Mario Fratti e 99 Personaggi e Persone nella memoria di Goffredo Palmerini.


di Gabriella Izzi Benedetti

 Non finisce di stupirci Goffredo Palmerini per la capacità tutta particolare di comporre una sorta di spartito in cui volti, figure, situazioni vivono quasi all’unisono, seppur in formule differenti, entro ritmi e figurazioni proprie, accomunate però da una identità che l’autore sente quale valore primario, conducendolo alla ricerca di legami virtuali ma indissolubili fra le varie realtà soprattutto culturali, perché non vengano disperse, si riconoscano, si potenzino ritrovino l’orgoglio di appartenenza.

I due volumi Ricordando Mario Fratti (One Group Edizioni, aprile 2026) e Personaggi e

Persone - 99 profili, un patrimonio di memoria (One Group Edizioni, giugno 2026)

appartengono a questo legame con la terra natia, in particolare L’Aquila, ma l’Abruzzo e

in sostanza l’Italia, nazione che ha subìto una emorragia di genialità che altri paesi hanno

raccolto e valorizzato. E non sempre l’inclusione è stata facile e gratuita. Eternamente

attuali i versi di Dante Alighieri: “Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e com’è

duro calle lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale” (Paradiso canto XVII).

Eppure la genialità italiana ha trovato spazi e riscontri. E non sempre per effetto di un

esodo imposto da necessità di vita, ma per libera scelta dovuta al senso dell’avventura e

della conoscenza; soprattutto all’apertura che in altre realtà si riscontra verso il talento, e

che purtroppo la nostra nazione non sempre dimostra; spesso manca la lungimiranza che

si riscontra altrove, nella capacità di apprezzare e promuovere talenti, non sempre perché

da noi non riconosciuti, ma per una sorta di disinteresse, o negligenza, o preclusioni anche

ideologiche.

Un caso emblematico è quello relativo a Mario Fratti, autentico genio aquilano, del quale

il Palmerini offre un resoconto di vita. L’amicizia che ha legato a lungo l’autore con Mario

Fratti già in altri volumi gli ha dettato pagine intense. In questo, intende soprattutto dare

voce ai tanti che l’hanno amato e apprezzato. E ovviamente a lui, Mario Fratti, che

racconta come le sue prime opere, nonostante un buon giudizio di critica siano state

emarginate in quanto “l’Italia di allora non accettava testi teatrali dove era palese la

denuncia dei problemi sociali, le forti differenze fra le classi, l’ispirazione politica di sinistra

che li animava”. Anche un suo romanzo non fu accettato per la pubblicazione.

Comunque qualcosa si muoveva grazie alla valutazione positiva della critica, sicché nel

’62 il testo teatrale Suicidio partecipò al Festival dei due Mondi di Spoleto e qui avvenne

il miracolo, poiché visto e apprezzato dall’attore e regista statunitense Lee Strasberg,

decise di mettere in scena l’opera a New York. Il trasferimento temporaneo dell’autore

divenne definitivo, a New York il Fratti si sentì a casa. Oggi viene considerato uno dei

maggiori drammaturghi. In Italia ce lo siamo perso. E ciò nonostante continua ad essere,

in Patria, non sufficientemente conosciuto.

Riferire seppure in sintesi le tante testimonianze di cui è corredato il testo, è impossibile.

Quella di Rosemary Serra ha per titolo “Tutti matti per Fratti”, belle le testimonianze, fra le

altre, di Liliana Biondi, Gabriele Lucci, Mino Sferra. Mi soffermo su quella di Monia

Manzo del 2025 che conobbe Mario Fratti grazie a un amico comune che “decise di

concedermi l’onore di poterlo incontrare … Mi occupavo già di storia di teatro e

drammaturgia e stavo per laurearmi una seconda volta in materie umanistiche… Pensai

[che] avevo la possibilità di poter interagire con un personaggio di enorme levatura

intellettuale e umana. Queste caratteristiche si sono sempre confermate … Tutto ciò che lo

riguarda … lo fa distinguere per il suo peculiare e prezioso contributo alla società

attraverso temi che vanno dall’impegno politico fino a quello unicamente umano, sotteso

da temi di tipo psicologico”.

Molto sentita è la narrazione di un suo grande amico, Piero Picozzi “Mario, una persona

davvero speciale”: “Di Mario ho ricordi intensi ed emozionanti. Aveva una generosità

impareggiabile, un senso dell’accoglienza e dell’ospitalità spiccatissimo, specie verso i

giovani che si avvicinavano al teatro, aspirando a diventare autori e attori, o anche per

preparare un esame universitario o una tesi di laurea sul teatro. A tutti egli dava consigli…

incoraggiava tutti invitandoli a non mollare mai … era la bontà fatta persona, specie verso i

poveri che purtroppo riempiono le strade e la Metropolitana di New York … si fermava

qualche minuto a parlare con parole di fraternità e con l’aggiunta di qualche dollaro …

Insomma non ho mai incontrato una persona che possa minimamente competere con lui

per gentilezza, generosità, saggezza e soprattutto rispetto per gli ultimi”.

Un altro prezioso contributo Goffredo offre con il volume Personaggi e Persone, 99

profili, un patrimonio di memoria, suggestiva rievocazione, opera corale e documentaria

contro l’oblio che annebbia ed esclude, restituendo ai 99 personaggi citati, inseriti in una

sorta di rete virtuale, un’identità che durerà nel tempo, e non verrà alterata dalla inevitabile

approssimazione che il trascorrere degli anni produce. Tributo doveroso verso chi ha

partecipato attivamente alla crescita culturale, civile, umana di un’epoca come la nostra

avviata verso una involuzione culturale ed etica preoccupante e che da questi esempi di

vita può trovare spunti di ripresa. Il mondo attuale, con una morale dalle maglie sempre

più larghe, dalla banalizzazione riguardo a tematiche esistenziali, travolta da social e da

un edonismo dilagante, ha più che mai bisogno di rintracciare attraverso storie esemplari

un recupero qualitativo, una pausa di riflessione.

La globalità della ricerca rende questo testo raro e pregevole; volti, espressioni sorridenti o

pensosi che siano creano immediata empatia; di alcuni, pochi, ho memoria: di Anna

Ventura, la cui amicizia e stima mi è stata cara, e di cui l’autore sottolinea “la finezza,

l’eleganza, la signorilità e la grande cultura umanistica”. David Sassoli ho avuto modo di

seguirlo nei suoi interessi politici, persona di rara gentilezza e simpatia, così come molto

simpatico riuscì a me e mio marito Michel Piccoli, incontrato a Venezia dov’eravamo per il

premio Campiello e lui per la Mostra internazionale d’Arte cinematografica. Ci fu una cena

di scrittori alla quale partecipò e ne apprezzammo lo spirito e il savoir faire.

Gilberto Malvestuto, invece, lo invitai in qualità di presidente della Società Vastese di

Storia Patria “Luigi Marchesani” e lui, felice di esserci, nonostante anni e acciacchi

raccontò in forma chiara, e per certi versi coinvolgente, la sua esperienza nella Resistenza

come giovane ufficiale della Brigata Maiella; fu un pomeriggio molto partecipato. Ma ogni

figura ci viene incontro con un che di familiare, poiché l’elemento umano prevale, al di là

delle differenziazioni di luoghi, tempi e l’unicità che ci distingue tutti, e la maggiore o

minore notorietà. Le radici comuni diramate in ogni continente creano la rete che le tiene

unite.

Scrive Andrea Fusco: “Il lettore scoprirà i tratti umani di giganti della cultura e dello sport

e la dedizione di uomini come Mario Fratti o Dan Fante, come Enrico Mancinelli o Gaetano

Bafile, come Joseph D’Andrea o Giovanni Margiotta, come Omero Sabatini o Franco Ricci,

che nelle Americhe hanno tradotto il sacrificio in leadership. Sono figura che

incuriosiscono perché portatrici di un segreto: come si resta fedeli a se stessi pur

cambiando mondo?” Quanto nel tempo l’autore ha provato ad ogni tocco di campana che

annunziava una dipartita, è così vivo e immediato, che appassiona ed emoziona. 

Presidente Società Vastese di Storia Patria




A cura di Francesca Giordano


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