“Elegia” di Giuliano Saba: l’amore che cura le ferite dell’assenza

Primo piano delle labbra di una donna adulta bagnate dalla pioggia, con un paesaggio autunnale sfocato sullo sfondo.
Le labbra sfiorate dalla pioggia autunnale evocano il desiderio, la guarigione e il dolore dell’assenza raccontati in “Elegia”.

In “Elegia”, Giuliano Saba affida alla persona amata una richiesta intensa e vulnerabile: entrare nelle sue parole, abbandonarsi alla sua presenza e lasciare che l’amore attraversi il corpo e la mente come neve, pioggia e acqua impetuosa. La lirica racconta un sentimento vissuto non soltanto come desiderio, ma come forza capace di guarire le ferite e trasformare la necessità dell’altro in una consapevole fierezza.

Pier Carlo Lava

La poesia

ELEGIA

Lascia che mi addentri

nelle tue parole.

Come in un ginepraio

dove districarsi sarà solo

un piacevole dolore.

Lasciami cadere

dentro di te.

Come neve

soffice e pura.

E allontana

ogni tua paura.

Bagnami,

come pioggia

d’autunno.

Bagna un fertile terreno.

Bagna le mie labbra.

Guarisci

il sangue nero

delle ferite

sulla mia pelle,

affinché il pensiero

di averti accanto

diventi consapevolezza

e la necessità

diventi fierezza.

Lasciami cadere

dentro di te.

Come pioggia impulsiva

per farti sentire viva.

Scorrimi dentro

come un fiume in piena.

Allagarmi la mente.

Fa’ che la tua assenza

non mi renda più sofferente.

Giuliano Saba

Un’elegia d’amore e di assenza

Il titolo richiama la tradizione dell’elegia, componimento legato al dolore, al rimpianto e alla meditazione su qualcosa che è stato perduto o che appare lontano. Nella poesia di Giuliano Saba, tuttavia, il sentimento elegiaco non coincide con una definitiva rassegnazione. Il dolore dell’assenza convive con la speranza che la persona amata possa ancora tornare, accogliere e guarire.

Il protagonista della lirica si rivolge direttamente a un “tu”, instaurando un dialogo intimo che assume la forma di una supplica amorosa. I verbi “lascia”, “lasciami”, “bagnami”, “guarisci” e “scorrimi” esprimono il bisogno di essere accolto, attraversato e trasformato dalla presenza dell’altro.

Non si tratta però di una richiesta passiva. Il soggetto poetico desidera entrare nel mondo interiore della persona amata, esplorarne le parole e affrontarne persino le parti più difficili.

Il ginepraio delle parole

La poesia si apre con un’immagine particolarmente significativa:

“Lascia che mi addentri / nelle tue parole. / Come in un ginepraio”.

Le parole della persona amata sono paragonate a un ginepraio, un luogo intricato nel quale è difficile procedere senza graffiarsi. La comunicazione amorosa non appare quindi semplice o lineare: è fatta di significati nascosti, esitazioni, difese e possibili incomprensioni.

Eppure, districarsi in questo groviglio rappresenta per il poeta “un piacevole dolore”. L’espressione unisce due sensazioni apparentemente opposte. Il dolore nasce dalle difficoltà del rapporto e dalla paura di non essere pienamente ricambiati; il piacere deriva invece dalla possibilità di avvicinarsi all’intimità dell’altra persona.

L’amore viene così presentato come un’esperienza che può ferire, ma alla quale non si vuole rinunciare. Anche il dolore diventa accettabile quando permette di penetrare più profondamente nell’universo dell’essere amato.

La neve come abbandono

Alla complessità del ginepraio segue la delicatezza della neve:

“Lasciami cadere / dentro di te. / Come neve / soffice e pura”.

La caduta non rappresenta una sconfitta, ma un atto di fiducia. Il soggetto poetico desidera posarsi lentamente nell’anima dell’altro, come la neve si deposita sul paesaggio. Gli aggettivi “soffice” e “pura” evocano un sentimento sincero, privo di aggressività e disposto ad avvicinarsi con rispetto.

L’immagine possiede anche un valore rigenerativo. La neve ricopre ciò che esiste, attenua i rumori e modifica la realtà con il suo candore. Allo stesso modo, l’amore potrebbe allontanare le paure, placare le inquietudini e offrire un nuovo inizio.

La pioggia d’autunno e il terreno fertile

L’elemento dominante della seconda parte è l’acqua. Il poeta chiede:

“Bagnami, / come pioggia / d’autunno”.

La scelta dell’autunno non è casuale. È la stagione del declino della luce, della caduta delle foglie e della malinconia, ma è anche il periodo nel quale la pioggia prepara il terreno a una futura rinascita. L’acqua autunnale possiede quindi un duplice significato: accompagna la fine di una stagione e, nello stesso tempo, rende fertile ciò che dovrà germogliare.

Il corpo del poeta diventa simbolicamente quel “fertile terreno” sul quale la presenza dell’altro può scendere. La ripetizione del verbo “bagna” intensifica il desiderio di contatto: l’acqua deve raggiungere il terreno, le labbra e infine le ferite.

La pioggia assume una dimensione sensuale, ma anche curativa. Non è soltanto un contatto fisico: è una sostanza capace di riportare vita dove il dolore ha lasciato le proprie tracce.

Il sangue nero delle ferite

Tra le immagini più forti della lirica emerge quella del “sangue nero / delle ferite / sulla mia pelle”. Il colore nero suggerisce un dolore antico e sedimentato, qualcosa che non appartiene più a una ferita recente, ma che continua a contaminare il presente.

Le ferite sono visibili sulla pelle, eppure rimandano soprattutto a una sofferenza interiore. Il poeta chiede alla persona amata di guarirle, attribuendo all’amore un potere quasi salvifico.

La guarigione desiderata non consiste nel dimenticare ciò che è accaduto, ma nel trasformarlo. L’acqua non cancella semplicemente il sangue: lo purifica e permette alla ferita di diventare parte di una nuova consapevolezza.

Dalla necessità alla fierezza

Il punto centrale della poesia è racchiuso nei versi:

“Affinché il pensiero / di averti accanto / diventi consapevolezza / e la necessità / diventi fierezza.”

Il pensiero amoroso deve diventare qualcosa di concreto e pienamente riconosciuto. Non basta immaginare la presenza dell’altra persona: occorre sentirla come una certezza capace di modificare il modo di percepire se stessi.

Anche la “necessità” dell’altro viene riscattata. Il bisogno affettivo potrebbe apparire come una debolezza o una dipendenza; il poeta vuole invece trasformarlo in “fierezza”, cioè nella capacità di riconoscere e dichiarare apertamente il proprio sentimento.

Amare e avere bisogno dell’altro non vengono vissuti come qualcosa di cui vergognarsi, ma come una verità da accogliere con dignità.

Dal silenzio della neve alla forza del fiume

Nella parte conclusiva ritorna l’invocazione “Lasciami cadere dentro di te”, ma la neve soffice dell’inizio viene sostituita da una “pioggia impulsiva”. Il sentimento cambia intensità: da una presenza delicata e silenziosa diventa energia improvvisa, capace di risvegliare l’altra persona e farla sentire viva.

L’acqua si trasforma infine in un “fiume in piena”. È il momento di massima espansione emotiva della poesia. Il poeta non desidera più soltanto essere sfiorato o accolto: vuole che l’amore gli scorra dentro e gli allaghi la mente.

Il fiume in piena può travolgere gli argini, proprio come un sentimento autentico può superare le difese razionali. L’amore occupa ogni spazio del pensiero e diventa una presenza totalizzante.

Il dolore provocato dall’assenza

Gli ultimi versi rivelano la ragione profonda dell’intera invocazione:

“Fa’ che la tua assenza / non mi renda più sofferente.”

Dietro le immagini della neve, della pioggia e del fiume si nasconde il dolore per una lontananza. Non sappiamo se si tratti di una separazione fisica, di un amore non pienamente vissuto oppure di una distanza emotiva. Proprio questa indeterminatezza rende la poesia aperta all’esperienza di ogni lettore.

La richiesta conclusiva contiene una contraddizione dolorosa: il poeta vorrebbe la presenza dell’altro, ma chiede anche di non essere più ferito dalla sua assenza. È il tentativo di conciliare il bisogno d’amore con la necessità di proteggersi dalla sofferenza.

Stile e linguaggio

Giuliano Saba utilizza versi liberi, brevi e prevalentemente essenziali. Le frequenti interruzioni rallentano la lettura e attribuiscono maggiore forza alle singole parole. Ogni immagine viene isolata, quasi scolpita nello spazio della pagina.

Il linguaggio è diretto, ma arricchito da metafore naturali facilmente riconoscibili. Il ginepraio, la neve, la pioggia, il terreno fertile e il fiume in piena descrivono le diverse forme assunte dal sentimento: difficoltà, purezza, nutrimento, guarigione e passione.

La ripetizione di “Lasciami cadere dentro di te” funziona come un ritornello e costituisce il nucleo emotivo della lirica. Anche i numerosi verbi all’imperativo conferiscono al testo un andamento incalzante, simile a una preghiera rivolta alla persona amata.

Sono presenti inoltre alcune rime e consonanze – “pura/paura”, “viva/impulsiva”, “piena/mente/sofferente” – che donano musicalità ai versi senza racchiuderli in una struttura metrica rigida.

I temi della poesia

I principali temi di “Elegia” sono:

  • l’amore come abbandono e fiducia;
  • la complessità della comunicazione;
  • la paura della lontananza;
  • il desiderio di guarire dalle ferite del passato;
  • la trasformazione del bisogno in consapevolezza;
  • l’acqua come simbolo di purificazione e rinascita;
  • l’assenza della persona amata e la sofferenza che ne deriva.

Giuliano Saba

Giuliano Saba, nato a Gonnosfanadiga, in Sardegna, il 20 marzo 1949, è un artista attivo ad Alessandria. È conosciuto soprattutto come scultore e pittore: da molti anni realizza opere utilizzando materiali come acciaio inossidabile, rame e ottone.

Nel corso della sua attività ha partecipato a numerose esposizioni collettive e personali, comprese due edizioni della Biennale d’Arte di Alessandria “Omnia”. Diverse sue opere sono state donate alle istituzioni cittadine e sono entrate a far parte del patrimonio artistico pubblico.

Accanto alla pittura e alla scultura, Saba coltiva anche la scrittura poetica. Nelle sue liriche ritroviamo la stessa propensione a modellare la materia: le parole diventano forme, immagini naturali e movimenti capaci di dare consistenza alle emozioni.

Conclusione

“Elegia” è una dichiarazione d’amore segnata dalla fragilità, dal desiderio e dalla paura dell’assenza. Giuliano Saba costruisce un percorso che parte dal ginepraio delle parole, attraversa la leggerezza della neve e la fertilità della pioggia, fino a raggiungere la forza incontenibile del fiume in piena.

La poesia esprime il bisogno di lasciarsi attraversare dall’altro e di trovare nell’amore una cura per le ferite rimaste sulla pelle e nella memoria. La sua immagine più autentica è forse proprio quella della caduta: cadere dentro la persona amata non significa perdersi, ma affidarsi alla possibilità di sentirsi nuovamente vivi.

📍 Alessandria, Piemonte

✍️ Autore: Giuliano Saba
🎨 Pagina dell’autore: Giuliano Saba Sculture

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Testo poetico di Giuliano Saba: tutti i diritti riservati all’autore.

Immagine realizzata con I.A.

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