Zecche, un pericolo da non sottovalutare: possono trasmettere infezioni gravissime all’uomo e agli animali
| Una zecca può trasmettere infezioni anche gravi: dopo passeggiate nei boschi, nei prati o nelle aree con erba alta è importante controllare attentamente la pelle, gli abiti e gli animali domestici. |
Con l’arrivo della stagione calda aumentano le passeggiate nei boschi, le escursioni in montagna, le giornate nei prati e le attività all’aperto. Ma proprio tra la primavera e l’autunno cresce anche la possibilità di entrare in contatto con le zecche, piccoli parassiti che possono attaccarsi alla pelle senza provocare dolore e rimanere inosservati per ore o persino per giorni.
Pier Carlo Lava - Alessandria Post - Social Media Manager
Nella maggior parte dei casi una puntura non causa conseguenze gravi, ma alcune zecche possono trasmettere batteri, virus e altri microrganismi responsabili di malattie potenzialmente molto serie, talvolta capaci di colpire il sistema nervoso, il cuore e altri organi. Per questo motivo non bisogna cedere al panico, ma è necessario conoscere il rischio, adottare semplici precauzioni e intervenire correttamente quando si trova una zecca sulla pelle.
I recenti casi che hanno riacceso l’allarme
L’attenzione è tornata alta dopo alcuni gravi episodi verificatisi nelle regioni del Nord-Est. In Trentino una donna di 76 anni è morta nel luglio 2026, circa un mese dopo essere stata punta da una zecca in un prato. L’infezione aveva provocato una grave encefalite, progredita fino a causare danni cerebrali irreversibili nonostante il ricovero ospedaliero.
Nel Bellunese, un uomo di circa settant’anni è invece finito in coma dopo una passeggiata in montagna. Era stato trovato da un familiare in casa, in condizioni critiche e in stato confusionale. Ricoverato in terapia intensiva, è successivamente uscito dalla fase più grave, pur rimanendo sotto stretta osservazione.
Sempre tra Veneto e Trentino sono stati segnalati altri ricoveri legati alla TBE, l’encefalite trasmessa dalle zecche. Nel Bellunese, territorio considerato endemico, dall’inizio del 2026 erano già stati ricoverati diversi pazienti.
Si tratta di episodi che dimostrano quanto una puntura apparentemente insignificante possa, in circostanze rare ma reali, trasformarsi in un’emergenza sanitaria. Allo stesso tempo è importante ribadire che non tutte le zecche sono infette e non ogni puntura trasmette una malattia.
Che cosa sono le zecche e dove si trovano
Le zecche appartengono alla classe degli Aracnidi, la stessa di ragni e acari. Sono parassiti ematofagi obbligati: per completare il proprio ciclo vitale devono nutrirsi del sangue di animali o, occasionalmente, dell’uomo.
Non saltano e non volano. Generalmente attendono il passaggio di un possibile ospite sull’erba, tra le foglie, sui cespugli bassi o lungo i sentieri. Quando una persona o un animale sfiora la vegetazione, possono aggrapparsi ai vestiti o al pelo e successivamente raggiungere la pelle.
Sono particolarmente diffuse nei boschi, nelle aree con erba alta, nelle zone umide e ombreggiate, nei prati frequentati da animali selvatici o domestici, ma possono essere presenti anche nei parchi urbani, nei giardini e nelle aree verdi vicino alle abitazioni. In Europa risultano particolarmente attive dall’inizio della primavera fino all’autunno, anche se temperature miti possono prolungarne il periodo di attività.
Perché la puntura spesso non viene avvertita
Uno degli aspetti più insidiosi è che la puntura della zecca è generalmente indolore. Durante il pasto il parassita introduce nella pelle sostanze che facilitano l’ancoraggio e riducono la percezione del morso.
Le zecche preferiscono spesso zone calde, umide e poco visibili: cuoio capelluto, nuca, ascelle, inguine, parte posteriore delle ginocchia, ombelico, vita, pieghe cutanee e area dietro le orecchie. Nei bambini è particolarmente importante controllare anche testa e collo.
Una zecca appena attaccata può essere piccolissima e apparire come un puntino scuro. Dopo essersi nutrita di sangue aumenta progressivamente di volume, diventando più facilmente riconoscibile.
Quali malattie possono essere trasmesse all’uomo
Tra le principali infezioni associate alle zecche in Italia e in Europa vi sono la malattia di Lyme, l’encefalite da zecca, alcune rickettsiosi, l’anaplasmosi e altre patologie meno frequenti. La presenza delle diverse infezioni varia notevolmente in base alla specie di zecca e al territorio.
La malattia di Lyme
La borreliosi di Lyme è un’infezione batterica. Uno dei primi segnali caratteristici può essere l’eritema migrante, una chiazza rossastra che tende ad allargarsi progressivamente intorno al punto della puntura, spesso assumendo una forma ad anello.
Possono comparire anche febbre, mal di testa, stanchezza, dolori muscolari e articolari. Se non riconosciuta e trattata, l’infezione può coinvolgere nelle settimane o nei mesi successivi le articolazioni, il cuore e il sistema nervoso. La malattia di Lyme può essere curata con antibiotici, soprattutto quando viene diagnosticata precocemente.
È bene precisare che una piccola area arrossata immediatamente dopo la rimozione può essere semplicemente una reazione locale. Diverso è il caso di una chiazza che aumenta di diametro nei giorni successivi.
L’encefalite da zecca o TBE
La TBE, acronimo di Tick-Borne Encephalitis, è un’infezione virale che può interessare il sistema nervoso centrale. In molte persone l’infezione rimane asintomatica oppure provoca disturbi simili a quelli influenzali. In una parte dei casi, tuttavia, dopo una prima fase con febbre, stanchezza, dolori muscolari e mal di testa può seguire una seconda fase con meningite o encefalite.
I sintomi più preoccupanti comprendono febbre elevata, forte mal di testa, rigidità del collo, confusione, alterazioni del comportamento, difficoltà nei movimenti, tremori, convulsioni, perdita di coscienza e coma. Non esiste una terapia antivirale specifica contro la TBE: le forme più gravi richiedono ricovero e cure di supporto. Per questa infezione è disponibile un vaccino, raccomandato in particolare a chi vive o soggiorna frequentemente nelle aree considerate a rischio.
La vaccinazione contro la TBE non protegge dalla malattia di Lyme né dalle altre infezioni trasmesse dalle zecche. È quindi necessario continuare a seguire tutte le misure preventive.
La febbre bottonosa del Mediterraneo e le rickettsiosi
Alcune zecche possono trasmettere batteri appartenenti al gruppo delle rickettsie. La febbre bottonosa del Mediterraneo può manifestarsi con febbre, mal di testa, dolori muscolari ed eruzione cutanea. Nel punto della puntura può comparire una lesione scura, simile a una piccola crosta nera, chiamata “tache noire”.
Anche in questo caso la diagnosi tempestiva è molto importante, perché il trattamento antibiotico precoce riduce il rischio di complicazioni.
I sintomi che non devono essere ignorati
Dopo avere trovato o rimosso una zecca è consigliabile annotare la data e osservare la zona della puntura e il proprio stato di salute per alcune settimane.
Occorre contattare rapidamente il medico in presenza di:
- febbre o brividi;
- mal di testa intenso o persistente;
- forte stanchezza o dolori muscolari;
- nausea o disturbi gastrointestinali insoliti;
- una chiazza rossa che si allarga progressivamente;
- un’eruzione cutanea;
- una crosta scura nel punto della puntura;
- gonfiore articolare;
- palpitazioni o disturbi neurologici;
- rigidità del collo, confusione, sonnolenza anomala o difficoltà nei movimenti.
Confusione, perdita di coscienza, convulsioni, difficoltà respiratoria, paralisi o forte rigidità del collo richiedono una valutazione urgente attraverso il 112 o il pronto soccorso.
Quando ci si rivolge al medico è fondamentale riferire di essere stati punti da una zecca o di avere frequentato recentemente boschi, prati, montagne o zone con vegetazione alta. La puntura potrebbe essere passata inosservata e il collegamento con i sintomi non è sempre immediato.
Come rimuovere correttamente una zecca
La zecca deve essere rimossa il prima possibile, utilizzando una pinzetta a punta fine o un apposito strumento acquistabile in farmacia.
Bisogna afferrarla il più vicino possibile alla superficie della pelle, evitando di schiaciarne il corpo, e tirare lentamente e con decisione verso l’alto. La manovra deve essere continua, senza strattoni e senza torcere violentemente il parassita.
Dopo la rimozione occorre lavare la zona e disinfettarla. Anche le mani e lo strumento utilizzato devono essere puliti accuratamente.
Se una piccola parte dell’apparato boccale rimane nella pelle, può essere trattata come una minuscola scheggia. Quando non si riesce a rimuoverla facilmente, oppure la zona diventa molto arrossata, gonfia o dolorante, è opportuno rivolgersi al medico.
Che cosa non bisogna fare
L’Istituto Superiore di Sanità raccomanda di non utilizzare alcol, benzina, acetone, ammoniaca, olio, grassi, vaselina, fiammiferi, sigarette o oggetti arroventati mentre la zecca è ancora attaccata.
Questi sistemi non aiutano a rimuoverla in sicurezza e possono irritarla, provocandone il rigurgito e aumentando potenzialmente l’esposizione ai microrganismi presenti nel suo apparato digerente. Non bisogna neppure schiacciare il corpo della zecca con le dita.
Gli antibiotici non devono essere assunti autonomamente
Dopo una puntura non è corretto assumere antibiotici di propria iniziativa. La decisione sull’eventuale trattamento deve essere presa dal medico considerando la zona geografica, il tempo di permanenza della zecca, l’aspetto del parassita, le condizioni della persona e l’eventuale comparsa di sintomi.
Gli antibiotici possono essere efficaci contro alcune infezioni batteriche, come la malattia di Lyme o determinate rickettsiosi, ma non agiscono contro i virus, compreso quello responsabile della TBE.
Anche gli esami del sangue eseguiti immediatamente dopo la puntura possono risultare poco informativi, perché gli anticorpi potrebbero non essersi ancora sviluppati. Sarà il medico a stabilire se e quando siano necessari accertamenti.
Come proteggersi durante passeggiate ed escursioni
Per ridurre il rischio è utile indossare scarpe chiuse, pantaloni lunghi, calze alte e maglie con maniche lunghe. I pantaloni possono essere infilati nelle calze, soprattutto quando si cammina in zone con erba alta.
Gli abiti chiari rendono più facile individuare una zecca prima che raggiunga la pelle. È inoltre consigliabile utilizzare repellenti autorizzati seguendo scrupolosamente le istruzioni riportate sull’etichetta, evitare di sedersi direttamente sull’erba e restare, quando possibile, al centro dei sentieri.
Al ritorno è opportuno:
- controllare attentamente tutto il corpo;
- verificare il cuoio capelluto e le pieghe cutanee;
- farsi aiutare per schiena e zone difficilmente visibili;
- controllare i bambini;
- esaminare vestiti, zaini, coperte e attrezzature;
- fare una doccia;
- controllare accuratamente cani e altri animali.
Anche i vestiti possono trasportare una zecca in casa. Per questo è utile cambiarli e trattarli secondo le indicazioni di lavaggio consentite dal tessuto.
Il rischio per cani, gatti e altri animali
Le zecche rappresentano un pericolo importante anche per gli animali domestici. Nel cane possono trasmettere malattie come ehrlichiosi, anaplasmosi, babesiosi e borreliosi di Lyme. I sintomi possono comprendere febbre, debolezza, perdita di appetito, dolori articolari, zoppia, pallore delle mucose, urine scure, sanguinamenti e disturbi neurologici.
Anche i gatti possono essere infestati, pur risultando generalmente meno colpiti da alcune delle malattie tipiche del cane.
Una zecca presente sul cane o sul gatto non significa automaticamente che l’animale trasmetterà un’infezione direttamente al proprietario. Tuttavia, gli animali possono portare le zecche all’interno dell’abitazione, dove il parassita potrebbe successivamente attaccarsi a una persona.
È quindi fondamentale utilizzare antiparassitari veterinari adatti alla specie, al peso e all’età dell’animale, seguendo le indicazioni del veterinario. Non tutti i prodotti destinati ai cani sono sicuri per i gatti: alcune sostanze, come determinate formulazioni contenenti permetrina, possono risultare gravemente tossiche per il gatto.
Il Ministero della Salute ha inoltre richiamato l’attenzione sui prodotti antiparassitari non autorizzati, venduti anche online con promesse prive di adeguate evidenze scientifiche. È necessario utilizzare esclusivamente medicinali veterinari regolarmente autorizzati.
Se un animale presenta abbattimento, febbre, difficoltà a camminare, mucose pallide, scarso appetito o urine anormalmente scure dopo una possibile esposizione alle zecche, deve essere visitato rapidamente dal veterinario.
Attenzione senza allarmismi
Il messaggio corretto non è quello di rinunciare alle passeggiate, alla montagna o alla vita all’aperto. La maggior parte delle punture non provoca malattie, ma la possibilità di conseguenze gravi impone attenzione e conoscenza.
Controllare il corpo dopo un’escursione, proteggere gli animali, rimuovere correttamente la zecca e riferire tempestivamente al medico eventuali sintomi può fare una differenza decisiva. I casi raccontati in questi giorni dalla televisione e dalla cronaca devono servire soprattutto a ricordarci che un parassita di pochi millimetri non va mai sottovalutato.
La prevenzione richiede pochi minuti. Ignorare una puntura o i primi segnali di un’infezione, invece, può avere conseguenze molto più serie.
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce il parere del medico o del veterinario.
Per ulteriori approfondimenti
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Le zecche sono parassiti presenti soprattutto dalla primavera all’autunno nei boschi, nei prati, nei giardini e nelle aree con vegetazione alta. Possono pungere persone e animali senza provocare dolore e, in alcuni casi, trasmettere malattie come la borreliosi di Lyme, l’encefalite da zecca TBE e alcune rickettsiosi. Dopo una passeggiata è importante controllare pelle, vestiti e animali, rimuovere rapidamente l’eventuale zecca con una pinzetta e rivolgersi al medico se compaiono febbre, eritemi, mal di testa intenso o sintomi neurologici.
Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.
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