Hamnet al cinema: il figlio dimenticato di Shakespeare rivive nel film di Chloé Zhao

Ricostruzione cinematografica di Agnes mentre abbraccia il figlio Hamnet, con William Shakespeare sullo sfondo nell’Inghilterra del XVI secolo.
Hamnet – Nel nome del figlio immagina il dolore della famiglia Shakespeare e il possibile legame emotivo tra la morte del giovane Hamnet e la nascita di Amleto.

Hamnet – Nel nome del figlio porta sul grande schermo una storia intima e dolorosa rimasta per secoli ai margini della biografia di William Shakespeare. La regista premio Oscar Chloé Zhao racconta la morte dell’unico figlio maschio del drammaturgo e immagina come quella tragedia familiare possa avere contribuito alla nascita di Amleto, una delle opere più celebri della letteratura mondiale.

Pier Carlo Lava

Uscito nelle sale italiane il 5 febbraio 2026, con la distribuzione di Universal Pictures, il film è tratto dall’omonimo romanzo di Maggie O’Farrell, pubblicato nel 2020 e accolto con grande favore dalla critica internazionale. La scrittrice ha collaborato direttamente con Chloé Zhao alla sceneggiatura, trasformando il proprio racconto in un’opera cinematografica intensa, visivamente suggestiva e profondamente legata ai temi della famiglia, della perdita e della creazione artistica.

Il film dura 125 minuti ed è interpretato da Jessie Buckley, nel ruolo di Agnes, moglie di Shakespeare, e da Paul Mescal, che veste i panni del giovane William. Nel cast figurano anche Jacobi Jupe, Emily Watson, Joe Alwyn, David Wilmot e Freya Hannan-Mills. 

La storia di Agnes e William Shakespeare

Il centro emotivo del film non è il grande autore celebrato nei libri di letteratura, ma la sua famiglia. William è ancora un giovane uomo quando incontra Agnes, una donna indipendente, intuitiva e profondamente legata alla natura. Tra i due nasce un amore capace di superare l’opposizione delle rispettive famiglie.

Dal matrimonio nascono tre figli: Susanna e i gemelli Judith e Hamnet. William, attirato dal teatro e dalla possibilità di costruirsi una carriera, trascorre periodi sempre più lunghi a Londra, mentre Agnes rimane a Stratford-upon-Avon occupandosi della casa e dei bambini.

L’equilibrio familiare viene spezzato dalla malattia dei gemelli. La tragedia che segue travolge Agnes e William, costringendoli ad affrontare il dolore in modi profondamente diversi. Il lutto diventa così una distanza che sembra separarli, ma anche una ferita destinata a trasformarsi attraverso il teatro.

La documentazione storica conferma che Hamnet Shakespeare, gemello di Judith e unico figlio maschio del drammaturgo, morì a undici anni e fu sepolto a Stratford-upon-Avon l’11 agosto 1596. La causa della morte rimane sconosciuta: il contagio raccontato nel romanzo e nel film appartiene quindi alla ricostruzione narrativa di Maggie O’Farrell. 

Dal dolore di Hamnet alla nascita di Amleto

Uno degli aspetti più affascinanti del racconto è il rapporto suggerito tra Hamnet e Hamlet, ovvero Amleto. Il film non pretende di offrire una dimostrazione storica, perché non esistono prove certe che Shakespeare abbia scritto la tragedia direttamente in memoria del figlio. Costruisce invece una possibile relazione emotiva tra il lutto privato dell’uomo e la successiva opera del drammaturgo.

Chloé Zhao e Maggie O’Farrell immaginano che Shakespeare riesca a dare una forma al dolore attraverso il teatro. La rappresentazione diventa un luogo nel quale ciò che è stato perduto può tornare a vivere, almeno simbolicamente. L’arte non cancella la morte, ma permette di guardarla, condividerla e trasformarla in una memoria capace di attraversare i secoli.

È proprio questa scelta a rendere Hamnet qualcosa di più di un film biografico. Shakespeare non viene rappresentato come un monumento irraggiungibile, ma come un marito e un padre vulnerabile, diviso tra la propria vocazione artistica e la famiglia lasciata a Stratford.

Agnes, il vero cuore del film

La protagonista più importante è tuttavia Agnes, interpretata da una straordinaria Jessie Buckley. Attraverso il suo sguardo vengono raccontati l’amore, la maternità, l’attesa e soprattutto il dolore per la perdita di un figlio.

Agnes appare come una donna libera e anticonvenzionale, capace di conoscere le proprietà delle piante e di percepire ciò che sfugge agli altri. Il suo rapporto con la natura non costituisce soltanto un elemento estetico: rappresenta il modo attraverso il quale cerca di comprendere la vita, la malattia e la morte.

La regia di Chloé Zhao accompagna questa sensibilità con immagini di boschi, radici, acqua, terra e corpi immersi nella luce naturale. La macchina da presa rimane vicina ai personaggi, osservandone i gesti, i silenzi e le emozioni senza trasformare il dolore in uno spettacolo artificioso.

La fotografia di Łukasz Żal e la musica composta da Max Richter contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa, nella quale la dimensione quotidiana convive con qualcosa di misterioso e quasi spirituale.

Un film premiato dalla critica internazionale

Prima dell’arrivo nelle sale italiane, Hamnet era stato presentato al Telluride Film Festival, al Toronto International Film Festival e, nell’ottobre 2025, alla Festa del Cinema di Roma

Il film ha successivamente conquistato importanti riconoscimenti. Ai Golden Globe 2026 ha vinto come miglior film drammatico, mentre Jessie Buckley ha ottenuto il premio come migliore attrice protagonista in un film drammatico. 

Ai BAFTA ha ricevuto i premi per il miglior film britannico e per la migliore attrice protagonista. Il successo di Jessie Buckley è stato infine confermato dall’Oscar 2026 come migliore attrice protagonista, assegnato durante la cerimonia del 15 marzo. 

Un’opera sul lutto e sulla forza della memoria

Hamnet – Nel nome del figlio non è un film tradizionale su Shakespeare e neppure una ricostruzione storica da accettare come verità documentata. È una reinterpretazione letteraria e cinematografica che parte da alcuni fatti realmente avvenuti per immaginare ciò che le cronache dell’epoca non hanno raccontato: la vita domestica, gli affetti, le tensioni e il dolore di una famiglia.

Il film parla soprattutto della perdita di un figlio, una delle esperienze più difficili da rappresentare senza cadere nella retorica. Chloé Zhao affronta questo territorio con sensibilità, affidandosi ai volti degli attori, ai silenzi e alla presenza costante della natura.

Nel riportare al centro della scena quel bambino ricordato dalla storia quasi esclusivamente come “il figlio di Shakespeare”, Hamnet gli restituisce un volto, una famiglia e un posto nella memoria. E suggerisce che, dietro alcune delle più grandi opere dell’umanità, possano nascondersi ferite private che il tempo non ha mai completamente cancellato.

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GEO: Italia – Regno Unito – Stratford-upon-Avon

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Descrizione: Immagine orizzontale realistica ispirata alla storia di Hamnet Shakespeare, con Agnes e il figlio in primo piano e William Shakespeare sullo sfondo.

Crediti: Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.

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