HIV, il virus continua a circolare: in Piemonte crescono le diagnosi e in Italia sei casi su dieci vengono scoperti tardi
| Prevenzione, diagnosi precoce e continuità della terapia antiretrovirale sono fondamentali per contrastare l’HIV e impedirne la trasmissione. |
Pier Carlo Lava
Aumentano davvero i contagi?
Occorre utilizzare le parole con precisione. Le statistiche rilevano le nuove diagnosi, non necessariamente infezioni contratte nello stesso anno: una persona può scoprire oggi un contagio avvenuto molti anni prima.
Gli ultimi dati nazionali consolidati disponibili, riferiti al 2024, indicano 2.379 nuove diagnosi di HIV, pari a 4 casi ogni 100.000 residenti. L’incidenza italiana è inferiore alla media dell’Europa occidentale, pari a 5,9 casi ogni 100.000 abitanti. Dopo la diminuzione registrata tra il 2012 e il 2020, le diagnosi sono aumentate dal 2021 al 2023 e si sono sostanzialmente stabilizzate nel 2024.
Il quadro piemontese mostra invece un incremento: 160 nuove diagnosi nel 2024 contro le 141 dell’anno precedente, circa il 13,5% in più. L’incidenza regionale è stata di 3,8 casi ogni 100.000 abitanti, con il valore più elevato nella fascia fra 35 e 44 anni.
L’allarme, quindi, non deriva da un’esplosione improvvisa dell’epidemia nazionale, ma dalla persistente circolazione del virus, dall’aumento osservato in alcuni territori e, soprattutto, dalla frequenza delle diagnosi tardive.
Qual è la differenza tra HIV e AIDS?
L’HIV, virus dell’immunodeficienza umana, colpisce principalmente i linfociti CD4, cellule fondamentali per coordinare le difese immunitarie. Una persona può vivere per molto tempo con l’infezione senza avvertire sintomi evidenti, continuando però a trasmettere il virus se non è in terapia efficace.
L’AIDS non è sinonimo di HIV: rappresenta lo stadio più avanzato dell’infezione, quando il sistema immunitario è gravemente indebolito e non riesce più a contrastare infezioni e alcune forme tumorali. Senza trattamento possono comparire polmoniti opportunistiche, tubercolosi, infezioni neurologiche, candidosi profonde, linfomi e altre patologie potenzialmente mortali.
Nel 2024 in Italia sono stati notificati 450 nuovi casi di AIDS. Il 40,3% delle persone con nuova diagnosi di HIV presentava meno di 200 linfociti CD4 per microlitro e il 59,9% ne aveva meno di 350: valori indicativi di una diagnosi molto o relativamente tardiva.
Diagnosticare tardi significa iniziare le cure quando il virus ha già provocato danni importanti, avere maggiori probabilità di sviluppare complicazioni e avere potuto trasmettere inconsapevolmente l’infezione ad altre persone.
Come si contrae l’HIV?
Nel 2024 l’87,6% delle nuove diagnosi italiane è stato attribuito alla trasmissione sessuale: il 46% a rapporti eterosessuali e il 41,6% a rapporti sessuali tra uomini. La trasmissione attraverso l’uso condiviso di strumenti per iniettare sostanze ha rappresentato una quota molto inferiore, pari al 3,8%.
Il virus può essere trasmesso attraverso sangue, sperma, liquido pre-eiaculatorio, secrezioni vaginali e rettali e latte materno. Le principali modalità sono:
- rapporti vaginali o anali senza preservativo, PrEP o altra protezione efficace;
- condivisione di aghi, siringhe o strumenti contaminati;
- utilizzo di strumenti non sterili per tatuaggi, piercing o procedure invasive;
- trasmissione dalla madre al bambino durante gravidanza, parto o allattamento, oggi fortemente riducibile mediante diagnosi e terapia;
- esposizioni professionali accidentali al sangue, molto rare e gestite con specifici protocolli.
Il rapporto anale non protetto presenta generalmente il rischio sessuale più elevato perché la mucosa rettale è particolarmente delicata. Il rischio attraverso il sesso orale è molto più basso, ma può aumentare in presenza di sangue, lesioni, ulcere o altre infezioni sessualmente trasmesse.
Come non si trasmette
L’HIV non si trasmette con abbracci, strette di mano, carezze, saliva, lacrime, sudore, tosse, starnuti o punture di zanzara. Non viene trasmesso condividendo bicchieri, posate, servizi igienici, piscine, palestre, mezzi pubblici o luoghi di lavoro.
Conoscere questi aspetti serve anche a combattere lo stigma, che continua a colpire le persone sieropositive e può allontanarle dal test, dai servizi sanitari e dalla terapia.
Perché il virus continua a circolare?
Non esiste una sola causa. Tra i fattori più importanti vi sono la diminuzione della percezione del rischio, l’uso discontinuo del preservativo, una conoscenza ancora insufficiente della PrEP, la mancanza di campagne educative continuative e la convinzione errata che l’HIV riguardi esclusivamente determinate categorie.
Il virus non seleziona le persone in base all’identità, all’orientamento sessuale o alla condizione sociale: il rischio dipende dalle modalità di esposizione e dalle misure preventive utilizzate.
A questo si aggiunge la natura spesso silenziosa dell’infezione. Una persona può sentirsi perfettamente bene per anni e non sapere di essere sieropositiva. L’ISS sottolinea che dal 2015 è in continuo aumento la proporzione delle diagnosi tardive; nel 2024 questa condizione ha riguardato circa due terzi degli eterosessuali e più della metà degli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini.
Come prevenire l’infezione
La prevenzione moderna si basa su più strumenti da utilizzare in relazione alla situazione personale.
Il preservativo, usato correttamente dall’inizio alla fine del rapporto, riduce fortemente il rischio di HIV e protegge anche da numerose altre infezioni sessualmente trasmesse. La pillola anticoncezionale, la spirale e il coito interrotto non proteggono dall’HIV.
La PrEP, profilassi pre-esposizione, consiste nell’assunzione di farmaci antiretrovirali da parte di persone HIV-negative esposte a un rischio significativo. Deve essere prescritta e controllata da un centro specialistico, con test periodici per HIV, altre infezioni sessualmente trasmesse e funzionalità renale. In Italia la PrEP è rimborsata dal Servizio sanitario nazionale per le indicazioni previste.
La PEP, profilassi post-esposizione, è invece un trattamento d’emergenza da valutare dopo un possibile contagio. Deve iniziare il prima possibile, preferibilmente entro 24 ore e comunque non oltre 72 ore, e viene generalmente assunta per 28 giorni. Dopo un rapporto o un’esposizione realmente a rischio non bisogna aspettare la comparsa di sintomi: occorre rivolgersi immediatamente a un pronto soccorso o a un reparto di malattie infettive.
Sono inoltre fondamentali l’uso esclusivo di aghi e strumenti sterili, i controlli durante la gravidanza e il test HIV dopo un comportamento a rischio. Il periodo finestra dipende dall’esame utilizzato: per i test combinati di quarta generazione è indicato in genere un periodo massimo di 40 giorni, mentre per quelli che cercano soltanto gli anticorpi può arrivare a 90 giorni.
Le terapie funzionano, ma la costanza è decisiva
Oggi l’HIV viene trattato con una combinazione di farmaci antiretrovirali, spesso riuniti in una sola compressa giornaliera; per alcuni pazienti sono disponibili anche terapie iniettive a lunga durata. Questi medicinali non eliminano definitivamente il virus dall’organismo, ma ne bloccano la moltiplicazione e permettono al sistema immunitario di recuperare.
Una persona diagnosticata precocemente, seguita regolarmente e curata in modo efficace può avere una vita lunga, attiva e con una buona qualità. La terapia deve però essere assunta con continuità, secondo le indicazioni dello specialista. Interruzioni autonome o assunzioni irregolari possono provocare la risalita della carica virale, la riduzione dei linfociti CD4 e, in alcuni casi, la comparsa di resistenze ai farmaci.
La costanza terapeutica produce anche un risultato fondamentale per la collettività. Quando la terapia mantiene stabilmente la carica virale a livelli non rilevabili, la persona non trasmette sessualmente l’HIV. È il principio scientifico indicato dalla formula U=U: Undetectable equals Untransmittable, cioè “non rilevabile uguale non trasmissibile”.
Il preservativo rimane comunque importante per prevenire le altre infezioni sessualmente trasmesse e le gravidanze indesiderate.
Informazione, test e cure contro una malattia ancora presente
L’HIV oggi può essere controllato, ma non deve essere sottovalutato. La priorità è riportare la prevenzione e l’educazione sessuale al centro dell’attenzione pubblica, rendere più semplice l’accesso ai test e superare paure e pregiudizi.
Il test non rappresenta un giudizio sulla vita privata di una persona: è uno strumento di tutela della propria salute e di quella altrui. Conoscere precocemente il proprio stato sierologico permette di iniziare subito la terapia, evitare l’evoluzione verso l’AIDS e interrompere la catena delle trasmissioni.
Per informazioni riservate è disponibile il Telefono Verde AIDS e Infezioni sessualmente trasmesse dell’Istituto Superiore di Sanità, 800 861061. In caso di esposizione avvenuta nelle ultime 72 ore, invece, è necessario rivolgersi senza ritardo a un servizio sanitario.
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Alessandria, Piemonte, Italia
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Nota sull’intelligenza artificiale: Articolo realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale, sulla base di fonti sanitarie e istituzionali verificate, e revisionato dal responsabile editoriale prima della pubblicazione.
Descrizione immagine: Immagine orizzontale realistica ambientata in uno studio medico. Un professionista sanitario mostra il fiocco rosso internazionale, mentre sul tavolo sono presenti una provetta per le analisi, un contenitore di medicinali e un profilattico, simboli del test, delle cure e della prevenzione.
Crediti: Immagine generata con intelligenza artificiale per Alessandria Post e Italia News Post.
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