senza mettere in pericolo le persone o interrompere un servizio sanitario essenziale, l’autore può essere individuato attraverso immagini e registrazioni legittimamente acquisite e arrestato entro i termini stabiliti dalla legge.
Le pene più severe rappresentano un deterrente importante, ma intervengono prevalentemente quando la violenza si è già manifestata. La prevenzione richiede invece locali adeguati, personale sufficiente, comunicazioni trasparenti sui tempi di attesa, vigilanza, formazione per affrontare le situazioni di tensione e strumenti capaci di chiedere aiuto rapidamente.
La nuova Raccomandazione ministeriale n. 8 indica proprio l’impiego di pulsanti antipanico, allarmi portatili, videosorveglianza continuativa, eventuali metal detector e dispositivi audio-video per il personale maggiormente esposto. Suggerisce inoltre di ridurre i fattori di stress attraverso spazi di attesa più accoglienti e sistemi che informino pazienti e familiari sul sovraffollamento e sui tempi necessari. Le iniziative realizzate ad Alessandria risultano quindi coerenti con un indirizzo nazionale, anche se non esiste ancora un unico sistema tecnologico applicato nello stesso modo in tutti gli ospedali italiani.
La sicurezza degli operatori tutela anche i pazienti
Dietro ogni aggressione non ci sono soltanto una vittima e un responsabile. Ci sono un medico o un infermiere temporaneamente sottratti all’assistenza, colleghi costretti a interrompere il proprio lavoro, altri pazienti che rischiano ritardi e un’intera struttura sottoposta a ulteriore pressione.
È necessario distinguere il disagio, la paura e la comprensibile esasperazione di chi attende una risposta sanitaria dalla violenza, dalle minacce e dagli insulti. Le difficoltà dei Pronto Soccorso, il sovraffollamento e le lunghe attese devono essere affrontati dalle istituzioni, ma non possono mai diventare una giustificazione per aggredire chi sta lavorando per curare e assistere.
Il sistema realizzato ad Alessandria rappresenta una risposta concreta perché combina prevenzione, tecnologia, vigilanza, supporto psicologico e collaborazione con le Forze dell’Ordine. Gli episodi del 9 settembre ricordano, tuttavia, che nessun dispositivo può essere considerato risolutivo da solo. Servono verifiche periodiche sui tempi di attivazione degli allarmi, sull’effettiva copertura delle aree più esposte e sull’estensione del progetto agli altri reparti programmati.
Difendere chi cura significa difendere il diritto alla salute di tutti. E la sicurezza negli ospedali non deve diventare un tema soltanto il giorno successivo a un’aggressione.
Alessandria, Piemonte, Italia – Approfondimento sulle aggressioni nei Pronto Soccorso e sulle misure adottate dall’IRCCS AOU AL attraverso dispositivi DECT, videosorveglianza, formazione e collegamenti rapidi con le Forze dell’Ordine.
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