A 16 anni la sfrontatezza è una maschera, ma il rispetto è una scelta di Giuseppina De Biase



C’è un’età, intorno ai sedici anni, in cui la vita  diventa improvvisamente complicata. Ci si sente troppo grandi per essere trattati da bambini, ma ancora troppo fragili per essere considerati  grandi. È l’età dei segreti, di    quella corazza fatta di risposte taglienti, silenzi indifferenti o atteggiamenti che noi adulti chiamiamo  maleducazione.
Anche se a sedici anni la sfrontatezza è quasi sempre una maschera per i nonni crea un muro  che ferisce.  Troppo spesso, dietro l’arroganza di un adolescente, c’è la responsabilità dei genitori che, o  per stanchezza o per quieto vivere o per eccesso di protezione, tendono a giustificare ogni cosa con il classico "È l’età, passerà". Evitano di intervenire, non pretendono il rispetto dovuto e, così facendo, lasciano i ragazzi soli a gestire una libertà di cui non conoscono ancora i confini.
Quando un genitore smette di fare da ponte tra i figli e la famiglia  o quando tollera che un sedicenne tratti con sufficienza chi lo ha amato fin da piccolo, non sta proteggendo il figlio, lo sta privando di una bussola emotiva fondamentale. 
I nonni sono una figura strana nella vita di un adolescente. Non hanno il potere normativo dei genitori, né la complicità degli amici. Eppure, sono l’unico vero porto sicuro rimasto: gli unici che amano senza chiedere nulla in cambio, senza pretendere voti alti a scuola o prestazioni sociali impeccabili.
Trattare un nonno o una nonna con freddezza o risposte scortesi non è un segno di indipendenza o di maturità. Al contrario, è il riflesso di una fragilità che non sa ancora come esprimersi. La vera maturità, a sedici anni, non sta nel dimostrarsi duri o superiori, ma nel capire che i nonni hanno  una pazienza infinita e un affetto che merita, la delicatezza del rispetto.
I ragazzi a sedici anni hanno tutto il diritto di ridefinire i propri spazi e di preferire gli amici alle domeniche in famiglia. Ma dovrebbero ricordare che l'orgoglio e l'indifferenza lasciano ferite profonde. E che un giorno, quegli occhi che oggi evitano con un'alzata di spalle, potrebbero mancare terribilmente.



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