Epstein Files, l’inchiesta arriva in Italia: la Procura di Roma indaga su nomi, viaggi e possibili violenze

Fascicolo Epstein Files su una scrivania giudiziaria con documenti riservati e le bandiere di Italia e Stati Uniti.
Immagine simbolica dell’inchiesta avviata dalla Procura di Roma sui possibili collegamenti italiani presenti negli Epstein Files.

Il caso Epstein non riguarda più soltanto gli Stati Uniti. La Procura di Roma ha aperto formalmente un fascicolo per verificare se dietro i numerosi riferimenti all’Italia contenuti nei documenti possano nascondersi episodi di violenza e sfruttamento sessuale perseguibili dalla magistratura italiana. Al centro degli accertamenti vi sono persone, spostamenti, rapporti e soggiorni riconducibili a diverse località del nostro Paese.

Pier Carlo Lava

Il fascicolo è stato aperto contro ignoti per l’ipotesi di violenza sessuale ed è coordinato dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri. Nei giorni scorsi i magistrati romani hanno trasmesso una rogatoria al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, chiedendo di poter acquisire l’intera documentazione relativa alla vicenda, compresi gli atti che non sono stati ancora resi pubblici.

Si tratta di una svolta significativa perché, fino a questo momento, la presenza italiana negli Epstein Files era stata analizzata principalmente sul piano giornalistico. L’apertura del fascicolo permette invece alla magistratura di effettuare verifiche ufficiali e di chiedere la collaborazione delle autorità statunitensi.

L’esposto di Differenza Donna

L’indagine nasce dall’esposto depositato il 26 marzo 2026 dall’associazione Differenza Donna, attraverso le avvocate Teresa Manente e Ilaria Boiano. L’organizzazione aveva chiesto alla Procura di Roma di verificare la possibile esistenza di reati transnazionali riguardanti tratta di esseri umani, violenze e sfruttamento sessuale di donne, ragazze e minorenni, eventualmente commessi da cittadini italiani o collegati al territorio nazionale.

Secondo l’associazione, i collegamenti con l’Italia non deriverebbero esclusivamente da articoli di stampa, ma anche dalle ricorrenze riscontrate all’interno dei documenti pubblicamente consultabili. Nei file compaiono infatti nomi, località, contatti, spostamenti e riferimenti finanziari legati al nostro Paese.

La Procura vuole ora accertare se cittadini italiani possano avere commesso all’estero fatti penalmente rilevanti oppure se alcuni episodi siano avvenuti direttamente sul territorio nazionale. L’inchiesta dovrà inoltre stabilire se vi siano eventuali vittime che possano essere identificate e ascoltate.

Da Roma alla Costa Smeralda, i luoghi italiani citati

Nell’esposto vengono richiamate alcune delle località italiane presenti nei documenti: Roma, Milano, Capri, Ischia, la Costiera Amalfitana e la Costa Smeralda. Secondo la ricognizione compiuta da Differenza Donna, nel database Roma compare migliaia di volte, Capri in 253 risultati, Amalfi in 44, Ischia in 12 e la Costa Smeralda in tre.

Questi numeri, tuttavia, devono essere interpretati con estrema prudenza. La semplice presenza del nome di una città in un documento, in un’agenda, in una comunicazione o in una ricerca informatica non dimostra che in quel luogo sia stato commesso un reato. Le ricorrenze possono dipendere da viaggi, appuntamenti, contatti professionali, notizie di stampa o semplici riferimenti geografici.

Il compito degli inquirenti sarà quindi molto più complesso del conteggio delle citazioni: occorrerà ricostruire la natura dei rapporti, controllare le date, confrontare messaggi, registri di viaggio, testimonianze e movimenti finanziari, distinguendo le relazioni sociali o professionali dagli eventuali comportamenti penalmente rilevanti.

Che cosa contengono gli Epstein Files

Gli Epstein Files costituiscono un archivio enorme ed eterogeneo composto da e-mail, fotografie, agende, messaggi, verbali, appunti investigativi, registri di volo e documenti provenienti da procedimenti civili e penali.

Nel gennaio 2026 il Dipartimento di Giustizia statunitense ha reso pubblici circa tre milioni di documenti, offrendo una rappresentazione ancora più ampia della rete di relazioni costruita da Jeffrey Epstein attorno al mondo della politica, della finanza, dello spettacolo, dell’università e dell’alta società internazionale.

Epstein era stato arrestato nel luglio 2019 con l’accusa di traffico sessuale di minorenni. Il 10 agosto dello stesso anno venne trovato morto nella sua cella del Metropolitan Correctional Center di New York mentre attendeva il processo. La morte fu classificata come suicidio. La sua scomparsa non interruppe però le indagini sulla rete di persone che lo circondava e sulle responsabilità di chi avrebbe collaborato con lui.

I riferimenti alla politica italiana

Tra i documenti pubblicati figurano anche le comunicazioni tra Epstein e Steve Bannon, ex stratega di Donald Trump. In quelle conversazioni si discuteva dell’ascesa dei partiti sovranisti europei e, fra questi, anche della Lega di Matteo Salvini.

Il nome di Salvini compare ripetutamente nei messaggi perché Bannon seguiva con particolare interesse la crescita politica della Lega e degli altri movimenti della destra europea. Tuttavia, dalle informazioni rese pubbliche non emerge alcun rapporto diretto fra Salvini ed Epstein, né tantomeno un coinvolgimento del leader leghista nelle attività criminali del finanziere.

Si tratta, inoltre, di un filone politico distinto dagli accertamenti sulle possibili violenze sessuali. Dimostrare che Epstein o Bannon seguissero le vicende politiche italiane non equivale a provare finanziamenti, accordi illeciti o responsabilità penali di esponenti italiani.

La posizione di Lapo Elkann

Dopo che il suo nome è stato pubblicamente accostato al caso, Lapo Elkann ha respinto ogni insinuazione, affermando di avere incontrato Epstein soltanto due volte, entrambe in contesti pubblici: una a New York e una a Roma durante un evento legato al mondo degli affari. Ha inoltre dichiarato che negli archivi pubblici non risulterebbe alcuna corrispondenza diretta tra lui e il finanziere americano.

Elkann si è detto disponibile a fornire alle autorità qualsiasi chiarimento e ha annunciato di voler tutelare la propria reputazione da ricostruzioni che considera prive di fondamento.

Anche in questo caso è indispensabile precisare che non risulta, sulla base delle informazioni attualmente disponibili, che Lapo Elkann sia indagato o accusato di reati nell’ambito del fascicolo aperto a Roma.

Essere citati non significa essere colpevoli

Gli Epstein Files non rappresentano una lista di colpevoli. Nei milioni di documenti possono comparire persone che ebbero rapporti professionali o sociali con Epstein, individui incontrati occasionalmente, nomi ripresi da articoli di giornale oppure soggetti citati da terzi senza avere mai avuto contatti diretti con il finanziere.

La presenza di un nome, di una fotografia o di un indirizzo non costituisce da sola una prova. Sarà necessario valutare il contesto di ciascun documento e verificare l’autenticità, la provenienza e la rilevanza delle informazioni.

Questa cautela non deve però trasformarsi nell’alibi per evitare gli accertamenti. L’enorme potere economico e relazionale costruito da Epstein gli permise per anni di muoversi negli ambienti più influenti del mondo, mentre numerose ragazze subivano abusi e sfruttamento. Comprendere se una parte di quella rete abbia raggiunto anche l’Italia è quindi un dovere della magistratura.

Un’indagine appena iniziata

La rogatoria inviata agli Stati Uniti rappresenta soltanto l’inizio di un percorso investigativo che potrebbe rivelarsi lungo e complesso. La Procura dovrà attendere la documentazione americana, selezionare gli elementi che riguardano il nostro Paese e stabilire quali fatti possano rientrare nella competenza della giustizia italiana.

Differenza Donna ha definito l’apertura dell’inchiesta un passaggio importante, chiedendo che eventuali episodi riguardanti l’Italia vengano ricostruiti con rigore e ponendo al centro le donne e le ragazze coinvolte, insieme al sistema di relazioni economiche e politiche che potrebbe avere favorito la rete di Epstein.

Al momento non vi sono responsabilità accertate né un elenco ufficiale di italiani indagati. Esiste però un fascicolo giudiziario, una richiesta formale agli Stati Uniti e la volontà di verificare se dietro alcuni dei riferimenti italiani contenuti negli Epstein Files vi siano soltanto conoscenze e viaggi oppure una parte ancora sconosciuta della rete internazionale di sfruttamento costruita dal finanziere americano.

Roma, Lazio, Italia – 5 settembre 2026

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Nota: L’articolo è stato elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale, sulla base del confronto tra fonti nazionali, internazionali e documenti pubblicamente disponibili, quindi verificato e revisionato prima della pubblicazione.

Descrizione: Ricostruzione editoriale realistica di un ufficio giudiziario con fascicoli, documenti oscurati e bandiere italiana e statunitense. L’immagine non raffigura un ambiente investigativo reale. Fonte: Immagine realizzata con intelligenza artificiale per Alessandria Post.

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