IL RISVEGLIO DELL’AMORE di NICOLA COMBERIATI.

 



IL RISVEGLIO DELL’AMORE di NICOLA COMBERIATI
con prefazione di Enzo Concardi

Pubblicato il libro di poesie dal titolo “Il risveglio dell’amore” di Nicola Comberiati, con
prefazione di Enzo Concardi, nella prestigiosa collana “Alcyone 2000”, Guido Miano
Editore, Milano 2026
.

NICOLA COMBERIATI è nato a Petilia Policastro (KR) e vive a Roma dagli anni ‘60. Impegnato nel sociale, ha creato una scuola popolare nelle baracche della borgata alessandrina di Roma, ha
lavorato all’AIAS e poi al Comune di Roma per l’integrazione dei ragazzi diversamente abili. Ha
insegnato Storia e Filosofia in molti licei della Capitale ed è stato Dirigente Scolastico nell’ITC Lucio Lombardo Radice. Ha lavorato con l’ANCEI - Formazione e Ricerca come psicologo all’Istituto Paritario Bonifacio VIII di Anagni e all’Istituto Maria Consolatrice in Roma-Portonaccio e si interessa della formazione dei docenti. Ha fondato la Biblioteca Altilibri in località Altipiani di Arcinazzo. Ha pubblicato varie raccolte di poesie.

Appena presa in esame la struttura letteraria della raccolta poetica Il risveglio
dell’amore di Nicola Comberiati
, mi è parsa subito evidente una certa somiglianza con
l’impostazione della cosiddetta “musica a programma”, dove una composizione
strumentale racconta una storia, descrive un paesaggio, evoca un’idea extra-musicale.
Nata per superare i confini dei puri suoni, si affida spesso a un testo scritto dal
compositore, con la funzione d’essere una guida per l’ascoltatore. I musicologi e gli
storici della musica, citandone le origini, risalgono al Rinascimento e a Le quattro stagioni
di Antonio Vivaldi, celeberrimi concerti che descrivono i suoni, le atmosfere e gli eventi
climatici di ogni stagione, accompagnati proprio da “sonetti” scritti dallo stesso
compositore. Il suo sviluppo maggiore avviene tuttavia durante il Romanticismo europeo
ottocentesco, quando i vari compositori sentono l’esigenza di fondere la musica con la
letteratura e le arti visive: operazione culturale alla quale oggi viene conferito il nome di
“parallelismo delle arti”.


Ora, leggendo la suddivisione in due parti del suo libro, Comberiati suggerisce al lettore
i temi trattati. Prima parte: Amori, affetti, speranze. Seconda parte: Indignazioni, dolori,
riscatti. È lui stesso a sottolineare tale scelta nella nota introduttiva, mostrando
l’intenzione e la preoccupazione di sviluppare problematiche precise e definite (spartito
ove i versi assolvono la stessa funzione delle note), ovvero di procedere con una poetica
programmatica e tematica, che coerentemente si dipana nel suo sviluppo enunciato. La
musicalità è data dal lirismo, dalle tonalità, dai ritmi, dalle scansioni e dalle immagini
supportate da un linguaggio variegato, originale, non convenzionale, teso a dipingere
atmosfere ed emozioni galoppanti. Nell’affrontare la materia della raccolta, egli viaggia -
come analizzeremo nel prosieguo - in dimensioni bipolari, sia per quanto riguarda la
lettura della realtà, sia per ciò che concerne l’interiorità emotiva e spirituale, tracciando
itinerari che vanno dal personale all’universale, dall’autobiografico al sociale, dal
sentimentale-affettivo al logico-razionale, dall’ideale all’onirico.


Le figure affettive di rilievo che emergono nella prima parte si possono identificare con
certezza nella madre, in Vittoria ovvero la donna della sua vita e nel figlio Daniele, alle
quali dedica liriche assolutamente non retoriche - e questa caratteristica le sottrae dal
sentimentalismo di maniera e dal conformismo letterario - che si fanno apprezzare anche
per il piglio non troppo memoriale nel caso della madre; per l’amore silenzioso e
appassionato allo stesso tempo nel caso di Vittoria; per l’assenza di paternalismo
sapienziale nel caso del figlio Daniele.


Mia madre era una donna antica è la poesia che apre la raccolta di Comberiati ed è
primo ed ultimo verso della stessa. Quell’aggettivo antica racchiude in sé tutto un mondo
di trascorsi valori, di usanze, di fatiche, di amore materno, di speranze per il futuro:
generatrice di nove vite, lavoratrice sui telai, presenza costante ed orgogliosa nei lavatoi,
premurosa nello sfamare i figli coi frutti della natura mettendo insieme un pasto povero…
E poi il poeta crea i versi più belli di questo suo omaggio alla Madre: «…Mia madre mi
allattava/ con i sospiri dei sogni,/ sussurrava parole magiche/ alla fiamma ardente del
focolare… Ti ringrazio, Madre,/…/ d’avermi partorito come Maria/ sulla strada assolata
del Sud/ e d’avermi lasciato in eredità/ la libertà…». Un ritratto realistico e sognante,
un’elegia moderna radicata nella storia, nella memoria della terra natia, con
accostamento alla sacralità della vita e della maternità.

Seguono le liriche della poesia amorosa, testimonianza di un legame che unisce la
Venere Pandemia e la Venere Celeste dei miti classici e della filosofia platonica, che
rappresentano - come è noto - la prima l’amore carnale, terreno e passionale, la
seconda l’amore spirituale dedicato all’elevazione dell’anima, dell’intelletto, della virtù.
Nel nostro poeta le due dimensioni sono compresenti, come rilevabile - esemplificando
- in Sognerò, L’Amore quotidiano, Il silenzio dell’amore, A lei. In lui, dunque, troviamo
un canto che celebra l’interezza dell’amore, senza dualismi contrapposti, ma con la
fusione di ciò che spesso, nelle elaborazioni filosofiche è separato: in altri termini, se
l’uomo è anima e corpo, egli ama con l’anima e il corpo, senza artificiose riduzioni in un
senso o nell’altro. Tale è per il poeta l’amore autentico e per una sola donna: Vittoria. Un
messaggio ricco di contenuti, difficile da realizzare, soprattutto in contesti societari e
culturali che tendono a divulgare concezioni dell’amore al ribasso, riducendolo spesso
alla dimensione dell’usa e getta.

Sognerò esalta la passione della fedeltà monogamica con immagini fantasiose e
accattivanti del desiderio maschile e femminile, per concludersi con un vissuto
metaforico: «Ti ho rivisto, mio amore,/ mentre scendevi i fondali/ a cercarmi». L’Amore
quotidiano è scritto come la vittoria sull’ennui di tanti trantran della vita di coppia: «…Amo
la donna/ che vive accanto a me/ senza platonico romanticismo,/ nella concretezza del
bacio quotidiano.// Il tempo passato accanto a te,/ Amore,/ è la disfatta della noia».
Il silenzio dell’amore è una piccola perla lirica - più nel senso della comunicatività che
dell’estetica - del sentimento interiore autentico che non ha bisogno della parola per
esprimersi, ma della vicinanza, della condivisione, dell’empatia silenziosa:
«…Appartengo alla schiera/ dei muti d’amore./…/ Condivido con lei/ il mare, il sole, il
vento,/ i colori trepidanti/ delle attese primavere…». E la quartina finale ci proietta in
dimensioni metafisiche e misteriose che lasciano spazio all’ignoto e all’enigmatico
necessario per regalare ali infinite al volo di una vita a due: «…Cammino in silenzio/
accanto alla tua anima/ rappresa nel mio/ insondabile Silenzio». Anche A lei, nella quale
il dono totale reciproco è avvenuto, nonostante l’apparenza epidermica dell’unione, si
realizza una sorta di schiavitù d’amore, riconosciuta e ammessa nel verso finale: «Ed ora
sono imprigionato dal mistero». Ed il mystérion svela inevitabilmente la sostanza
irrazionale dell’amore.

Dall’amore coniugale all’amore filiale lo spirito del poeta non rinuncia allo stupore
dell’esistenza, al racconto di una buona novella, al mito dell’infanzia, alle emozioni di una
nuova avventura esistenziale: una paternità vissuta con la leggerezza dell’essere e con
la responsabilità educativa, sebbene celata nei versi sbarazzini e un po’ naif. Così A mio
figlio canta la venuta di Daniele, pargolo che ha attratto, in lui poeta, la sua attenzione
creativa: «E tu, bambino,/ mi hai preso come ostaggio/ prigioniero io/ della tua
meravigliosa fantasia». Sembra proprio ricalcare la concezione di Paulo Freire,
pedagogista brasiliano: «Nessuno educa nessuno. Tutti ci educhiamo con la mediazione
del mondo». E Comberiati poetizza: «…Tu vieni e mi canti una musica nuova/ senza
afoniche discordanze».

Nella prima parte si canta anche l’amicizia (Amico mio), una rievocazione vivace e
profonda di una crescita insieme, fino a quando il filo dell’aquilone per l’altro si è
spezzato, e nel ricordo il poeta traccia un ritratto: «…Ti sei lasciato trasportare da sfide,
curiosità,/ e desiderio di cambiamento,/ ma con i piedi piantati nella terra/ che ti ha
generato…». C’è, ancora, una specie di autoritratto poetico (La solitudine del verso) che
sembra delineare la ricerca di un’identità forse smarrita: «…Come un gabbiano/ sfido il
mare/ e traccio arcate di fantasia/ lungo l’Oceano.// Cerco nel vento/ l’aldilà del mio
essere,/ i sospiri della nascita/ e i suoni di antiche melodie».

Tra i numerosi spunti della seconda parte (Indignazioni, dolori, riscatti) ne segnaliamo
alcuni tra i più significativi che riguardano la persistenza della guerra anche nei nostri
tempi; il fenomeno dei femminicidi, segno parossistico di cultura, mentalità, educazioni
sbagliate; le tragedie dei migranti nel Mare Nostrum; il male oscuro che attanaglia le
anime contemporanee; il dolore provocato dalla pandemia del Covid; l’emarginazione dei
disabili; il problema ambientalista e dulcis in fundo… la crisi della Poesia.

Tutto tale ventaglio tematico evidenzia la presenza della poesia civile e di denuncia
sociale tra le poetiche dell’autore, nonché l’umana comprensione del dolore, dei drammi
e delle tragedie epocali, della vicinanza alle nuove generazioni e l’interesse per i
problemi della natura del pianeta. Troviamo qui spesso l’utilizzo del sacro furore poetico
come mezzo per stigmatizzare ogni forma di violenza, sia che si tratti della guerra in
Ucraina (dimensione storico-politica), dell’uccisione di Giulia Cecchettin (amori criminali)
o della tragedia dello Steccato di Cutro (fenomeni migratori). Una poetica del dolore si
esprime anche nella memoria della pandemia, periodo recente della nostra storia la cui
lezione sembra ormai dimenticata dai più o nel patimento della coscienza ecologica,
provocato dai disastri climatici.

Ma perché secondo il poeta la Poesia è in crisi? Lasciamo a lui la parola su cui
meditare: «La poesia/ di questi tempi/ si è fatta spettacolo/ moda/ passerella/ lagnanza e
sconfitta,/ capitolo d’amore/ stracciato anzitempo.// Vittimismo celebrativo.//…// Voglio
riscoprire/ il silenzio interiore/ della libertà/ del verso» (Poesia decaduta).

ENZO CONCARDI



A cura di Francesca Giordano

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Commenti

  1. Un viaggio tra parola e impegno: l'emozione autentica della poetica di Nicola Comberiati.

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