Strage di Brandizzo, cinque morti: tre anni dopo si attende ancora l’udienza preliminare

Cinque caschi gialli e cinque rose bianche disposti accanto ai binari ferroviari al crepuscolo, immagine simbolica in memoria dei cinque operai morti nella strage di Brandizzo.
Cinque caschi e cinque rose bianche ricordano Giuseppe Aversa, Kevin Laganà, Saverio Giuseppe Lombardo, Giuseppe Sorvillo e Michael Zanera, vittime della strage ferroviaria di Brandizzo.

Sono trascorsi tre anni dalla strage ferroviaria di Brandizzo, ma per le famiglie dei cinque operai travolti e uccisi da un treno mentre lavoravano sui binari il tempo sembra essersi fermato a quella terribile notte. Il ricordo oggi si accompagna ancora una volta alla richiesta di verità, giustizia e maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro.

Pier Carlo Lava

Nella notte tra il 30 e il 31 agosto 2023, Giuseppe Aversa, Kevin Laganà, Saverio Giuseppe Lombardo, Giuseppe Sorvillo e Michael Zanera stavano svolgendo un intervento di manutenzione nei pressi della stazione di Brandizzo, in provincia di Torino.

I cinque operai, dipendenti della società Sigifer, furono investiti da un treno in transito che procedeva a circa 160 chilometri orari. Per loro non ci fu alcuna possibilità di salvezza. Una tragedia che sconvolse l’Italia e riportò drammaticamente al centro dell’attenzione il problema della sicurezza sul lavoro, degli appalti e dei subappalti nel settore ferroviario.

Il ricordo delle cinque vittime

Questa mattina Brandizzo si è fermata per commemorare i cinque lavoratori. Dopo l’incontro nella sala consiliare e la celebrazione religiosa nella chiesa di San Giacomo Apostolo, un corteo ha raggiunto la stazione.

Davanti alla lapide commemorativa sono stati deposti fiori e sono stati nuovamente pronunciati i nomi delle vittime. Un minuto di silenzio e cinque fischi del treno, uno per ciascun operaio morto, hanno accompagnato il momento più intenso della cerimonia. Circa 250 persone hanno partecipato alla commemorazione, insieme ai familiari, alle istituzioni, ai sindacati e alle associazioni.

Il Comune di Brandizzo e l’associazione Sicurezza e Lavoro hanno confermato la volontà di costituirsi parte civile. Anche Rfi ha deposto una corona di fiori e ribadito, attraverso una nota, il proprio impegno per il rafforzamento della cultura della sicurezza e la collaborazione con le autorità giudiziarie.

Il 30 settembre l’udienza preliminare

A tre anni dalla strage, il processo vero e proprio non è ancora iniziato. Il prossimo passaggio giudiziario è fissato per il 30 settembre 2026 al Tribunale di Ivrea, quando si aprirà l’udienza preliminare.

Il giudice dovrà pronunciarsi sulle richieste di rinvio a giudizio formulate dalla Procura nei confronti di 21 persone e tre società: Rfi, Clf e Sigifer. Le contestazioni comprendono, a vario titolo, l’omicidio colposo plurimo e il disastro ferroviario colposo. Tutte le responsabilità dovranno naturalmente essere accertate nel contraddittorio processuale e vale per ogni persona coinvolta il principio costituzionale della presunzione d’innocenza.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, gli operai sarebbero stati autorizzati a iniziare l’intervento prima che la circolazione ferroviaria fosse effettivamente interrotta. L’inchiesta non si è però limitata alle decisioni prese quella notte: gli investigatori hanno esaminato anche l’organizzazione del lavoro, la formazione del personale, la valutazione dei rischi, i sistemi di controllo e la catena degli appalti e dei subappalti.

L’udienza preliminare si annuncia particolarmente complessa. A causa dell’elevato numero di persone coinvolte, il Tribunale di Ivrea ha previsto l’utilizzo di due aule collegate in videoconferenza. Sarà soltanto al termine di questa fase che si saprà chi sarà rinviato a giudizio e per quali contestazioni.

Il dolore e l’attesa delle famiglie

Tre anni costituiscono un tempo lunghissimo per chi ha perso un figlio, un fratello o un padre. Le famiglie non chiedono vendetta, ma vogliono conoscere fino in fondo come sia stato possibile mandare cinque lavoratori su un binario mentre un treno stava arrivando.

La giustizia deve accertare le singole responsabilità, ma Brandizzo ha già consegnato al Paese una verità che non può essere ignorata: la sicurezza non può dipendere soltanto dall’attenzione individuale dell’ultimo lavoratore della catena. Deve essere garantita da procedure rigorose, controlli effettivi, formazione adeguata e sistemi tecnologici capaci di impedire materialmente l’inizio di un lavoro quando la linea ferroviaria non è stata messa in sicurezza.

Ricordare Giuseppe Aversa, Kevin Laganà, Saverio Giuseppe Lombardo, Giuseppe Sorvillo e Michael Zanera significa quindi pretendere che quanto accaduto non venga considerato una tragica fatalità. Il prossimo 30 settembre comincerà una tappa fondamentale del percorso giudiziario. Per le famiglie e per l’intera comunità saranno ancora una volta giorni dolorosi, ma anche il momento nel quale la domanda di verità potrà finalmente entrare in un’aula di tribunale.

La strage di Brandizzo continua a ricordarci che la sicurezza sul lavoro non può essere considerata un costo, ma deve rappresentare un diritto irrinunciabile. Le responsabilità individuali saranno accertate dalla magistratura nel rispetto della presunzione d’innocenza, mentre resta il dovere collettivo di ricordare Giuseppe Aversa, Kevin Laganà, Saverio Giuseppe Lombardo, Giuseppe Sorvillo e Michael Zanera.

📍 Brandizzo, Città metropolitana di Torino, Piemonte, Italia

Per altre notizie, approfondimenti e contributi:

© 2026 Pier Carlo Lava – Riproduzione riservata

Nota sull’intelligenza artificiale: l’intelligenza artificiale è stata utilizzata come supporto nella ricerca, nella verifica delle informazioni e nell’organizzazione del testo. La stesura e la revisione finale sono state curate dall’autore, che ne assume la responsabilità editoriale.

Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale; non rappresenta il luogo reale della tragedia.

Commenti