Alessandria: Via San Dalmazzo e la chiesa dei Santi Sebastiano e Dalmazzo: una piccola strada che racconta secoli di fede e di città
| La chiesa dei Santi Sebastiano e Dalmazzo in via San Dalmazzo, nel centro storico di Alessandria. |
Nel cuore di Alessandria, tra via Ghilini e il tessuto più antico della città, via San Dalmazzo custodisce una presenza discreta ma importante: la chiesa dei Santi Sebastiano e Dalmazzo. La sua facciata settecentesca, stretta tra le case, ricorda quanto la storia urbana non sia fatta soltanto di palazzi e grandi monumenti, ma anche di luoghi più raccolti, legati alla devozione, alle confraternite e alle trasformazioni della comunità.
Pier Carlo Lava
La strada porta il nome di San Dalmazzo, santo dal culto antichissimo e diffuso in Piemonte, Liguria, Provenza e in parte della Lombardia. La denominazione non è casuale: la chiesa sorge infatti nel punto in cui esisteva già anticamente un edificio dedicato al santo. È dunque la presenza religiosa a dare identità alla via, conservando nella toponomastica cittadina la memoria di una devozione molto più antica dell’edificio che oggi vediamo.
La chiesa attuale fu ricostruita nel 1741 dai Benedettini della Collegiata di Bergoglio. È una data significativa: il Settecento fu per Alessandria una stagione di riassetti urbani, ricostruzioni e rinnovamento degli edifici religiosi. Nel 1833 l’edificio venne affidato alla confraternita di San Sebastiano, passaggio che spiega il doppio titolo con il quale oggi è conosciuta. Alla fine dell’Ottocento fu sconsacrata; tornò però al culto nel 1955, quando venne affidata alle suore Apostole del Sacro Cuore. La scheda storica del Comune di Alessandria riassume con precisione queste tappe.
La storia della chiesa è quindi una storia di continuità, ma anche di cambiamento. Prima la dedica originaria a San Dalmazzo, poi la ricostruzione benedettina, l’affidamento a una confraternita e infine la riapertura nel secondo dopoguerra. Vicende diverse che hanno consentito a questo piccolo edificio di non scomparire, mantenendo un posto nel panorama religioso del centro storico alessandrino.
Ma chi era davvero San Dalmazzo? Qui è necessario distinguere tra la forza della tradizione e ciò che può essere provato con certezza dagli studiosi. La tradizione lo presenta come un evangelizzatore attivo nel III secolo nelle Alpi Marittime, attorno all’antica Pedona, l’odierna Borgo San Dalmazzo. Le narrazioni più diffuse raccontano di missioni in Provenza e nella Pianura Padana, fino ad Alba, Milano e Pavia, e collocano il suo martirio al 5 dicembre 254.
Secondo il racconto agiografico, Dalmazzo sarebbe stato ucciso per la fede insieme a numerosi compagni. Il suo corpo, conteso dalle comunità del territorio, sarebbe stato affidato a un carro trainato da due buoi, lasciati liberi di scegliere il luogo della sepoltura: la loro corsa sarebbe terminata nel punto dove sorse poi il santuario di Borgo San Dalmazzo. È una narrazione entrata profondamente nella cultura religiosa piemontese, ma non va confusa con una biografia documentata nei dettagli.
Le fonti storico-archeologiche consentono di affermare con sicurezza la continuità del culto di San Dalmazzo almeno dal VI secolo nel territorio di Pedona. Più incerta è invece l’esatta identità storica del santo e la ricostruzione del suo martirio. Gli studiosi segnalano che le fonti letterarie e liturgiche antiche hanno prodotto tradizioni differenti: Dalmazzo è stato rappresentato, a seconda delle aree e dei secoli, come evangelizzatore, vescovo, giovane martire romano o legionario della Legione Tebea. Città e Cattedrali sottolinea proprio questa distinzione tra un culto certamente antico e una biografia storica non definitivamente comprovata.
Anche il legame con il territorio alessandrino è antico. Nella storia della diocesi compare già nel 1180 una chiesa di San Dalmazzo di Marengo, assegnata in titolo e prebenda ai canonici della cattedrale. Ciò non significa che coincida con la chiesa di via San Dalmazzo, ma mostra quanto il nome e il culto del santo fossero radicati nell’area alessandrina medievale. La storia della Diocesi di Alessandria conserva questo riferimento.
L’altro titolare della chiesa, San Sebastiano, è uno dei martiri più conosciuti della cristianità. Le notizie più antiche ne attestano il culto a Roma almeno dal IV secolo; la tradizione lo identifica come un militare romano condannato a morte per la fede durante le persecuzioni. È raffigurato quasi sempre trafitto dalle frecce, immagine che nei secoli lo ha reso uno dei santi più invocati contro le epidemie: le frecce, nell’immaginario antico, erano infatti associate alla peste. Vatican News ricorda come la Depositio martyrum del 354 ne attesti già il martirio, il luogo della sepoltura e il culto.
La chiesa di via San Dalmazzo unisce così due memorie diverse ma complementari: da una parte il santo evangelizzatore legato alle terre piemontesi e alla storia di Pedona; dall’altra il martire romano dal culto universale, diventato simbolo di protezione e di speranza nelle epoche segnate dalle malattie. Non è soltanto una chiesa di quartiere: è un punto nel quale convergono la storia di Alessandria, le confraternite, la fede popolare e la lunga vita dei nomi che ancora oggi diamo alle nostre strade.
Foto: chiesa dei Santi Sebastiano e Dalmazzo in via San Dalmazzo, Alessandria. Immagine di Salvo Agola.
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