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La valutazione e la gestione delle coperture contenenti amianto devono essere affidate esclusivamente a tecnici e imprese qualificate.
Ad Alessandria il tema dell’amianto è stato al centro di segnalazioni e sensibilizzazione già molti anni fa, quando numerosi cittadini richiamavano l’attenzione sulla presenza di vecchie coperture e manufatti in diverse zone della città. Oggi quel problema non appartiene soltanto al passato: l’amianto non è più utilizzato in Italia, ma continua a essere presente in molti edifici e impianti realizzati prima del divieto del 1992. Conoscerne i rischi, senza allarmismi ma con responsabilità, resta essenziale.
Pier Carlo Lava
L’amianto, o asbesto, è un insieme di minerali fibrosi impiegati per decenni nell’edilizia e nell’industria per le sue proprietà isolanti, ignifughe e di resistenza. Lo si può ancora trovare, soprattutto negli immobili più datati, in coperture in cemento-amianto, canne fumarie, tubazioni, serbatoi, pannelli isolanti, pavimenti in vinil-amianto, controsoffitti, materiali di coibentazione e componenti di impianti o vecchi apparecchi termici.
Il rischio non deriva semplicemente dalla presenza del materiale: diventa concreto quando le fibre vengono rilasciate nell’aria e inalate. Può accadere se il manufatto è deteriorato, friabile, danneggiato, sottoposto a lavori impropri, tagliato, forato, levigato o rimosso senza procedure e protezioni adeguate. Un tetto in cemento-amianto integro non deve essere trasformato in un’emergenza, ma va controllato e valutato da persone qualificate; non va mai pulito con getti ad alta pressione né rimosso autonomamente.
L’aspetto più insidioso è il tempo. Le malattie associate all’amianto possono comparire molti anni dopo l’esposizione: l’Istituto Superiore di Sanità indica una latenza che può andare da almeno dieci fino a cinquant’anni. Per questo il problema coinvolge ancora ex lavoratori dei settori dell’edilizia, dei trasporti, delle ferrovie, della cantieristica, della manutenzione industriale e molte altre attività nelle quali l’amianto è stato impiegato.
Tra le patologie più note vi è l’asbestosi, una fibrosi progressiva e irreversibile del tessuto polmonare. Può manifestarsi con fiato corto, tosse persistente, affaticamento e riduzione della capacità respiratoria. È una malattia cronica che può peggiorare nel tempo e, nelle forme più avanzate, portare a gravi complicanze respiratorie e cardiache. Non è corretto dire che ogni caso abbia lo stesso decorso, ma è una patologia seria per la quale non esiste una cura capace di eliminare il danno già prodotto ai polmoni.
Il mesotelioma, invece, è un tumore maligno che colpisce più spesso la pleura, la membrana che riveste i polmoni, e più raramente il peritoneo, il pericardio o altri distretti. L’esposizione all’amianto è il suo principale fattore di rischio. È spesso diagnosticato in fase avanzata e può avere un decorso particolarmente aggressivo, ma prognosi, trattamenti e sopravvivenza dipendono dal tipo di tumore, dallo stadio della malattia e dalle condizioni della persona. Parlare di prevenzione significa dunque evitare nuove esposizioni e offrire adeguata sorveglianza sanitaria a chi è stato esposto in ambito lavorativo.
L’amianto non è soltanto una questione sanitaria: è anche un tema di responsabilità pubblica. Gli edifici, le scuole, gli spazi condominiali e le aree dismesse devono essere censiti, monitorati e, quando necessario, bonificati con interventi affidati a imprese autorizzate. La bonifica non coincide sempre e soltanto con la rimozione: in base allo stato del materiale e alla valutazione tecnica possono essere previste anche la messa in sicurezza, il confinamento o l’incapsulamento, accompagnati da controlli periodici.
Per i cittadini la regola più importante è semplice: davanti a un manufatto sospetto non improvvisare. Non rompere, non spostare, non raccogliere frammenti e non intervenire con lavori fai-da-te. Occorre segnalare la situazione al Comune, all’ASL competente o ad ARPA Piemonte, affinché possano essere effettuate le verifiche necessarie. Per chi ha lavorato per anni in ambienti con possibile esposizione, il confronto con il medico di base o con gli specialisti della medicina del lavoro può essere il primo passo per valutare percorsi di controllo adeguati.
L’informazione, in questo campo, non deve alimentare paura indistinta. Deve invece aiutare a riconoscere un rischio reale, a distinguere le situazioni urgenti da quelle da monitorare e a pretendere risposte dalle istituzioni. L’amianto continua a interrogare la memoria industriale delle nostre città e il diritto di tutti a vivere e lavorare in ambienti sicuri.
GEO: Alessandria, Piemonte, Italia.
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Fonti essenziali: Istituto Superiore di Sanità – Mesoteliomi; INAIL – riconoscimento della malattia professionale.
Il supporto dell’intelligenza artificiale è stato utilizzato per la creazione dell'immagine, la ricerca, l’organizzazione e la revisione del testo. Contenuti e impostazione editoriale sono stati definiti e verificati dall’autore.
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