| Ricostruzione simbolica dell’ultimo messaggio radiofonico di Salvador Allende, mentre il golpe militare dell’11 settembre 1973 travolgeva il governo democratico cileno. |
L’11 settembre non appartiene soltanto alla storia degli Stati Uniti. Ventotto anni prima dell’attacco alle Torri Gemelle, quella stessa data segnò in Cile la fine violenta di un’esperienza democratica e l’inizio di una dittatura destinata a durare quasi diciassette anni. Mentre i carri armati circondavano il palazzo presidenziale della Moneda, Salvador Allende affidò alla radio il suo ultimo messaggio al Paese.
Pier Carlo Lava
Salvador Allende era stato eletto nel 1970 alla guida della coalizione di sinistra Unidad Popular, ottenendo il 36,6% dei voti e venendo successivamente confermato dal Congresso cileno. Il suo progetto politico, passato alla storia come la via cilena al socialismo, puntava a realizzare profonde trasformazioni economiche e sociali attraverso gli strumenti della democrazia parlamentare.
La nazionalizzazione delle miniere di rame, la riforma agraria, gli interventi nella sanità, nell’istruzione e nell’economia aumentarono tuttavia lo scontro politico. Il Paese entrò progressivamente in una fase di fortissima polarizzazione, caratterizzata da inflazione, scarsità di beni, scioperi, manifestazioni contrapposte e conflitti sempre più duri tra il governo, il Parlamento, le forze economiche e una parte delle istituzioni.
L’ultimo messaggio da Radio Magallanes
La mattina dell’11 settembre 1973, dopo avere saputo della sollevazione della Marina a Valparaíso, Allende raggiunse il palazzo della Moneda. I vertici militari gli intimarono di dimettersi e di consegnare il potere, ma il presidente rifiutò.
Alle 9.10, attraverso Radio Magallanes, una delle ultime emittenti ancora in grado di trasmettere la sua voce, Allende parlò per l’ultima volta ai cittadini. La registrazione conservata dalla Biblioteca Nazionale del Cile dura poco più di sei minuti.
Non invitò il popolo a un sacrificio senza speranza e non annunciò la resa. Denunciò il tradimento dei militari, rivendicò la legittimità democratica del proprio mandato e dichiarò che non avrebbe abbandonato l’incarico ricevuto dai cittadini. Concluse il suo messaggio con parole rimaste nella storia: «Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!»
Poco dopo la trasmissione, anche Radio Magallanes venne messa a tacere.
Le bombe sulla Moneda
Verso mezzogiorno gli aerei Hawker Hunter dell’Aeronautica cilena bombardarono il palazzo presidenziale. L’attacco durò circa quindici minuti, provocando incendi e gravi distruzioni. Le forze dell’Esercito entrarono successivamente nell’edificio.
Allende fece uscire collaboratori e persone presenti nel palazzo, ma rimase all’interno. Le ricostruzioni ufficiali cilene indicano che il presidente si tolse la vita nella Moneda mentre il golpe stava ormai travolgendo ogni possibilità di resistenza.
Il colpo di Stato fu guidato dai comandanti delle Forze armate e dei Carabineros: Augusto Pinochet, José Toribio Merino, Gustavo Leigh e César Mendoza. Pinochet sarebbe presto diventato la figura dominante della giunta militare.
Il ruolo degli Stati Uniti
Il coinvolgimento statunitense richiede una ricostruzione precisa, lontana sia dalle assoluzioni sia dalle semplificazioni. I documenti successivamente desecretati dimostrano che l’amministrazione Nixon e la CIA cercarono di ostacolare l’elezione e il consolidamento del governo Allende, finanziando partiti, mezzi d’informazione e organizzazioni dell’opposizione.
Un memorandum della stessa CIA, datato 16 settembre 1973, riferisce di oltre 6,4 milioni di dollari autorizzati dal 1971 per sostenere l’opposizione politica e mediatica. La documentazione prova quindi una consistente attività clandestina contro Allende. Non dimostra però in maniera conclusiva che gli Stati Uniti abbiano diretto operativamente il golpe militare dell’11 settembre: questo specifico aspetto rimane oggetto di discussione storica.
Diciassette anni di repressione
Il golpe cancellò il Parlamento, vietò o limitò l’attività dei partiti, soppresse le libertà politiche e consegnò il Cile a una dittatura durata fino all’11 marzo 1990. Migliaia di oppositori furono arrestati, torturati, assassinati, fatti scomparire oppure costretti all’esilio.
Le ricostruzioni ufficiali dello Stato cileno parlano di almeno 3.200 persone assassinate o scomparse e di oltre 38.000 vittime riconosciute della prigionia politica e della tortura.
L’ultimo discorso di Salvador Allende continua perciò a essere ascoltato non soltanto come la testimonianza personale di un presidente prossimo alla morte, ma come il saluto estremo di una democrazia travolta dalle armi.
Ricordare quell’11 settembre non significa cancellare le difficoltà, gli errori e i conflitti che attraversavano il Cile di Unidad Popular. Significa riconoscere che nessuna crisi economica o politica può giustificare il rovesciamento violento delle istituzioni democratiche, la tortura, le esecuzioni e la soppressione delle libertà fondamentali.
Il filmato pubblicato da Cronache Ribelli restituisce oggi la voce autentica di quelle ultime ore: una voce disturbata dalla tecnologia radiofonica dell’epoca, ma ancora capace, dopo oltre mezzo secolo, di attraversare la storia.
In sintesi: L’11 settembre 1973 le Forze armate cilene rovesciarono il governo democraticamente eletto di Salvador Allende. Dopo il suo ultimo messaggio trasmesso da Radio Magallanes, il palazzo della Moneda venne bombardato e il Cile entrò nella dittatura guidata da Augusto Pinochet, durata fino al 1990.
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Fonti consultate: Biblioteca Nazionale del Cile – Memoria Chilena; Museo della Memoria e dei Diritti Umani del Cile; Governo del Cile; Office of the Historian del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.
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Articolo realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale, sottoposto a verifica delle fonti, revisione e controllo editoriale umano.
Descrizione: Immagine orizzontale di taglio storico e giornalistico dedicata all’ultimo discorso di Salvador Allende, al bombardamento del palazzo della Moneda e all’inizio della dittatura di Augusto Pinochet.
Crediti: Immagine originale generata con intelligenza artificiale per Alessandria Post e ItalianNewsPost.com. Ricostruzione grafica: non è una fotografia autentica degli avvenimenti.
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