“Crimini della sicurezza” di Yuleisy Cruz Lezcano: quando la letteratura restituisce un volto alle vittime del lavoro

Copertina del libro Crimini della sicurezza di Yuleisy Cruz Lezcano, dedicato alle vittime delle morti sul lavoro
 La copertina di Crimini della sicurezza di Yuleisy Cruz Lezcano, pubblicato dalla Società Editrice “Il Ponte Vecchio”.

“Crimini della sicurezza” di Yuleisy Cruz Lezcano è un’opera di forte impegno civile che sottrae le morti sul lavoro alla freddezza delle statistiche per restituire alle vittime un nome, una storia, degli affetti e un futuro brutalmente interrotto. Alternando prosa narrativa e poesia, l’autrice costruisce un memoriale contemporaneo capace di trasformare il dolore individuale in coscienza collettiva.

Pier Carlo Lava

Ogni volta che una persona perde la vita mentre sta lavorando, la cronaca registra un numero, un luogo, una dinamica e, talvolta, l’apertura di un’inchiesta. Dopo pochi giorni, però, quella notizia viene sostituita da altre tragedie. È proprio contro questa rapida cancellazione della memoria che nasce “Crimini della sicurezza”, pubblicato nel 2026 dalla Società Editrice Il Ponte Vecchio.

Il volume, composto da 208 pagine, appartiene alla collana Cammei ed è accompagnato dalla prefazione di Maria Giorgini, segretaria generale della Cgil di Forlì-Cesena. La copertina presenta un’illustrazione di Alessandro Fioraso, mentre all’interno compaiono alcuni disegni di Vauro Senesi.

Le persone prima delle statistiche

Il principale merito del libro risiede nella scelta di partire non dalla morte, ma dalla vita che la precede. Le vittime vengono raccontate nella loro quotidianità: il lavoro, i sogni, le relazioni familiari, i piccoli gesti, le abitudini e i progetti per il futuro.

Sono uomini e donne usciti di casa per guadagnarsi da vivere e mai più tornati. Persone che avevano una famiglia ad attenderle, desideri da realizzare, promesse da mantenere. Tra le storie affrontate figurano anche quelle di Lorenzo Parelli e Luana D’Orazio, divenute simbolo di un fenomeno che attraversa generazioni, territori e settori produttivi differenti. Ogni capitolo nasce da un lavoro di documentazione e dall’ascolto dei familiari, che hanno affidato all’autrice ricordi, fotografie e frammenti delle esistenze spezzate.

Questa prospettiva modifica profondamente lo sguardo del lettore. Non ci troviamo più davanti a generiche “morti bianche”, espressione apparentemente neutra che rischia di presentare la tragedia come una fatalità inevitabile. Ci troviamo invece davanti a persone alle quali il lavoro, invece di garantire dignità e futuro, ha sottratto ogni cosa.

L’incontro tra prosa e poesia

La struttura del libro costituisce uno dei suoi elementi più originali. Le ricostruzioni narrative sono accompagnate da liriche dedicate alle singole vittime. La prosa racconta ciò che è accaduto, ricompone le biografie e colloca gli eventi in una dimensione concreta; la poesia entra invece nello spazio che la cronaca non riesce a raggiungere.

Quando i fatti non bastano più, il linguaggio poetico raccoglie il silenzio, l’assenza, la rabbia e il dolore di chi rimane. Non rappresenta un’aggiunta ornamentale, ma una seconda voce indispensabile. Se la narrazione ricostruisce l’esistenza, la poesia ne custodisce l’eco.

L’alternanza tra i due registri evita sia l’aridità del resoconto sia il rischio di una rappresentazione eccessivamente sentimentale. La scrittura di Yuleisy Cruz Lezcano resta intensa ma controllata, partecipe senza trasformare la sofferenza in spettacolo. Il dolore emerge soprattutto attraverso i dettagli, gli oggetti rimasti nelle case e i gesti quotidiani che non potranno più essere condivisi.

Le vicende raccolte coprono un arco temporale compreso tra il 1998 e il 2026: a ogni vittima vengono associate una data, una storia e una poesia. Il libro assume così la forma di un archivio umano nel quale la memoria personale diventa testimonianza pubblica.

Un titolo volutamente provocatorio

Il titolo “Crimini della sicurezza” contiene una contraddizione soltanto apparente. La sicurezza dovrebbe proteggere chi lavora; quando viene trascurata, ridotta a semplice adempimento burocratico o sacrificata in nome del profitto, la sua assenza può trasformarsi in una responsabilità gravissima.

L’autrice pone interrogativi che riguardano l’intera società: quante tragedie avrebbero potuto essere evitate? Quanto pesano la mancanza di formazione, i controlli insufficienti, il lavoro irregolare, i subappalti e la ricerca esasperata del risparmio? E perché l’indignazione pubblica dura così poco?

Il libro non emette sentenze giudiziarie, ma formula una precisa accusa morale. Dietro molti incidenti non si trova soltanto l’imprevedibilità, bensì una catena di decisioni, omissioni e sottovalutazioni. La sicurezza non può essere considerata un costo accessorio: è un diritto fondamentale e costituisce il primo requisito di qualsiasi lavoro realmente dignitoso.

Particolarmente incisiva è l’attenzione rivolta ai lavoratori più vulnerabili, compresi i migranti impiegati nel caporalato, nei cantieri irregolari e nelle attività dove il bisogno economico costringe spesso ad accettare condizioni pericolose. In queste pagine la denuncia supera la singola tragedia e investe un’organizzazione del lavoro che, in alcuni contesti, sembra considerare le persone sostituibili.

Le madri e le famiglie: dal lutto alla responsabilità

Accanto alle vittime, nel libro trovano spazio le loro famiglie. Sono soprattutto le madri a rappresentare la continuità della memoria. Alcune trasformano il proprio dolore in un impegno rivolto agli altri, partecipando a incontri nelle scuole e iniziative pubbliche dedicate alla prevenzione.

La perdita non viene superata, perché un lutto di questa natura non può realmente concludersi. Può però trasformarsi in una richiesta di giustizia e in un’opera di sensibilizzazione affinché ciò che è accaduto non si ripeta.

In questo passaggio dalla sofferenza privata alla responsabilità pubblica risiede uno dei nuclei più profondi del volume: ricordare non significa restare prigionieri del passato, ma impedire che l’indifferenza prepari nuove tragedie.

Una poesia civile necessaria

Yuleisy Cruz Lezcano, nata a Cuba nel 1973 e residente a Marzabotto, è poetessa, scrittrice, attivista e professionista della salute. Ha conseguito le lauree in Scienze biologiche e in Scienze infermieristiche e ostetriche all’Università di Bologna. La sua esperienza nel settore sanitario e il suo impegno sui temi della violenza, della dignità e della prevenzione contribuiscono alla sensibilità con cui affronta vicende tanto dolorose.

La sua poesia nasce dall’incontro fra la tradizione orale e musicale cubana e la lingua italiana della vita adulta. In questo libro tale doppia appartenenza produce una parola fisica, ritmica e profondamente umana, capace di accompagnare la denuncia senza indebolirla.

L’autrice non cerca una bellezza consolatoria. La poesia diventa uno strumento di testimonianza, una forma di resistenza contro l’oblio e un modo per dire ciò che i comunicati ufficiali e le ricostruzioni tecniche non riescono a esprimere.

Un libro che interpella il lettore

“Crimini della sicurezza” non è una lettura facile, perché obbliga a sostare davanti a dolori dai quali normalmente preferiamo distogliere lo sguardo. La successione delle storie può risultare emotivamente faticosa, ma proprio questa accumulazione fa comprendere che non ci troviamo davanti a casi isolati.

Il volume non chiede soltanto commozione. Chiede attenzione, responsabilità e una presa di posizione. Il lettore viene chiamato a interrogarsi sul valore attribuito alla vita umana e su un modello produttivo nel quale la velocità, il risparmio e il profitto possono prevalere sulla tutela delle persone.

Quello di Yuleisy Cruz Lezcano è dunque un libro di narrativa civile, poesia e memoria. La sua forza nasce dalla capacità di tenere insieme la precisione della testimonianza e l’intensità della parola poetica. Le vittime cessano di essere cifre e tornano a essere ciò che erano: lavoratrici e lavoratori, figli, genitori, compagni, amici.

Un’opera necessaria perché ricorda una verità tanto semplice quanto spesso dimenticata: nessuno dovrebbe uscire di casa per lavorare senza avere la certezza di poter tornare dai propri cari

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Descrizione: La copertina raffigura un cantiere, un casco protettivo appoggiato su un terreno spaccato e il profilo di una vittima del lavoro, accompagnato da una farfalla bianca, simbolo di fragilità, memoria e speranza.

Illustrazione di copertina: Alessandro Fioraso

Fonte immagine: Amazon.it

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