Appare difficile commentare, a distanza di pochi giorni, il risultato delle
votazioni dell’8 settembre in Sassonia-Anhalt, perché nessuno avrebbe mai
immaginato che, da un piccolo Land luterano, caro alla storia della Germania,
ma ai margini della politica tedesca, l’AfD si sarebbe spostata dalla periferia
al centro, puntando ad un progetto politico, se non egemonico, almeno
maggioritario nel Paese.
Inutile negarlo, l’AfD ha trionfato, molto per merito di Ulrich Siegmund, un
giovane politico, metà influencer e metà tribuno, con il talento empatico di chi
sa rapportarsi con le masse e che ben pochi leader hanno. Siegmund ha
vinto anche perché ha saputo creare una mobilitazione permanente, battendo
il terreno palmo a palmo, terreno lasciato libero dagli altri politici a cui, da
tempo, non interessava più l’agone politico.
L’ AfD ha un progetto ben preciso e idee radicali, difficili da realizzare se non
addirittura illegali, che vedono al centro del programma la “remigrazione”,
dopo le migliaia di turchi e siriani accolti dalla Merkel ma, soprattutto, il
ritorno ad un mondo, ad un “pensiero” tedesco da imporre con una contro-
rivoluzione dal basso, dalle scuole. Un’educazione dove gli alunni tedeschi
sono separati da quelli dei rifugiati, dei disabili, con grave disappunto dei
docenti che temono, giustamente, questo ritorno al passato: pensare tedesco
e solo tedesco.
La domanda che un po’ tutti si fanno è: come mai l’AfD ha ottenuto questa
valanga di voti?
La risposta è scontata e sempre la stessa: dalla riunificazione dell’ottobre del
1990, la politica non ha dato le risposte che in Sassonia-Anhalt i cittadini si
aspettavano. Il divario tra le due Germanie dell’immediato dopoguerra non è
stato colmato, non ha funzionato nulla, forse l’AfD riuscirà a fare quello che
gli altri non sono stati capaci di fare.
Per tutto questo, oggi la Germania si trova a dover gestire il suo futuro,
guarda caso, proprio risolvendo il dilemma di bandire o no l’AfD, tenuto conto
che la costituzione tedesca ha un meccanismo di auto-preservazione che
permette di considerare fuorilegge chi minaccia la democrazia, in teoria per
abolirla servirebbe una rivoluzione.
Troppo tardi per il bando, il “tabù morale” si è infranto, la società è spaccata e
in qualunque modo si decida, la scelta non si può rinviare, anche perché
l‘altra grande lezione del voto in Sassonia-Anhalt è stata quella di porre al
centro dell’attenzione di tutti, la gravissima crisi dei partiti di centro.
Non è solo in gioco il futuro del cancelliere Merz: la CDU teme per la prima
volta il proprio sgretolamento, come è accaduto ai partiti che le sono più vicini
in Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, perché sono partiti che non hanno
un’idea di mondo da offrire, se non la conservazione, la difesa del presente
che, però, oggi non entusiasma nessuno, mentre l’AfD, al contrario, offre al “
popolo “ il suo mondo alternativo, la sua visione del futuro.
Angela Casilli

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