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| Emma Bonino nella sua Bra: un legame con la città e le origini piemontesi mai interrotto. |
Prima di diventare una delle personalità più conosciute della politica italiana ed europea, Emma Bonino è stata una ragazza cresciuta nelle campagne di Bra, in una famiglia piemontese abituata al lavoro e alla concretezza. La sua storia internazionale cominciò proprio qui, tra la vita in fattoria, gli anni del liceo e quella curiosità che l’avrebbe portata a guardare molto presto oltre i confini della provincia.
Pier Carlo Lava
La morte di Emma Bonino, avvenuta a Roma l’11 settembre 2026, ha riportato l’attenzione sulle sue grandi battaglie politiche e civili. Per comprendere pienamente il suo carattere, però, occorre tornare nella città in cui nacque e visse fino alla conclusione degli studi superiori: Bra, nel Cuneese, tra le Langhe e il Roero.
Qui si formarono quella determinazione, quella capacità di lavoro e quel pragmatismo piemontese che l’accompagnarono successivamente alla Camera, al Parlamento europeo, nella Commissione europea e alla guida del Ministero degli Esteri.
L’infanzia nella fattoria
Emma Bonino nacque a Bra il 9 marzo 1948, secondogenita di Filippo Bonino e Catterina Barge. Trascorse i primi anni della propria vita in una fattoria nelle campagne braidesi, insieme alla sorella maggiore Domenica e al fratello minore Giovanni.
La sua fu inizialmente un’infanzia legata ai ritmi dell’agricoltura e dell’allevamento. Anche i bambini erano chiamati a partecipare alle attività familiari ed Emma doveva talvolta occuparsi degli animali. In un’intervista televisiva del 2023 raccontò, con la consueta schiettezza, di essere stata incaricata anche di portare al pascolo i maiali e di avere trovato quella vita decisamente monotona.
È un dettaglio apparentemente minore, ma aiuta a comprendere la distanza tra il mondo nel quale era cresciuta e quello che avrebbe deciso di esplorare. Da una parte la campagna piemontese del dopoguerra, con le sue regole e tradizioni; dall’altra una ragazza inquieta, curiosa e attratta da ciò che accadeva lontano.
Nel 1954, quando Emma aveva sei anni, la famiglia lasciò l’azienda agricola e si trasferì nel centro di Bra. Il padre avviò un’attività nel commercio del legname, che permise alla famiglia di raggiungere progressivamente una buona stabilità economica.
Gli anni della scuola a Bra
Dopo aver frequentato le scuole dell’obbligo nella città natale, Emma Bonino si iscrisse al Liceo classico “Giovanni Battista Gandino”. Gli anni del liceo trascorsero in una Bra ancora molto legata alla cultura cattolica e alle consuetudini della provincia piemontese, ma attraversata dai primi segnali dei cambiamenti sociali che avrebbero investito l’Italia negli anni Sessanta e Settanta.
Chi la conobbe in quel periodo la ricordava come una studentessa preparata, determinata e poco incline ad accontentarsi. Bruna Sibille, sua compagna di generazione e successivamente sindaca di Bra, l’ha descritta come una ragazza dal carattere forte e con una notevole capacità di applicazione.
Bonino conseguì la maturità classica nel 1967, a diciannove anni. Nello stesso anno lasciò Bra e si trasferì a Milano per frequentare l’Università commerciale Luigi Bocconi. Nel 1972 si laureò in Lingue e letterature moderne, discutendo una tesi sull’autobiografia di Malcolm X.
La scelta dell’argomento appare significativa. Una giovane donna proveniente dalla provincia di Cuneo decise di studiare la vita del leader afroamericano diventato simbolo della lotta contro il razzismo e le discriminazioni. In quella tesi si potevano già intravedere l’interesse per le minoranze, la dimensione internazionale e l’attenzione verso le persone private dei propri diritti.
La partenza per Milano e l’incontro con la politica radicale
Il trasferimento a Milano rappresentò una svolta. Emma Bonino entrò in contatto con una realtà sociale e culturale molto diversa da quella braidese, mentre l’Italia viveva una stagione di profonde trasformazioni.
Nel 1975 aderì al Partito Radicale di Marco Pannella, ma già l’anno precedente aveva vissuto personalmente la drammatica realtà dell’aborto clandestino. Quell’esperienza la spinse a trasformare una vicenda privata in una battaglia pubblica per impedire che altre donne fossero costrette ad affrontare la stessa sofferenza e gli stessi rischi.
Cominciò così il percorso che l’avrebbe portata a impegnarsi nel Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto, ad autodenunciarsi e a diventare una delle protagoniste della mobilitazione culminata nell’approvazione della legge 194 del 1978.
La politica di Emma Bonino nacque dall’incontro tra le grandi idee e i problemi concreti delle persone. Una caratteristica che, secondo chi la conobbe, proveniva anche dalla formazione familiare e dall’ambiente braidese.
Il ritorno nel Consiglio comunale di Bra
Nonostante una carriera ormai nazionale e internazionale, Emma Bonino non considerò mai Bra soltanto un ricordo dell’infanzia. Nel 1990 venne eletta consigliera comunale nella lista Bra ’90, una formazione che riuniva esponenti comunisti, verdi e radicali. Rimase in Consiglio comunale fino al 1995.
Affrontò l’esperienza amministrativa con lo stesso impegno riservato alle grandi questioni internazionali. Bruna Sibille, che era la sua capogruppo, ha ricordato come Bonino studiasse attentamente i documenti e arrivasse alle sedute anche un’ora prima per prepararsi.
Uno dei temi sui quali si impegnò fu la realizzazione della circonvallazione di Bra. Pur sedendo all’opposizione, sostenne l’intervento perché lo considerava necessario per la città. Non guardò quindi alla collocazione politica di chi proponeva l’opera, ma alla sua utilità per la comunità.
Si occupò anche delle conseguenze locali della diffusione della droga. In anni nei quali le siringhe abbandonate rappresentavano un grave rischio sanitario, sostenne la necessità di installare presso l’ospedale appositi contenitori per la loro raccolta. Erano problemi municipali, apparentemente lontani dai grandi scenari europei, ma Bonino li affrontava con il medesimo metodo: studio, determinazione e ricerca di una soluzione concreta.
Una cittadina del mondo rimasta piemontese
Gli incarichi istituzionali la condussero a Roma, Bruxelles e nelle principali aree di crisi del pianeta. Eppure Emma Bonino continuò a tornare a Bra, soprattutto per incontrare la madre e la famiglia.
Nel suo carattere molti riconoscevano alcuni tratti tradizionalmente attribuiti ai piemontesi: riservatezza, tenacia, rigore e una certa durezza nel confronto. Non amava le formalità inutili e non modificava il proprio comportamento in base all’importanza dell’interlocutore. Poteva discutere con la stessa determinazione in un consiglio comunale oppure durante una riunione internazionale.
Il legame con la città ricevette un riconoscimento istituzionale nel dicembre 2024, quando il Consiglio comunale approvò il conferimento della cittadinanza onoraria con quindici voti favorevoli e due astensioni. La cerimonia si svolse il 9 maggio 2025, significativamente nella giornata dedicata all’Europa.
Il Comune volle premiarla per l’impegno a favore dei diritti umani, della giustizia, della democrazia e delle libertà di scelta e di espressione. Bonino partecipò in collegamento dalla propria abitazione romana e ricordò di non essersi mai sentita apolide: essere transnazionale non significava non avere una patria, perché sapeva bene di possedere una terra, delle radici e un luogo dal quale proveniva.
Il ricordo della città
Dopo la sua scomparsa, il sindaco Gianni Fogliato ha espresso la vicinanza di Bra alla famiglia e ha ricordato tanto l’attività internazionale di Bonino quanto il suo impegno nel Consiglio comunale.
Il primo cittadino ha sottolineato come, pur avendo offerto contributi politici e umanitari di livello mondiale, Emma Bonino fosse rimasta profondamente legata alle proprie origini. La sua morte è arrivata a pochi mesi da quella di Carlo Petrini, un’altra personalità partita da Bra e diventata un punto di riferimento internazionale.
Due figure molto differenti, ma accomunate dalla capacità di trasformare esperienze nate in una città di provincia in progetti capaci di parlare al mondo.
Emma Bonino lasciò fisicamente Bra nel 1967, ma Bra non lasciò mai lei. Rimase nel modo diretto di parlare, nella concretezza con cui affrontava i problemi, nella capacità di lavorare senza risparmiarsi e nel bisogno di riconoscere sempre il luogo dal quale era partita.
La ragazza cresciuta in una fattoria braidese divenne deputata, senatrice, commissaria europea e ministra degli Esteri. Attraversò frontiere, visitò territori di guerra e difese cause internazionali, ma continuò a custodire la consapevolezza delle proprie origini. Cittadina del mondo, europea per convinzione e piemontese nel carattere, Emma Bonino portò con sé Bra in ogni fase della propria vita.
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GEO: Bra – Cuneo – Piemonte – Italia – Europa
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Nota: Articolo elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale e sottoposto a revisione giornalistica, verifica dei dati e confronto tra fonti nazionali, istituzionali e locali.
Crediti: Immagine originale generata con intelligenza artificiale da OpenAI per Alessandria Post.
Nota: Elaborazione realistica a scopo editoriale; non si tratta di una fotografia d’archivio né della riproduzione esatta di un luogo reale.
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