| Il tratto del percorso ciclabile Alessandria-Solero segnalato da Claudio Pasero: il cartello obbliga i veicoli a motore a deviare verso sinistra, senza proseguire lungo il tracciato principale. |
La pista ciclabile tra Alessandria e Solero è nata per offrire un collegamento sicuro e sostenibile tra i due Comuni, ma una segnalazione pubblicata da Claudio Pasero nel gruppo Facebook “Sei di Solero se…” riporta una situazione preoccupante: transito di mezzi a motore apparentemente privi di autorizzazione, velocità non adeguate alla ristrettezza del percorso e spostamento delle barriere collocate per impedire l’accesso nell’ultimo tratto. Se quanto segnalato venisse confermato, un’infrastruttura finanziata con denaro pubblico e destinata prioritariamente alla mobilità ciclistica rischierebbe di perdere la propria funzione principale.
Pier Carlo Lava
Un progetto nato per la sicurezza dei ciclisti
Il collegamento tra Alessandria e Solero non è una strada asfaltata casualmente diventata popolare tra chi utilizza la bicicletta. Il progetto venne presentato nell’ambito del bando regionale “Percorsi ciclabili sicuri”, con il Comune di Alessandria come capofila e quello di Solero come partner. L’obiettivo dichiarato era collegare le stazioni ferroviarie e degli autobus dei due centri, attraversando anche la zona produttiva e commerciale di via Giordano Bruno e riducendo l’esposizione dei ciclisti al traffico delle strade maggiormente percorse.
La documentazione della Regione Piemonte indica un finanziamento regionale di 420.000 euro per la “Pista ciclabile lungo la Via dei Pellegrini tra Solero e la Cittadella di Alessandria”. L’investimento complessivo è stato successivamente quantificato in 700.000 euro, comprendendo anche 55.000 euro stanziati dal Comune di Solero e 225.000 euro provenienti dai fondi del decreto-legge 34 del 2019. Si tratta quindi, a tutti gli effetti, di un’opera realizzata con risorse pubbliche e concepita per aumentare la sicurezza di una categoria particolarmente vulnerabile.
Un percorso promiscuo, ma non una scorciatoia per tutti
È necessario chiarire un aspetto importante. Il tracciato non è interamente riservato alle biciclette: alcuni segmenti sono a uso promiscuo, perché diversi terreni agricoli confinanti non dispongono di accessi alternativi. I proprietari, i conduttori dei fondi e gli altri mezzi autorizzati possono quindi avere diritto al transito. Questa caratteristica era già stata esplicitata durante la realizzazione dell’opera.
Ciò non significa, però, che il percorso possa essere liberamente utilizzato da qualsiasi automobilista come una strada alternativa o una scorciatoia tra Alessandria e Solero. Una cosa è consentire il passaggio strettamente necessario ai veicoli che devono raggiungere proprietà e terreni; altra cosa è tollerare un traffico estraneo a tali esigenze, trasformando quella che dovrebbe essere una ciclostrada a basso traffico in una sorta di piccola tangenziale rurale.
La distinzione è decisiva. La presenza legittima di alcuni veicoli agricoli o autorizzati non può essere utilizzata come giustificazione per un accesso generalizzato dei mezzi a motore. Spetta naturalmente agli enti competenti verificare quali veicoli abbiano effettivamente diritto al transito e quali, invece, utilizzino impropriamente il percorso.
Il limite di 30 chilometri orari non è un obiettivo da raggiungere
Pasero richiama anche il mancato rispetto del limite di 30 chilometri orari. È bene ricordare che un limite indica la velocità massima consentita nelle condizioni più favorevoli, non quella alla quale si avrebbe sempre diritto di procedere. L’articolo 141 del Codice della strada stabilisce che ogni conducente deve regolare la velocità considerando le caratteristiche della strada, il traffico, la visibilità e ogni altra circostanza, mantenendo costantemente il controllo del veicolo e la possibilità di arrestarlo davanti a un ostacolo prevedibile.
Su una carreggiata stretta, percorsa contemporaneamente da biciclette, automobili e mezzi agricoli, può essere quindi necessario procedere molto al di sotto dei 30 chilometri orari, soprattutto quando si incontra o si supera un ciclista. Il nuovo Codice della strada prevede inoltre, quando le condizioni lo consentono, una distanza laterale di almeno un metro e mezzo durante il sorpasso delle biciclette. Se lo spazio non è sufficiente per compiere la manovra in sicurezza, la soluzione non può essere quella di passare comunque sfiorando il ciclista: occorre rallentare e attendere il momento adatto.
Non è possibile affermare che chi pedala abbia automaticamente la precedenza assoluta in ogni punto del tracciato: la precedenza giuridica dipende dalla classificazione della strada e dalla segnaletica presente nei singoli incroci. È però indiscutibile che la sicurezza dei ciclisti costituisca la finalità originaria dell’intervento e debba orientare sia il comportamento di chi guida sia le decisioni degli enti responsabili.
Il cartello e le barriere spostate
La fotografia pubblicata insieme alla segnalazione mostra un segnale circolare blu di passaggio obbligatorio a sinistra, accompagnato dal pannello “veicoli a motore”. In quel punto, dunque, il cartello impone ai mezzi motorizzati di deviare verso sinistra, mentre il tracciato principale prosegue diritto. Non si tratta formalmente di un generico cartello di divieto d’accesso, ma la sua funzione concreta appare chiara: i veicoli a motore non devono continuare sul tratto che si sviluppa davanti al segnale.
Secondo quanto riferito da Claudio Pasero, qualcuno avrebbe tentato di abbattere la segnaletica e le barriere di cemento predisposte per impedire il passaggio sarebbero state spostate. Questo particolare, non essendo disponibili al momento verbali ufficiali o comunicazioni degli enti interessati, deve essere presentato come una segnalazione da verificare. È tuttavia sufficientemente serio da richiedere un sopralluogo tempestivo da parte del Comune e della Polizia locale.
Se le barriere fossero state effettivamente rimosse o spostate senza autorizzazione, non ci troveremmo davanti a una semplice scorrettezza, ma a un intervento arbitrario sulla regolamentazione della viabilità, capace di compromettere la sicurezza di tutti gli utenti. Le protezioni dovrebbero essere ripristinate in modo stabile, salvaguardando contemporaneamente il passaggio dei mezzi di soccorso e di quelli realmente autorizzati.
Una ciclabile evitata dai ciclisti è un fallimento
L’aspetto più grave della denuncia riguarda alcuni ciclisti che avrebbero cominciato a evitare il percorso perché ritenuto pericoloso. Non sono al momento disponibili rilevazioni ufficiali sul numero dei mezzi che transitano senza titolo, sulle velocità effettivamente mantenute o sul numero delle persone che hanno rinunciato a utilizzare la ciclabile. La segnalazione di Pasero, però, descrive un paradosso che merita una risposta: una pista realizzata per proteggere chi pedala che viene abbandonata proprio da chi dovrebbe beneficiarne.
Non basta costruire o asfaltare un percorso e inserirlo nel conteggio dei chilometri dedicati alla mobilità sostenibile. Un’infrastruttura ciclabile funziona soltanto se rimane continua, riconoscibile, mantenuta e soprattutto sicura. Se i dispositivi vengono spostati, la segnaletica ignorata e gli accessi non controllati, l’investimento pubblico viene progressivamente svuotato del proprio significato.
“Mi chiedo se sia civile un Paese in cui la prepotenza di pochi venga lasciata prevalere sui diritti — innanzitutto quello alla sicurezza — di tutti”, scrive Pasero. È una domanda che non riguarda soltanto gli automobilisti indisciplinati, ma anche la capacità delle istituzioni di difendere nel tempo ciò che hanno realizzato con i soldi della collettività.
Servono verifiche e interventi concreti
La segnalazione dovrebbe tradursi in alcuni interventi semplici ma indispensabili: un sopralluogo congiunto dei Comuni di Alessandria e Solero, la verifica della segnaletica e delle barriere, l’accertamento dei titoli che consentono l’accesso ai mezzi motorizzati, controlli mirati sul rispetto del limite di velocità e l’eventuale installazione di dispositivi che impediscano il passaggio agli estranei senza ostacolare proprietari, agricoltori e mezzi di emergenza.
Sarebbe inoltre opportuno che le amministrazioni comunicassero pubblicamente quale sia l’esatta disciplina del percorso, indicando con chiarezza chi può transitare, in quali tratti e per quali esigenze. Una segnaletica poco comprensibile o facilmente aggirabile finisce infatti per alimentare comportamenti scorretti e conflitti tra utenti.
La ciclabile Alessandria-Solero rappresenta un collegamento importante tra il capoluogo e il territorio circostante e potrebbe diventare un esempio concreto di mobilità quotidiana, turismo lento e integrazione tra bicicletta e ferrovia. Perché ciò accada, però, deve tornare a essere percepita come un luogo sicuro. Il diritto di pochi mezzi autorizzati a raggiungere i fondi agricoli deve convivere con il diritto di ciclisti e pedoni a non essere messi in pericolo. Quello che non può essere accettato è che la prepotenza di alcuni trasformi un percorso ciclabile finanziato da tutti in una strada privata a disposizione dei più forti.
GEO: Alessandria – Solero – Provincia di Alessandria – Piemonte – Italia
Fonti: Regione Piemonte, Comune di Solero, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ACI-Codice della strada e segnalazione pubblicata da Claudio Pasero nel gruppo Facebook “Sei di Solero se…”.
Per altre notizie, approfondimenti e informazioni dal territorio visita Alessandria Post e ItalianNewsPost.com.
Descrizione dell’immagine: La fotografia mostra il percorso asfaltato nella campagna tra Alessandria e Solero e la segnaletica dedicata alla deviazione dei mezzi motorizzati.
Crediti fotografici: Claudio Pasero – fotografia pubblicata nel gruppo Facebook “Sei di Solero se…”.
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