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| Domenico Rossi, consigliere regionale del Piemonte, denuncia insieme a Daniele Valle le disuguaglianze territoriali nell’assistenza alle persone con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. |
I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione rappresentano una delle emergenze sanitarie più complesse, soprattutto perché richiedono percorsi multidisciplinari lunghi, continui e capaci di coinvolgere medici, psicologi, psichiatri, dietologi, dietisti, educatori e famiglie. In Piemonte, tuttavia, la possibilità di ricevere cure appropriate continua a cambiare sensibilmente da una provincia all’altra.
L’allarme arriva dai consiglieri regionali del Partito Democratico Domenico Rossi e Daniele Valle, che annunciano una mozione e una richiesta di chiarimenti alla Giunta regionale. Il loro giudizio è netto: a quattro anni dall’approvazione della Legge regionale 10 del 2022, la rete piemontese dedicata ai disturbi alimentari resta incompleta, disomogenea e troppo dipendente da finanziamenti temporanei.
Il documento degli Stati Generali dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione in Piemonte, promosso da Motore Sanità, conferma gran parte delle criticità denunciate. I finanziamenti aggiuntivi hanno prodotto risultati concreti: nel Centro regionale esperto la lista d’attesa è scesa da circa otto mesi a una media di quaranta giorni, mentre i casi urgenti possono essere valutati entro una decina di giorni. Le risorse hanno permesso anche di aumentare le prestazioni psicologiche, dietistiche e psichiatriche.
Proprio questi risultati dimostrano, però, quanto sia determinante la presenza di personale dedicato. Numerosi servizi continuano infatti a dipendere da professionisti assunti con incarichi a tempo determinato o per poche ore settimanali. Quando un contratto scade, non viene soltanto ridotta l’attività amministrativa: rischiano di interrompersi psicoterapie, controlli nutrizionali, sostegno alle famiglie e percorsi di passaggio dall’età evolutiva a quella adulta.
La situazione è particolarmente delicata anche per Alessandria. Il rapporto evidenzia una marcata differenza all’interno del quadrante sud-orientale: mentre ad Asti opera un’équipe più completa, composta da psichiatri, psicologi, dietologi, dietisti ed educatori, ad Alessandria la scarsità di personale non ha consentito di costruire percorsi altrettanto specifici. I pazienti vengono prevalentemente presi in carico attraverso i normali servizi dei Centri di salute mentale.
Un altro vuoto riguarda il cosiddetto livello intermedio, cioè i servizi collocati tra la semplice assistenza ambulatoriale e il ricovero: day hospital terapeutici, pasti assistiti, percorsi semiresidenziali, gruppi intensivi e attività educative. Quando questo livello manca, alcuni pazienti finiscono in ospedale anche se potrebbero essere seguiti sul territorio, mentre altri restano affidati a cure ambulatoriali non sufficienti rispetto alla gravità della loro condizione.
La distribuzione geografica dei servizi resta inoltre profondamente squilibrata. Nel Verbano-Cusio-Ossola non è presente una vera struttura di dietologia dedicata e un paziente residente nella zona di Domodossola può dover percorrere circa cento chilometri per raggiungere Novara. Il Centro regionale esperto dispone, inoltre, di appena sette posti letto per pazienti adulti, chiamati a rispondere alle necessità dei casi più complessi provenienti dall’intero Piemonte.
La Legge regionale 10/2022 prevedeva espressamente una rete integrata, il Codice Lilla nei Pronto Soccorso, percorsi ambulatoriali, day hospital, ricoveri specialistici, strutture residenziali e sostegno alle famiglie. Gli obiettivi indicati dalla norma coincidono quindi con molte delle carenze rilevate quattro anni dopo.
Va tuttavia precisato che non è corretto parlare di una totale assenza di stanziamenti regionali. La Regione ha previsto per il triennio 2026-2028 un contributo complessivo di 900.000 euro, pari a 300.000 euro l’anno, destinato al fondo regionale per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Il problema politico sollevato da Rossi e Valle riguarda soprattutto l’adeguatezza delle risorse e la loro capacità di trasformarsi in personale stabile, servizi intermedi e posti letto distribuiti sul territorio.
Pier Carlo Lava
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Il comunicato di Domenico Rossi e Daniele Valle
«Senza risorse strutturali regionali la Legge Regionale 10/2022 sui Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione rischia di restare un manifesto incompiuto. Ma così si vanificano gli sforzi degli operatori». Lo affermano i consiglieri regionali del PD Domenico Rossi e Daniele Valle.
A quattro anni dall’approvazione all’unanimità della norma, la presa in carico dei pazienti in Piemonte non decolla. I dati emersi dagli Stati Generali promossi da Motore Sanità certificano un paradosso inaccettabile: dove si è investito le liste d’attesa sono crollate da otto mesi a quaranta giorni, ma la legge regionale è rimasta priva di gambe finanziarie e l’intero sistema è tenuto in piedi unicamente dai contratti precari legati ai fondi straordinari del Ministero.
«La legge del 2022 ha avuto il merito di avviare il Tavolo Tecnico interdisciplinare e di promuovere il Codice Lilla nei Pronto Soccorso, ma senza risorse strutturali regionali rischia di restare un manifesto incompiuto. Non si possono curare patologie complesse come anoressia, bulimia e binge eating tramite contratti a termine di pochi mesi. Se scadono i contratti di psicologi, dietisti e psichiatri, si interrompono percorsi terapeutici salvavita che durano anni, abbandonando centinaia di famiglie», sottolineano i consiglieri.
Il report di Motore Sanità evidenzia inoltre gravi disomogeneità sul territorio piemontese, innanzitutto tra area metropolitana e aree interne. Il cosiddetto “livello intermedio”, nel quale rientrano day hospital terapeutici e pasti assistiti, è presente soltanto in pochissime realtà, provocando ricoveri ospedalieri impropri o cure ambulatoriali insufficienti.
In province come il Verbano-Cusio-Ossola non esiste una dietologia dedicata, costringendo pazienti e famiglie a viaggi di oltre cento chilometri per raggiungere i centri di cura. Infine, ci sono appena sette posti letto regionali per adulti destinati alle emergenze più complesse.
«Alla luce di questi dati – concludono Rossi e Valle – presenteremo una mozione e una richiesta di chiarimenti immediati in Consiglio regionale: la Giunta stanzi risorse proprie a bilancio per stabilizzare il personale dei Team DNA, attui pienamente la L.R. 10/2022 e garantisca in ogni quadrante sanitario i posti letto necessari e almeno un day hospital con pasti assistiti. Curarsi in Piemonte non può essere una lotteria legata al codice di avviamento postale».
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La richiesta dei due consiglieri pone dunque una questione precisa: non basta finanziare temporaneamente alcuni professionisti se non viene garantita la continuità terapeutica. Per patologie che possono richiedere uno o due anni di trattamento, la stabilità delle équipe non è un elemento accessorio, ma una componente essenziale della cura. La vera verifica dovrà riguardare come saranno utilizzati gli stanziamenti regionali, quanti contratti potranno essere mantenuti e quali servizi verranno concretamente attivati in ogni territorio, a cominciare da quello alessandrino.
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Il consigliere regionale Domenico Rossi durante un intervento pubblico. Sullo sfondo è visibile la bandiera del Partito Democratico.
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