“Calde le pere!”, l’ultimo viaggio di Francesco Guccini tra il Reno, Pavana e le parole da salvare

Ritratto realistico ispirato a Francesco Guccini mentre scrive nella sua casa di Pavana, con il fiume Reno e l’Appennino visibili dalla finestra.

Francesco Guccini idealmente ritratto al lavoro sul manoscritto di “Calde le pere!”, il libro postumo in uscita il 23 settembre 2026. Immagine creata con IA – a solo scopo illustrativo.

Il 23 settembre arriverà nelle librerie “Calde le pere! Storia di un fiume e di una integerrima fanciulla”, il libro al quale Francesco Guccini ha lavorato fino agli ultimi giorni della sua vita. Un’opera che oggi assume inevitabilmente il significato di un congedo, ma che nasce dalla stessa curiosità narrativa, dalla stessa ironia e dall’amore per le parole che hanno accompagnato tutta la produzione letteraria del cantautore.

Pier Carlo Lava

La scomparsa di Francesco Guccini, avvenuta il 6 agosto 2026 nella sua casa di Pavana, all’età di 86 anni, ha lasciato un vuoto profondo nella musica e nella cultura italiana. Il “Maestrone”, tuttavia, aveva già preparato un ultimo incontro con i suoi lettori: non una raccolta costruita successivamente recuperando testi dispersi, ma un’opera alla quale aveva lavorato personalmente fino alla fase conclusiva.

Il titolo completo è “Calde le pere! Storia di un fiume e di una integerrima fanciulla”. Il volume sarà pubblicato da Giunti nella collana Scrittori Giunti. La scheda ufficiale dell’editore indica come data di uscita il 23 settembre 2026: il libro avrà 96 pagine, sarà proposto in edizione cartonata con sovraccoperta e avrà un prezzo di copertina di 14,90 euro.

Definirlo semplicemente “l’ultimo libro di Guccini”, però, rischierebbe di ridurne la portata. I primi elementi diffusi permettono infatti di riconoscere molti dei temi che hanno attraversato la sua vita artistica: la memoria popolare, il dialetto, l’Appennino, il trascorrere del tempo, l’ironia paesana e il piacere di trasformare una storia ascoltata in un racconto capace di conservarla.

L’origine dell’opera è singolare. Guccini aveva raccontato al suo editor, Paolo Iacuzzi, che tutto era nato da un brogliaccio di cui gli aveva parlato un amico e dal quale era stato ricavato anche uno spettacolo di cabaret. Dentro quelle pagine aveva trovato due vicende che lo avevano immediatamente incuriosito: quella di una ragazza che passa in bicicletta e quella di una giovane considerata illibata che rimane incinta dopo essersi immersa nelle acque del Reno.

È una trama che sembra appartenere a un mondo sospeso tra leggenda, malizia popolare e racconto tramandato nelle osterie. La ragazza in bicicletta, probabilmente una prostituta, irrompe nella narrazione come un personaggio inatteso. Alla sua figura fa da contrappunto una maîtresse che, verso la conclusione, assume quasi il ruolo di una ginecologa ante litteram. Intorno a loro prende forma la curiosa vicenda della fanciulla “integerrima”, protetta dalla propria reputazione e tuttavia coinvolta in una gravidanza tanto sorprendente quanto difficile da spiegare.

Guccini amava fare nascere una storia da un evento apparentemente marginale, da un’apparizione o da un improvviso colpo di teatro. Aveva spiegato di avere costruito anche questo libro attraverso una successione di quadri, ciascuno accompagnato da un titolo e da una didascalia ironica, richiamandosi ad alcuni degli autori da lui più amati, tra i quali Laurence Sterne e Jerome K. Jerome.

La descrizione fornita da Giunti anticipa un racconto insieme salace e delicato, boccaccesco e nostalgico, immerso nella luce seppiata dei ricordi giovanili. Una piccola storia sensuale d’altri tempi, nella quale la comicità popolare convive con la tenerezza e con richiami inattesi ai miti pagani della tradizione classica. È proprio questa mescolanza di registri a rendere il progetto profondamente gucciniano: il tono alto e quello quotidiano, la citazione colta e la battuta da tavola, il mito e il pettegolezzo di paese.

Il vero protagonista del libro potrebbe però essere il Reno, il fiume che nasce sull’Appennino pistoiese e attraversa la geografia personale e sentimentale di Guccini. Sullo sfondo compare la Casalecchio degli anni compresi tra i Trenta e i Cinquanta, quando il bacino formato dalla chiusa trasformava quella zona in una frequentatissima località balneare, ricordata come il “Lido di Bologna”. Secondo la ricostruzione dello stesso autore, durante l’estate poteva richiamare oltre diecimila persone al giorno e compariva perfino nelle cartoline dell’epoca.

Ma il viaggio del Reno comincia molto prima, tra i boschi e i prati di Pavana, il paese nel quale Guccini aveva trascorso parte dell’infanzia e dove aveva scelto di tornare a vivere. Nel libro la brezza segue idealmente il corso del fiume, attraversando l’Appennino e portando con sé i nomi pavanesi delle erbe, dei fiori e dei frutti.

Non si tratta soltanto di una scelta stilistica. Per Guccini salvare le parole del dialetto significava salvare le cose, le persone e il mondo che quelle parole avevano nominato. Quando una parola scompare, infatti, rischia di svanire anche una parte dell’esperienza collettiva che custodiva. Per questo il lessico di Pavana ritorna in opere come Cròniche epafàniche e Tralummescuro e trova spazio anche in quest’ultimo racconto.

Nella testimonianza affidata il 23 luglio all’editor Paolo Iacuzzi, Guccini spiegava che il Reno era stato il fiume della sua vita. Lo immaginava come un secondo asse destinato a incrociare quello della Via Emilia: la testa tra i prati di Pavana, i piedi rivolti verso Modena e Bologna e le braccia distese ad abbracciare i boschi. Una rappresentazione che oggi, dopo la sua scomparsa, acquista una forza ancora maggiore.

“Calde le pere!” appare così perfettamente inserito nel percorso dello scrittore Guccini, troppo spesso rimasto in secondo piano rispetto al cantautore. Il suo esordio narrativo risale al 1989 con Cròniche epafàniche. Sono poi arrivati Vacca d’un cane, il Dizionario delle cose perduteTralummescuro, i romanzi gialli scritti con Loriano Macchiavelli e, più recentemente, Così eravamo e Romeo e Giulietta 1949.

In tutte queste opere ritorna, sotto forme diverse, una medesima necessità: raccontare ciò che il tempo rischia di cancellare. Oggetti, mestieri, parole dialettali, paesi, personaggi, amori, scherzi e racconti ascoltati diventano strumenti per ricostruire non soltanto una biografia individuale, ma la storia di un’Italia profondamente trasformata.

È importante, tuttavia, non considerare questo libro esclusivamente come un testamento nato dalla morte dell’autore. “Calde le pere!” era già un’opera compiuta e destinata alla pubblicazione, pensata con ironia e leggerezza da uno scrittore ancora curioso e divertito dalle possibilità della narrazione. La scomparsa di Guccini modifica inevitabilmente lo sguardo con il quale verrà letto, ma non deve cancellarne la vitalità.

Il volume non sembra annunciare un addio solenne. Al contrario, promette una storia irriverente e luminosa, attraversata da biciclette, bagni nel fiume, antiche malizie, parole dialettali e ricordi d’estate. È forse questo il congedo più autentico che Guccini potesse lasciare: non una celebrazione di sé stesso, ma una piccola storia salvata dall’oblio e restituita alla memoria di tutti.

Il 23 settembre i lettori potranno finalmente attraversare queste pagine. Seguendo il corso del Reno arriveranno ancora una volta a Pavana, tra le voci, i boschi e le parole amate da Francesco Guccini. Lui non sarà più fisicamente nella sua casa sull’Appennino, ma il suo mondo continuerà a vivere là dove ha sempre trovato il proprio rifugio più resistente: dentro le storie.

GEO: Pavana, frazione di Sambuca Pistoiese, provincia di Pistoia, Toscana, Italia. Il racconto attraversa idealmente l’Appennino tosco-emiliano seguendo il corso del fiume Reno fino a Casalecchio sul Reno, Bologna, Emilia-Romagna. Luoghi profondamente legati alla vita, alla memoria e alla produzione letteraria di Francesco Guccini.

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