| Tre caschi vuoti simboleggiano i lavoratori morti negli incidenti avvenuti a Calanna, Montese e Campi Bisenzio. Immagine creata con IA – a solo scopo illustrativo. |
Tre lavoratori hanno perso la vita in poche ore tra Calabria, Emilia-Romagna e Toscana. Un elettricista è rimasto folgorato mentre montava le luminarie per una festa, un muratore è stato schiacciato da un muletto in un cantiere e un dipendente di un’azienda di imballaggi è stato travolto da un pallet. È accaduto proprio alla vigilia dell’8 agosto, giornata in cui l’Italia ricorda le vittime della tragedia di Marcinelle e il sacrificio dei lavoratori italiani nel mondo. Una coincidenza dolorosa che trasforma le commemorazioni ufficiali in una domanda rivolta al presente: quanto vale davvero la vita di chi lavora?
Pier Carlo Lava
La prima tragedia si è verificata a Calanna, nell’area metropolitana di Reggio Calabria. Antonino Fabio Calabrò, elettricista di 40 anni originario di Rosalì, stava lavorando per un’impresa privata all’installazione delle luminarie destinate alla festa della Madonna dell’Annunziata. Secondo le prime ricostruzioni si trovava su una scala e stava effettuando un collegamento alla rete elettrica quando è stato raggiunto da una scarica mortale. I sanitari del 118 hanno tentato inutilmente di rianimarlo. La Procura di Reggio Calabria ha disposto l’autopsia e i Carabinieri hanno sequestrato il furgone della ditta. Gli accertamenti dovranno chiarire la dinamica, le condizioni dell’impianto, le procedure seguite e le responsabilità eventualmente esistenti. A Calanna sono stati annullati gli eventi programmati fino a Ferragosto in segno di rispetto per la vittima e la sua famiglia. Il Lametino
Poche ore prima, a Salto di Montese, sull’Appennino modenese, un muratore di 60 anni aveva perso la vita mentre lavorava nel cantiere di un’abitazione. L’uomo stava utilizzando un muletto per trasportare materiale contenente amianto rimosso dall’edificio quando, per cause ancora da ricostruire, è rimasto schiacciato dal mezzo. L’incidente è avvenuto nel pomeriggio del 7 agosto lungo la strada provinciale 27. Sul posto sono intervenuti il 118, i Vigili del fuoco, i Carabinieri e gli addetti alla Medicina del lavoro, ma ogni tentativo di soccorso è risultato inutile. Anche in questo caso sarà necessario comprendere che cosa abbia determinato il ribaltamento o la manovra fatale del veicolo. RaiNews Emilia-Romagna
La terza morte è avvenuta poco prima della mezzanotte a Capalle, nel comune di Campi Bisenzio, in provincia di Firenze. La vittima è Kumara Gedera, lavoratore di 61 anni originario dello Sri Lanka, residente a Prato e dipendente di un’azienda che produce contenitori e imballaggi in plastica. In base alla ricostruzione iniziale, stava movimentando del materiale con un muletto quando sarebbe sceso dal veicolo, per motivi ancora da chiarire, venendo travolto dal ribaltamento di un pallet carico di sacchi. L’uomo era sposato e aveva figli. Carabinieri, Vigili del fuoco e personale dell’Asl Toscana Centro stanno svolgendo gli accertamenti. La Nazione
In Toscana si tratta del secondo incidente mortale in appena quattro giorni. Il 5 agosto, in un’azienda del settore marmifero di Carrara, era morto il quarantaquattrenne Aldo Gullotti, padre di un bambino di dieci anni, travolto da alcune lastre di marmo. Quando episodi simili si susseguono con questa frequenza, diventa difficile continuare a definirli semplicemente fatalità. Ogni singola responsabilità deve essere accertata senza processi sommari, ma la ripetizione delle tragedie indica l’esistenza di un problema strutturale che riguarda l’organizzazione del lavoro, la formazione, la manutenzione, i controlli e la possibilità concreta di interrompere un’attività quando non sussistono condizioni di piena sicurezza.
L’8 agosto tra memoria e contraddizione
Dal 2001 l’8 agosto è in Italia la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, istituita in ricordo della tragedia avvenuta nel 1956 nella miniera del Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio. Nell’incendio morirono 262 minatori di dodici nazionalità, tra i quali 136 italiani. Erano uomini emigrati per cercare un futuro migliore e contribuirono con il proprio lavoro alla ricostruzione dell’Europa del dopoguerra.
Nel maggio 2026 il Parlamento europeo ha chiesto che l’8 agosto diventi anche la Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la protezione e la dignità dei lavoratori. La proposta è stata approvata con 395 voti favorevoli, 12 contrari e 41 astensioni ed è stata successivamente sostenuta in sede europea da Italia e Belgio, con l’appoggio di Romania e Malta. Il percorso verso il pieno riconoscimento europeo è dunque avviato, ma le tre morti avvenute alla vigilia della ricorrenza mostrano quanto sia ancora profonda la distanza tra le dichiarazioni solenni e la realtà quotidiana. Parlamento europeo
I dati provvisori dell’Inail relativi al primo semestre del 2026 parlano di 482 denunce di infortunio con esito mortale, comprendendo i decessi avvenuti durante il lavoro, quelli in itinere e i casi riguardanti gli studenti. Il numero è inferiore ai 502 registrati nello stesso periodo del 2025, ma non consente di parlare di una situazione risolta. Le denunce complessive di infortunio sono infatti aumentate del 5,5%, mentre quelle per malattie professionali sono cresciute del 16,7%. Particolarmente significativo è l’aumento delle vittime straniere in occasione di lavoro, passate da 75 a 95. I dati sono provvisori e soggetti a successivi aggiornamenti, ma descrivono comunque un fenomeno ancora vastissimo.
Dietro ogni numero c’è una persona uscita di casa per lavorare e mai più tornata. Ci sono famiglie, figli, colleghi e comunità che devono affrontare un’assenza improvvisa. La sicurezza non può essere considerata un costo accessorio, un insieme di moduli da firmare o un adempimento da esibire dopo una tragedia. Deve precedere la produzione, le scadenze e il profitto, diventando una condizione indispensabile per poter lavorare.
Ricordare Marcinelle ha senso soltanto se la memoria riesce a modificare il presente. Le indagini stabiliranno che cosa sia accaduto a Calanna, Montese e Campi Bisenzio e se vi siano responsabilità individuali o aziendali. Ma una responsabilità collettiva esiste già: impedire che le morti sul lavoro continuino a essere raccontate come un bollettino inevitabile. Si dovrebbe lavorare per vivere, non rischiare di morire per lavorare.
GEO: Italia – Calabria, Emilia-Romagna e Toscana; Calanna (Reggio Calabria), Salto di Montese (Modena) e Campi Bisenzio (Firenze).
Fonti principali: RaiNews, Il Lametino, Parlamento europeo e Open Data Inail.
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