| L’atmosfera della serata finale della Mostra del Cinema di Venezia 2026, tra red carpet, grandi film e premiazioni. |
La Mostra del Cinema di Venezia 2026 ha salutato il pubblico con una giornata conclusiva particolarmente intensa, nella quale le proiezioni si sono alternate alla cerimonia di premiazione e alla presentazione del film di chiusura. Sabato 12 settembre il Lido ha offerto ancora una volta un cartellone capace di riunire cinema d’autore, documentari, opere restaurate, produzioni internazionali e nuovi linguaggi, confermando la vocazione universale della manifestazione diretta da Alberto Barbera.
Pier Carlo Lava
L’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, svoltasi dal 2 al 12 settembre, ha affidato il proprio congedo a Dio ride, film scritto e diretto da Giovanni Veronesi, presentato fuori concorso in prima mondiale nella Sala Grande dopo la cerimonia di premiazione. Il cast comprende Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi, chiamato a interpretare Papa Innocenzo X.
Ambientato nel Seicento e liberamente ispirato a vicende realmente accadute, Dio ride affronta temi tutt’altro che lontani dal presente: la libertà, la ricerca della verità e il rapporto spesso difficile fra l’individuo e il potere. Al centro della storia si trova frate Leopoldo, figura profondamente umana destinata a cambiare la vita delle persone incontrate lungo il proprio cammino. Veronesi sceglie un registro nel quale ironia e leggerezza si accompagnano a questioni storiche, morali e politiche più profonde.
Un cartellone internazionale fino all’ultima proiezione
La giornata finale non si è però limitata al film di chiusura. Nelle diverse sale del Lido sono stati proposti numerosi titoli appartenenti alle sezioni ufficiali e parallele della Mostra. In Sala Darsena, oltre alla proiezione riservata alla stampa di Dio ride, sono passati Father Joe di Barthélémy Grossmann, Jupiter di Alexandre Smia e No Paradise if You Are Killed by a Woman di Halkawt Mustafa. In serata lo spazio è stato riservato alla proiezione del film vincitore del Leone d’Oro.
La Sala Giardino ha ospitato Makikiraan Po – Let Us Through, Dear Ancestors del regista filippino Lav Diaz, il documentario What Love Builds di Russell Crowe e la serie italiana Peccato di Valerio Vestoso. A chiudere il programma sono state le proiezioni delle opere premiate con il Gran Premio della Giuria e con il riconoscimento per la migliore opera prima.
Particolarmente significativa è stata la programmazione della Sala Casinò, dove è stato presentato Il desiderio di essere inutile – Hugo a Venezia di Stefano Knuchel, omaggio al grande fumettista Hugo Pratt e alle sue riflessioni sul viaggio, sulla libertà, sull’identità e sull’incontro con culture differenti. Il documentario anticipa il centenario della nascita dell’autore di Corto Maltese, che ricorrerà nel 2027.
Nella stessa sala è arrivato anche Nino – Un film su Nino Rota, diretto da Walter Fasano, un viaggio nella musica e nell’eredità artistica di uno dei compositori italiani più conosciuti nel mondo. Il documentario, accompagnato dalla voce narrante di Sting, riunisce testimonianze di artisti come Alexandre Desplat, Joe Lovano, Park Chan-wook e Rita Pavone.
Ampio spazio è stato riservato anche alla letteratura con le tre parti della monumentale Biografía de Jorge Luis Borgesdi Mariano Llinás, proiettate consecutivamente in Sala Corinto. Nello stesso luogo sono arrivati inoltre Camouflage di Mykyta Gibalenko, I Plant My Hand in the Garden di Hoda Taheri e Boris Hadžija e Dear Ajayi di Damilola Orimogunje.
Il programma ha guardato anche alla storia del cinema con The Story of Woo Viet di Ann Hui e con il ritorno sul grande schermo di Lo zio di Brooklyn di Daniele Ciprì e Franco Maresco. Accanto ai classici restaurati sono stati proposti Lovers in the Blue Night di Anuparna Roy, il lungo e impegnativo DAU di Ilya Khrzhanovsky, Imperium di Sergei Loznitsa e Intermission di Yonfan. Non è mancato uno sguardo sulla storia televisiva italiana attraverso Dai nostri inviati. La Rai racconta la Mostra del Cinema di Venezia 2001-2012.
“Woman Unknown” conquista il Leone d’Oro
Il momento più atteso è arrivato alle 19 con la cerimonia di premiazione. La giuria internazionale presieduta da Maggie Gyllenhaal ha assegnato il Leone d’Oro a Kvinde Ukendt – Woman Unknown della regista danese di origine egiziana May el-Toukhy. Il film ha ottenuto anche la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, attribuita a Mathilde Arcel.
Il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria è andato a Possible Love del sudcoreano Lee Chang-dong, mentre Ilya Khrzhanovsky ha ricevuto il Leone d’Argento per la migliore regia grazie a DAU. La Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile è stata assegnata a John Malkovich per Wild Horse Nine di Martin McDonagh.
Il premio per la migliore sceneggiatura è stato conquistato da Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce per Un bon petit soldat. Il Premio speciale della giuria è andato a NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor, mentre Malou Khebizi, protagonista di 15/18 – A Place to Heal, ha ricevuto il Premio Marcello Mastroianni riservato a un giovane attore o attrice emergente.
Buone notizie per il cinema italiano sono arrivate dalla sezione Orizzonti, dove Riccardo Scamarcio è stato premiato come miglior attore per I figli della scimmia. Lo stesso film ha ottenuto anche il riconoscimento per la sceneggiatura firmata da Tommaso Landucci e Damiano Femfert. Il premio Orizzonti per il miglior film è stato attribuito a Un détour par Diane – Diane in the Loop di Ann Sirot e Raphaël Balboni, mentre il Leone del Futuro per la migliore opera prima è andato a La maison du vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu.
Un’edizione da record
La conclusione della Mostra ha lasciato dietro di sé numeri importanti: 117.656 biglietti venduti, con una crescita del 14 per cento rispetto al 2025, già considerato un anno da record, e circa 14.000 accrediti ritirati. I contenuti pubblicati sui canali social della Biennale hanno raggiunto complessivamente 37,3 milioni di visualizzazioni e oltre 739.000 interazioni.
L’ultima giornata ha così riassunto l’intera identità di Venezia 83: il fascino del grande evento internazionale, la capacità di valorizzare autori affermati e nuove voci, l’attenzione alla memoria cinematografica e la volontà di interrogare il presente. Spente le luci del red carpet, rimangono i film, le storie e le immagini di un’edizione che ha dimostrato ancora una volta quanto il cinema sappia essere insieme spettacolo, cultura e strumento di conoscenza.
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Località: Venezia, Veneto, Italia.
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Descrizione: Immagine orizzontale e fotorealistica che rappresenta un gruppo di interpreti e registi immaginari sul tappeto rosso veneziano, davanti ai fotografi e a un Leone alato dorato.
Crediti: Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale. I personaggi raffigurati sono immaginari e non rappresentano personalità realmente presenti al Festival.
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