CON L’AI ACT MIGLIAIA DI AZIENDE SONO A RISCHIO DI MULTE MILIONARIE: NASCE IN ITALIA “ZERO TO AI”.

FORMAZIONE PER EVITARE BRUTTE SORPRESE. NASCE IN ITALIA “ZERO TO AICON L’AI ACT MIGLIAIA DI AZIENDE SONO A RISCHIO DI MULTE MILIONARIE.

L’entrata nel vivo dell’AI Act europeo fissava una scadenza cruciale il 2 agosto per le aziende italiane (scattano gli obblighi di trasparenza previsti dall’Art. 50), proprio nel momento di massima pausa lavorativa. Un paradosso temporale aggravato da uno scenario globale allarmante: secondo il recente studio di The Adecco Group c’è un profondo divario tra le ambizioni legate all’IA e la reale preparazione dei manager, con la stragrande maggioranza dei dirigenti che ammette di non avere competenze adeguate. Tra nuovi stringenti obblighi di compliance, un deficit formativo interno e sanzioni che possono arrivare fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato. “L’AI Act è un cambio di paradigma nel modo in cui le imprese si rapportano con l’IA: oggi non si tratta solo di adeguarsi, ma di saper cogliere le opportunità strategiche e di competitività che questa legge porta con sé” spiega l’Avv. Gabriele Franco di PANETTA Consulting Group, esperto di IA e autore del libro già bestseller “AI Act spiegato semplice”. Con una piattaforma agile come AI Play vogliamo fornire agli imprenditori la bussola necessaria.

Con una piattaforma agile come AI Play e un percorso strutturato come ZERO TO AI, vogliamo
fornire agli imprenditori la bussola necessaria per navigare questa transizione colmando quel
vuoto di competenze che oggi blocca il mercato. L’intelligenza artificiale ha già cambiato le regole
del business: le aziende oggi possono scegliere se subire questa rivoluzione, rischiando sanzioni e
obsolescenza, o se diventarne protagoniste assolute, guidando l’innovazione nel pieno rispetto
delle regole europee.

Il 2 agosto è scattata l’ora X per l’Articolo 50 dell’AI Act: a 24 mesi dall’entrata in vigore del
Regolamento, diventano pienamente applicabili i nuovi stringenti obblighi di trasparenza per
qualsiasi azienda sviluppi o utilizzi sistemi di IA che interagiscono con le persone o generano
contenuti, compresi deep fake e testo. Così, mentre l’Italia si prepara a staccare la spina per le
consuete ferie estive, il timer dell’Unione Europea sull’Intelligenza Artificiale continua a scorrere
inesorabile. Ci troviamo di fronte a una "tempesta perfetta": da un lato l’urgenza normativa,
dall’altro una profonda impreparazione ai vertici aziendali. A fotografare questo scenario è il
recente report globale di The Adecco Group, che ha evidenziato un allarmante divario tra le
ambizioni aziendali legate all’IA e la reale preparazione dei dirigenti che dovrebbero guidare il
cambiamento. Mentre il 45% dei leader aziendali prevede l’integrazione di agenti di intelligenza
artificiale nei flussi di lavoro entro un anno, solo il 22% crede che le proprie organizzazioni stiano
sviluppando le capacità digitali necessarie a tenere il passo con il cambiamento e, ancora, solo il
31% afferma che la leadership possieda competenze e conoscenze sufficienti in materia di IA per
comprenderne i rischi e le opportunità. È esattamente in questo scenario di fragilità formativa che
si inserisce lo spartiacque normativo europeo. Il mese di agosto segna infatti unpassaggio
fondamentale per l’applicazione dell’AI Act, il primo quadro normativo globale sull’IA.

 La vera sfida per le imprese oggi in Italia non è solo tecnologica, ma legata al capitale umano,
all’assetto legale e alla strategia. A confermare la fragilità di questo quadro sono i dati diffusi da
Assolombarda sulle rilevazioni ISTAT: anche se l’impiego dell’IA in Italia è in progressiva diffusione,
con la percentuale di imprese con più di 10 addetti che l'adottano passata dall’8,2% nel 2024 al16,4% nel 2025, tra le realtà di piccola dimensione (10-49 addetti) che utilizzano l’IA oltre
un’impresa su quattro (27,8%) non specifica un chiaro ambito aziendale di utilizzo, a indicare
un’adozione ancora poco strutturata, iniziale e sperimentale, a cui si sommano gli ostacoli
principali evidenziati dalle stesse aziende, tra cui spicca la mancanza di competenze per il 58,6%
degli intervistati.

 “L’AI Act è stato approvato nel 2024 e le prime regole sono diventate applicabili nel 2025: tra
queste vi sono i divieti per una serie di pratiche di IA e un nuovo obbligo di formazione in materia di
intelligenza artificiale del personale – spiega Gabriele Franco, avvocato di PANETTA Consulting
Group ed esperto di IA –. Dal 2 agosto si entra in una nuova decisiva fase: al centro ci sono le
regole di trasparenza per sistemi interattivi, come chatbot e agenti, IA generativa, deep fake e testi
generati o manipolati artificialmente”. Il paradosso estivo è evidente: mentre molti rimandano le
decisioni a settembre, le scadenze europee e il mercato impongono un’accelerazione e un
upskilling immediato. Ignorare questi passaggi espone le aziende al grave svantaggio competitivo
evidenziato dallo studio Adecco e a sanzioni draconiane legate all’AI Act: fino a 35 milioni di euro
(o il 7% del fatturato globale) per l’uso di sistemi vietati, e fino a 15 milioni (o il 3%) per le
violazioni delle nuove regole sulla trasparenza. “L’AI Act non è solo una normativa, ma un vero
cambio di paradigma nel modo in cui le imprese sviluppano, utilizzano e governano l’IA - spiega
l’esperto, l’Avv. Gabriele Franco, autore del libro già bestseller di settore “AI Act spiegato
semplice” (Glow Books, 2026) – per questo oggi non si tratta solo di adeguarsi, ma di
comprendere come l’AI Act può diventare una leva strategica, un elemento di fiducia e un motore
di competitività per qualunque organizzazione”.

Oggi il vero ostacolo è la mancanza di consapevolezza: molti leader aziendali non sanno ancora
come valutare la conformità dei propri software né come formare adeguatamente i dipendenti. È
proprio per colmare questo divario, trasformando gli obblighi di agosto e il gap di competenze in
un trampolino di lancio strategico, che IA Spiegata Semplice, la più grande Community Italiana di
Intelligenza Artificiale fondata da Pasquale Viscanti e Giacinto Fiore, ideatori anche del successo
internazionale della AI WEEK, e dedicata a imprenditori e manager che vogliono comprendere e
padroneggiare le infinite potenzialità dell’IA, ha strutturato strumenti operativi e percorsi
formativi dedicati. Da un lato AI Play, la prima piattaforma streaming pensata per la formazione
continua sull’IA: un vero e proprio ecosistema on-demand che permette a professionisti e
manager di rimanere costantemente aggiornati sulle evoluzioni tecnologiche e normative in modo
flessibile, accessibile e intuitivo, persino sotto l’ombrellone. Dall’altro ZERO TO AI, il percorso
pratico e intensivo progettato per accompagnare le aziende dall’alfabetizzazione di base fino
all’implementazione concreta, strategica e pienamente conforme delle soluzioni di intelligenza
artificiale. “La formazione è un primo passo fondamentale nel percorso di conformità all’AI Act,
anche considerando che oggi tutte le organizzazioni che sviluppano o utilizzano sistemi di IA sono
già tenute a formare il proprio personale in materia di intelligenza artificiale: è l’obbligo di AI
literacy introdotto dall’AI Act, che deve essere rispettato a partire dal 2 febbraio 2025, da oltre un
anno quindi – conclude l’Avv. Gabriele Franco.



A cura di Francesca Giordano


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