Ceuta, scontro Italia-Spagna: controlli legittimi, ma l’emergenza italiana non è dimostrata

Agente di frontiera controlla i documenti dei viaggiatori tra le bandiere di Italia e Spagna, con la costa di Ceuta sullo sfondo.

Controlli di frontiera sui viaggiatori provenienti dalla Spagna dopo la crisi migratoria di Ceuta, mentre cresce la tensione diplomatica tra Roma e Madrid. Immagine creata con IA – a solo scopo illustrativo.

La crisi migratoria esplosa a Ceuta è stata reale, drammatica e tale da giustificare un rafforzamento immediato delle frontiere esterne dell’Unione europea. Diverso è stabilire se fosse necessario ripristinare i controlli tra Italia e Spagna. Alla luce delle informazioni disponibili, la decisione italiana appare formalmente consentita dalle regole europee, ma scarsamente sostenuta dai fatti e probabilmente sproporzionata rispetto al rischio concreto per il nostro Paese.

Pier Carlo Lava

Prima di esprimere un giudizio è necessario correggere una definizione ripetuta in questi giorni. L’Italia non ha chiuso le frontiere con la Spagna e non ha sospeso Madrid dallo spazio Schengen. Dal 1° agosto al 1° settembre 2026 ha reintrodotto temporaneamente i controlli alle frontiere interne aeree e marittime con la Spagna, rivolgendoli in particolare ai cittadini di Paesi extraeuropei. Italiani, spagnoli e altri cittadini dell’Unione possono continuare a viaggiare. Il provvedimento risulta regolarmente notificato alla Commissione europea, che lo registra come risposta al possibile rischio di movimenti secondari provenienti da Ceuta. Definirlo una “chiusura di Schengen” è quindi una semplificazione politica e giornalistica. Commissione europea

Il ripristino temporaneo dei controlli è previsto dalle norme europee, ma soltanto davanti a una seria minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna. Deve inoltre essere eccezionale, necessario, proporzionato e adottato come ultima risorsa. Piantedosi ha pertanto ragione quando afferma che la misura è consentita dai trattati. Il fatto che sia giuridicamente possibile, tuttavia, non significa automaticamente che sia utile o adeguatamente motivata.

Il punto decisivo riguarda la particolare condizione di Ceuta e Melilla. Le due città spagnole in Nord Africa sono sottoposte a un regime speciale: chi parte da Ceuta in aereo o in traghetto verso la Spagna continentale o un altro Paese Schengen deve già superare controlli di identità e documenti. Di conseguenza, una persona entrata irregolarmente dal Marocco non può semplicemente prendere un traghetto per Algeciras, salire su un aereo e raggiungere liberamente Milano, Torino o Roma. Questi controlli sono previsti espressamente dagli accordi con cui la Spagna ha aderito a Schengen. Normativa europea su Ceuta e Melilla

Esiste poi un riscontro europeo particolarmente importante. Al termine della riunione straordinaria dei ministri dell’Interno del 4 agosto, il Consiglio dell’Unione europea ha riferito che la grandissima maggioranza delle persone entrate a Ceuta era già tornata in Marocco e che non risultavano spostamenti verso la Spagna continentale o altri Stati membri. La stessa Unione europea ha riconosciuto la rapidità e l’efficacia della risposta spagnola. Consiglio dell’Unione europea

Questo non significa che il rischio sia matematicamente pari a zero. Alcuni migranti possono servirsi di trafficanti, documenti falsi o rubati e, in singoli casi, anche dei collegamenti aerei. Perciò sarebbe inesatto affermare in assoluto che i migranti irregolari non viaggiano mai in aereo. Ma è altrettanto evidente che la massa delle persone arrivate a Ceuta non può trasferirsi automaticamente in Italia, perché dovrebbe prima superare il controllo spagnolo in uscita dall’exclave e successivamente quello italiano.

Le dichiarazioni alla prova dei fatti

Quello delle “48 ore” non è stato, almeno formalmente, un discorso personale pronunciato da Pedro Sánchez, ma un comunicato ufficiale della Presidenza del governo spagnolo. Madrid ha chiesto a Roma di eliminare i controlli entro la fine di domenica 9 agosto, minacciando in caso contrario “misure proporzionate”, senza precisare quali. È quindi corretto parlare di un ultimatum del governo Sánchez, mentre è meno preciso attribuire direttamente al premier una frase pronunciata in prima persona. Comunicato della Moncloa

Anche la posizione spagnola contiene però una forzatura. Madrid sostiene che la misura italiana sia discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola, ma formalmente i controlli riguardano i cittadini extra-UE, non gli spagnoli. Possibili ritardi e disagi possono coinvolgere indirettamente tutti i passeggeri, ma parlare di discriminazione contro i cittadini spagnoli appare eccessivo. Altrettanto inopportuno è trasformare una controversia sulla proporzionalità dei controlli in uno scontro sulla “dignità nazionale”.

Piantedosi presenta il provvedimento come cautelare, selettivo e privo di particolari aggravi. I primi due elementi corrispondono alla struttura formale della misura; il terzo dovrà essere verificato negli aeroporti e nei porti durante il periodo più intenso delle vacanze estive. Il ministro richiama inoltre una possibile nuova mobilitazione verso Ceuta prevista per il 15 agosto. La Guardia Civil ha effettivamente individuato inviti circolati sui social: il rischio che qualcuno tenti nuovamente l’ingresso è considerato reale, ma la sua portata rimane incerta. Soprattutto, una nuova pressione sul confine marocchino-spagnolo non dimostra automaticamente l’esistenza di un pericolo per l’Italia.

Quanto a Matteo Salvini, la dichiarazione verificabile è la richiesta di “sospendere Schengen” e “difendere i confini”. Non ho invece trovato una fonte primaria che gli attribuisca con certezza la frase secondo la quale l’Italia starebbe “bloccando decine di migranti” provenienti da Ceuta. La notizia disponibile parla di 15 cittadini marocchini respinti in cinque aeroporti italiani, ma proviene dal quotidiano La Verità, che cita fonti non identificate. Non esiste, al momento, una conferma ufficiale del Viminale e lo stesso articolo riconosce che non è stato possibile stabilire se quelle persone fossero passate da Ceuta. RaiNews

Anche ammesso che i 15 respingimenti siano confermati, il dato non dimostrerebbe l’efficacia del provvedimento rispetto alla crisi di Ceuta. Bisognerebbe conoscere quante persone sono state complessivamente controllate, quanti respingimenti avvenivano normalmente prima del 1° agosto e, soprattutto, se almeno uno dei fermati provenisse dall’exclave. Senza questi elementi si tratta di un risultato ordinario dei controlli di frontiera, non della prova che l’Italia abbia impedito l’arrivo della temuta ondata.

Circola inoltre sui social l’affermazione secondo cui “decine di clandestini entrati a Ceuta” sarebbero già sbarcati nella Spagna continentale con l’aiuto dei trafficanti. La frase risulta pubblicata soprattutto sui profili di Francesco Giubilei, non in una dichiarazione ufficiale di Salvini. Al momento non è sostenuta da riscontri istituzionali ed è in contrasto con la comunicazione del Consiglio dell’Unione europea, secondo cui non si erano verificati movimenti dalla recente ondata verso la penisola iberica. Gli eventuali trasferimenti organizzati di minori non accompagnati sono invece procedure legali di accoglienza e non possono essere presentati come fughe clandestine.

La mia opinione

A mio giudizio, una verifica straordinaria di poche ore o di alcuni giorni poteva essere comprensibile nel momento più confuso della crisi, quando i numeri erano incerti e non si conosceva ancora la capacità della Spagna di riprendere il controllo. Mantenere il provvedimento per un mese, o almeno fino al 15 agosto, richiederebbe però prove più solide di quelle rese pubbliche.

Oggi sappiamo che Ceuta dispone già di un filtro speciale, che la quasi totalità delle persone è rientrata in Marocco e che l’Unione europea non ha rilevato movimenti verso altri Stati. In assenza di informazioni concrete su persone dirette verso l’Italia o su specifiche minacce terroristiche, il provvedimento appare soprattutto un segnale politico rivolto all’opinione pubblica italiana.

Anche l’ultimatum spagnolo è stato inutilmente aggressivo. Roma e Madrid avrebbero dovuto confrontarsi sui dati, rafforzare lo scambio di informazioni, sostenere i controlli a Ceuta e intervenire insieme contro le reti dei trafficanti. Trasformare una tragedia, costata più di ottanta vite, in una gara tra governi su chi sia più duro o più efficiente serve alla propaganda, non alla sicurezza europea.

La conclusione, dunque, è abbastanza netta: l’Italia aveva il diritto formale di reintrodurre i controlli, ma non ha ancora dimostrato che fossero realmente necessari. La Spagna dispone degli argomenti più convincenti sulla situazione concreta di Ceuta, ma ha sbagliato i toni dell’ultimatum. E i presunti risultati rivendicati in Italia devono essere documentati con dati ufficiali, non con indiscrezioni o dichiarazioni politiche. La sicurezza è una cosa seria: proprio per questo non dovrebbe essere costruita su paure non dimostrate.

GEO: Ceuta – Spagna – Marocco – Italia – Unione europea. La crisi migratoria nell’exclave spagnola in Nord Africa ha provocato un duro confronto diplomatico tra Roma e Madrid sul ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere aeree e marittime, sulla sicurezza dello spazio Schengen e sul rischio di movimenti secondari dei migranti.

Articolo di analisi e approfondimento a cura di Pier Carlo Lava.

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