Sanità alessandrina, la denuncia della FIALS: «Mancano circa 200 infermieri, situazione non più tollerabile»

 

Infermieri e infermiere consultano una cartella clinica nel corridoio luminoso di un ospedale pubblico.
La FIALS denuncia la mancanza di circa duecento infermieri nei presidi e nei servizi dell’ASL AL. Immagine creata con IA – a solo scopo illustrativo.

La carenza di personale torna al centro del confronto sulla sanità pubblica della provincia di Alessandria. La FIALS denuncia la mancanza di circa duecento infermieri e contesta il mancato rispetto di accordi sottoscritti con l’ASL AL. Un allarme che non riguarda soltanto le condizioni di lavoro degli operatori, ma anche la continuità e la qualità dell’assistenza garantita ai cittadini.

Pier Carlo Lava

La nuova protesta sindacale rilanciata dalla stampa locale riporta in primo piano una situazione che si trascina ormai da tempo. Secondo la FIALS di Alessandria, negli ospedali e nei servizi territoriali dell’ASL AL mancherebbero circa duecento infermieri. Il sindacato definisce la situazione non più tollerabile e denuncia anche il mancato rispetto di accordi precedentemente raggiunti con l’Azienda sanitaria.

Sul sito nazionale della FIALS non risulta, al momento della nostra verifica, un comunicato territoriale contenente integralmente queste nuove dichiarazioni. La pagina ufficiale della segreteria di Alessandria indica come segretario provinciale Alberto Accordi, ma precisa che non sono presenti notizie pubblicate dalla sede locale. La denuncia viene pertanto riportata come posizione sindacale diffusa attraverso la stampa, in attesa di eventuali documenti o repliche ufficiali. FIALS – Segreteria di Alessandria

Una carenza denunciata già nei mesi scorsi

Il problema non emerge improvvisamente. Il 9 aprile 2026 CISL FP, FIALS, Nursind e Nursing Up avevano già denunciato la mancanza di circa 170 infermieri nei presidi dell’ASL di Alessandria, annunciando possibili iniziative di mobilitazione.

In quell’occasione i sindacati avevano contestato l’assenza di soluzioni concrete alla carenza cronica di personale e la riduzione delle risorse destinate a remunerare i turni aggiuntivi, mentre venivano attivati nuovi servizi con ulteriori necessità assistenziali. RadioGold

Il passaggio da una stima di 170 unità a quella attuale di circa 200, se calcolato con criteri omogenei, indicherebbe un ulteriore aggravamento. Non disponendo però di una ricognizione pubblica aggiornata e dettagliata, è corretto precisare che entrambi i numeri rappresentano valutazioni sindacali, non dati ufficiali certificati dall’ASL AL.

Cosa comporta la mancanza di infermieri

Una carenza strutturale di personale non produce effetti soltanto sui turni di lavoro. Può determinare una maggiore difficoltà nella sostituzione di assenze, ferie, malattie e congedi, oltre a un crescente ricorso alle prestazioni aggiuntive e agli straordinari.

Quando gli organici sono ridotti, aumentano i carichi fisici ed emotivi per chi rimane in servizio. Il rischio è quello di alimentare un circolo vizioso: più turni, maggiore stress, difficoltà nella conciliazione tra vita e lavoro, crescente disaffezione verso la professione e possibili dimissioni.

Le conseguenze possono riflettersi anche sui cittadini attraverso una minore flessibilità organizzativa, la difficoltà ad aprire o mantenere pienamente operativi alcuni servizi e tempi più lunghi nella presa in carico dei pazienti.

La questione non riguarda, quindi, una sola categoria professionale. Difendere condizioni di lavoro sostenibili significa tutelare anche la sicurezza e la qualità dell’assistenza sanitaria.

La contestazione sugli accordi con l’ASL AL

Accanto alla carenza di organico, la FIALS contesta che alcuni accordi raggiunti con l’ASL di Alessandria sarebbero stati “calpestati”. In assenza del testo completo del comunicato sindacale, non è possibile precisare a quali intese si faccia riferimento né quali specifici impegni l’Azienda avrebbe disatteso.

Il tema, tuttavia, richiama precedenti confronti tra sindacati e ASL AL. Nel giugno 2024, dopo una protesta per la carenza degli operatori sociosanitari, era stato sottoscritto un accordo che prevedeva inizialmente l’ingresso di 36 nuovi OSS e successive valutazioni sulle necessità del personale. La Stampa

Il rispetto degli accordi è un elemento essenziale nelle relazioni sindacali. Quando le parti raggiungono un’intesa, è necessario che siano definiti tempi, risorse, responsabilità e modalità di verifica. Diversamente, il confronto rischia di trasformarsi in una successione di annunci incapaci di incidere concretamente sui reparti e sui servizi.

La posizione della Regione Piemonte

Nel luglio 2026 i sindacati piemontesi avevano espresso preoccupazione per una direttiva interpretata come possibile blocco delle assunzioni. L’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi aveva respinto questa lettura, sostenendo che non fosse previsto alcuno stop e che la Regione stesse effettuando una ricognizione per individuare le carenze e procedere con le assunzioni necessarie.

Riboldi aveva inoltre dichiarato che dal 2019 sarebbero stati assunti oltre 4.200 professionisti in più nel sistema sanitario piemontese. È la posizione della Regione, che deve però essere confrontata con le criticità segnalate nei singoli territori e con la distribuzione effettiva del personale tra aziende, ospedali, reparti e servizi. RadioGold

Un incremento complessivo regionale, infatti, non esclude che alcune aree professionali o aziende sanitarie possano continuare a presentare carenze particolarmente rilevanti.

Servono numeri pubblici e un piano verificabile

Il primo passo per affrontare seriamente il problema dovrebbe essere la pubblicazione di una ricognizione trasparente e aggiornata degli organici. Sarebbe necessario conoscere, presidio per presidio e servizio per servizio:

  • quanti infermieri sono previsti dalle dotazioni organiche;
  • quanti sono effettivamente in servizio;
  • quante unità risultano assenti o non pienamente disponibili;
  • quanti pensionamenti e trasferimenti sono attesi;
  • quali assunzioni sono programmate;
  • quali accordi sindacali risultano ancora da applicare.

Senza questi elementi, il confronto rischia di fermarsi a una contrapposizione tra le denunce dei lavoratori e le rassicurazioni delle istituzioni.

La sanità alessandrina ha bisogno di una programmazione che non si limiti a sostituire chi lascia il servizio, ma che consideri l’invecchiamento della popolazione, l’aumento dei bisogni assistenziali, l’apertura delle strutture territoriali e la necessità di rendere nuovamente attrattiva la professione infermieristica.

La necessità di una risposta dell’ASL AL

Di fronte a una denuncia così rilevante, sarebbe importante conoscere la posizione aggiornata dell’ASL di Alessandria: quanti infermieri risultano effettivamente mancanti, quali procedure di assunzione sono in corso e quali accordi vengono contestati dalla FIALS.

Una risposta fondata su numeri verificabili aiuterebbe a comprendere le reali dimensioni del problema e a evitare che una questione decisiva per la salute pubblica rimanga confinata allo scontro tra dichiarazioni contrapposte.

La denuncia sindacale non può essere liquidata come una semplice rivendicazione di categoria. Se gli organici sono insufficienti, il problema riguarda direttamente i cittadini, le famiglie e la capacità del sistema sanitario provinciale di garantire servizi sicuri e continuativi.


GEO: La FIALS denuncia la mancanza di circa duecento infermieri nei presidi e nei servizi dell’ASL AL, che comprende gli ospedali e le strutture sanitarie territoriali della provincia di Alessandria, tra cui Acqui Terme, Casale Monferrato, Novi Ligure, Ovada e Tortona.

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