TERRA DI CALABRIA
Sazia d' arsura
l'odore del caldo
ammanta lunghe distese
Nel gioco del sole,
tra gli ulivi,
la pace .
Su uno scacchiere di terra
ballano steli dorati
tra rivoli di soporifero vento
E nel gradino
di un dislivello di resa
l'onda del pianto
cala sul volto ammaliato.
CRITICA ALTERNATIVA: LA GEOMETRIA DEL CROLLO. Modello d'analisi: Architettura del Paesaggio & Fotogrammi di Controra
- L’Architettura della Solitudine (Strofe 1-2) La poesia non si sviluppa come un racconto lineare, ma come una serie di inquadrature fisse.
Il piano sequenza: Il primo blocco costruisce un totem olfattivo. L'arsura non è una mancanza d'acqua, ma una massa fisica che occupa lo spazio.
L'effetto lente: Nella seconda strofa, l'autore riduce la focale: dagli ampi spazi ("lunghe distese") si passa all'inquadratura macro ("tra gli ulivi"). Il "gioco del sole" funziona come un filtro ottico che crea un'illusione di stasi e serenità, una trappola di luce perfetta.
- La Scacchiera e la Frequenza Sonore (Strofa 3) La terza strofa introduce il principio della scomposizione geometrica:
"Su uno scacchiere di terra / ballano steli dorati"
Il territorio calabrese viene percepito come una griglia rigida, quasi minerale. Tuttavia, all'interno di questa gabbia geometrica si innesca un movimento fluido: il ballo degli steli. Il vento non è una brezza refrigerante, ma un elemento "soporifero" un'onda a bassa frequenza che anestetizza i sensi, preparando il terreno per il finale.
- Il Flesso Architettonico: Il "Dislivello di Resa" (Strofa 4) È nel penultimo verso che la struttura rivela la sua vera natura:
"E nel gradino / di un dislivello di resa"
In termini architettonici e strutturali, il "dislivello" rappresenta un punto di rottura nella continuità del suolo. Qui diventa una faglia psicologica. L'osservatore, fino a quel momento protetto dalla contemplazione del paesaggio, inciampa nella troppa bellezza (o nel peso di quella solitudine).
Il pianto non è un gesto di disperazione attiva, ma una catarsi gravitazionale: "cala" sul volto come l'ombra della sera. Il "volto ammaliato" finale conferma che l'incantesimo del paesaggio ha vinto, piegando la resistenza dell'io lirico.
Un'opera dove il paesaggio calabrese abbandona il folclore per diventare uno spazio scenico d'avanguardia: una terra bellissima e spietata che prima incanta con la sua geometria di luce, e poi preme sul petto dell'osservatore finché non ne estorce la resa emotiva.
Tanka (ispirato dalla tua Clabria9
Arsa la terra,
tra gli ulivi e la pace
cedo al calore.
Sullo scacchiere d'ombra
cala un'onda di pianto.
Sergio Batildi
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