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Sera
E' l'ora che il giorno
si spegne d'assorta
agonia, pallido fiato.
E tace ogni sospiro!
Di solitudine le stelle
in frammenti di cielo.
Di solitudine le stelle
in frammenti di cielo.
D' oscurità s'è vestito
ora che la sera giunge
da margini d'empireo.
Di candida dolcezza,
la soglia scavalca la
luna, piuma d'argento,
librata luce d'astrale.
Vincenzo Savoca
Marina di Ragusa
SERA di Vincenzo Savoca
Sera è un’intensa lirica di gusto ermetico che cattura l’istante sospeso del trapasso dalla luce alle tenebre, trasformando un fenomeno naturale in un’esperienza di profonda raccoglimento interiore.
La poesia si apre con una personificazione del giorno che si spegne lentamente ("assorta agonia, pallido fiato"), introducendo un senso di attesa quasi sacra. Nella seconda e terza stanza, il silenzio si fa assoluto: il cielo frammentato e l'oscurità che giunge dai "margini d'empireo" evocano una solitudine cosmica e solenne, in cui ogni rumore terreno tace.
Il punto di svolta risiede nella quarta e ultima quartina, dove la comparsa della luna capovolge il tono del componimento. Definita con delicatezza "piuma d'argento" e "librata luce d'astrale", la luna non si limita a illuminare la notte, ma la purifica, donando al lettore una sensazione di candida dolcezza e serenità.
Con un uso sapiente della metafora e del verso libero, Vincenzo Savoca riesce a bilanciare la malinconia del tramonto con la grazia del cielo notturno, regalandoci un ritratto essenziale, evocativo e di grande impatto visivo.
Recensione di Francesca Giordano
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E tace ogni sospiro!
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