Takìtlu, Tulìtlu, Tulàtlu: Lorenzo Robbiano racconta la Novi del dopoguerra e del boom economico


Novi Ligure torna a guardarsi allo specchio attraverso le storie, i personaggi, i luoghi e gli aneddoti che ne hanno accompagnato la rinascita nel secondo dopoguerra. Nel nuovo volume Takìtlu, Tulìtlu, Tulàtlu, Lorenzo Robbiano ricostruisce la città degli anni del boom economico con uno sguardo affettuoso, ironico e documentato, evitando però di trasformare il passato in una cartolina idealizzata. Il libro, pubblicato dalla casa editrice novese Epoké, sarà presentato venerdì 24 luglio 2026 alle ore 18 nella corte di Palazzo Dellepiane, nel cuore di Novi Ligure.

Pier Carlo Lava - Alessandria Post - italianewspost.com

Un titolo dialettale che sembra indicare persone, luoghi e ricordi

Il titolo Takìtlu, Tulìtlu, Tulàtlu può essere reso in italiano con l’espressione “Eccolo qui, eccolo lì, eccolo là”. È una formula immediata, quasi gestuale, che sembra invitare il lettore a riconoscere qualcuno tra le strade, a indicare un luogo scomparso o a recuperare un episodio rimasto nella memoria collettiva.

Non è un titolo puramente decorativo. Contiene già il metodo del libro: spostare lo sguardo da una scena all’altra, da un personaggio a un altro, seguendo frammenti che insieme compongono il ritratto di una comunità.

La copertina rafforza questa impressione. Un uomo anziano, visto di spalle, osserva la vetrina di un negozio piena di ceramiche, oggetti e colori. Il gesto della mano alzata suggerisce sorpresa, riconoscimento o forse un saluto. È un’immagine che richiama il rapporto tra il presente e ciò che sopravvive dietro il vetro della memoria.

La Novi che rinasce dopo la guerra

Il filo conduttore del volume è una città che prova a rialzarsi dalle distruzioni, dalle privazioni e dalle ferite lasciate dal conflitto.

La Novi raccontata da Robbiano è quella dei primi decenni del secondo dopoguerra, quando la ricostruzione materiale si accompagna a una trasformazione profonda delle abitudini, dei consumi e delle aspettative.

Le persone iniziano a immaginare una vita diversa. Arrivano nuovi prodotti, elettrodomestici, automobili, spettacoli e modelli culturali. Le strade cambiano, nascono attività commerciali, si trasformano i quartieri e mutano i rapporti sociali.

Nel libro, questa scoperta del benessere viene sintetizzata con l’immagine di “Lamerica”: non più soltanto un sogno lontano, oltre l’oceano, ma qualcosa che sembra materializzarsi tra le vie della città, nelle vetrine, nei locali, nei consumi e nelle aspirazioni quotidiane.

Non una semplice operazione nostalgia

Il volume viene presentato come un mosaico di memorie, flash e racconti, ma lontano da una nostalgia sterile.

Questo è un elemento importante. La memoria locale rischia talvolta di ridursi alla convinzione che tutto fosse migliore nel passato. Robbiano sembra invece scegliere un’altra strada: restituire il clima di un’epoca con le sue speranze, le sue contraddizioni, i personaggi amati, gli episodi divertenti e anche i fatti meno edificanti.

Il boom economico portò opportunità, lavoro e modernizzazione, ma anche cambiamenti urbanistici rapidi, nuove disuguaglianze e la progressiva scomparsa di mestieri, ambienti e relazioni sociali.

Raccontare quella stagione significa quindi osservare il modo in cui una comunità cambia, ciò che guadagna e ciò che perde.

Fatti veri, soprannomi e nomi di fantasia

Robbiano parte da episodi realmente accaduti, ma spesso nasconde l’identità dei protagonisti dietro soprannomi pittoreschi o nomi di fantasia.

Questa scelta permette di conservare la sostanza storica dei racconti mantenendo un tono leggero e narrativamente libero. Protegge inoltre persone e famiglie quando gli episodi riguardano situazioni delicate, curiose o controverse.

I soprannomi appartengono profondamente alla cultura delle città e dei paesi. In molti casi diventano più riconoscibili dei nomi anagrafici e raccontano un mestiere, un tratto fisico, un’abitudine o un episodio particolare.

Attraverso questi nomi, il libro recupera anche una forma di linguaggio comunitario destinata a indebolirsi con il passare delle generazioni.

Un mosaico dei mille volti della comunità novese

I capitoli affrontano temi diversi, uniti dall’ambientazione cittadina. Il volume passa dai luoghi simbolo del costume alle trasformazioni urbanistiche, dai personaggi indimenticabili ai protagonisti del ciclismo, dai fatti di cronaca agli idoli dello spettacolo.

È proprio questa varietà a restituire l’immagine di una città viva.

La storia locale non è fatta soltanto di amministratori, monumenti e date ufficiali. È composta anche dai negozi frequentati ogni giorno, dalle sale da ballo, dai bar, dagli artigiani, dai personaggi eccentrici, dalle rivalità sportive e dai racconti tramandati nelle famiglie.

Le microstorie permettono di comprendere meglio la grande storia perché mostrano come i cambiamenti siano stati vissuti concretamente dalle persone.

Il ruolo delle immagini d’epoca

Il libro è arricchito da fotografie e immagini storiche.

Questi materiali non hanno una funzione meramente illustrativa. Una fotografia può restituire dettagli che la scrittura non sempre riesce a conservare: un’insegna commerciale, il disegno di una piazza, il modo di vestire, la disposizione dei tavolini, le biciclette appoggiate a un muro o un edificio ormai trasformato.

Le immagini diventano quindi documenti e, nello stesso tempo, inneschi della memoria.

Chi ha vissuto quegli anni potrà riconoscere luoghi e persone. I lettori più giovani potranno invece vedere una Novi molto diversa da quella attuale, comprendendo quanto rapidamente sia cambiato il paesaggio urbano.

Il ciclismo nella memoria di Novi

Tra i temi affrontati non poteva mancare il grande ciclismo.

Novi Ligure è legata in modo indissolubile a Costante Girardengo, nato in città, e a Fausto Coppi, originario della vicina Castellania e cresciuto sportivamente sulle strade del territorio.

Negli anni del dopoguerra il ciclismo aveva una presenza enorme nell’immaginario popolare. Le imprese dei campioni venivano ascoltate alla radio, discusse nei bar e raccontate nelle famiglie.

La bicicletta era insieme strumento di lavoro, mezzo di trasporto e simbolo di riscatto. Inserire il ciclismo nel racconto della Novi di quegli anni significa quindi ricostruire una parte decisiva dell’identità cittadina.

Cronaca, spettacolo e cultura popolare

Il libro comprende anche fatti di cronaca e riferimenti agli idoli dello spettacolo.

La cronaca locale conserva episodi che, pur non entrando nei manuali di storia, hanno segnato profondamente la memoria della comunità. Incidenti, scandali, vicende giudiziarie e fatti curiosi diventano punti di riferimento attraverso i quali le persone ricordano un periodo.

Lo spettacolo rappresenta invece l’ingresso della cultura di massa nella vita quotidiana. Cinema, televisione, musica e nuovi divi cambiano il linguaggio, i desideri e i modelli di comportamento.

Nella Novi del boom, le vicende locali iniziano così a intrecciarsi con immagini e personaggi provenienti da Roma, Milano, dagli Stati Uniti e dal resto del mondo.

Lorenzo Robbiano, una vita dedicata alla storia di Novi

Lorenzo Robbiano è uno dei più prolifici studiosi e narratori della storia novese.

La sua bibliografia comprende opere dedicate alla memoria politica e sociale, alla Resistenza, agli edifici storici, alle famiglie cittadine, al lavoro, allo sport e alle trasformazioni urbane.

Tra i suoi titoli figurano Sotto la neve il pane, I Senza Volto, Quando a Novi c’era Raggio, Novi nel cuore. Erano gli anni Sessanta, Pulàjnta e saràke, Quattro passi per Novi, E venne il giorno della libertà, Novi, la dolce e Quando c’era il Conte Raggio.

La sua produzione mostra una continuità precisa: raccontare Novi attraverso documenti, testimonianze, personaggi e vicende capaci di collegare la storia pubblica alla vita quotidiana.

Dal giornalismo all’impegno istituzionale

Robbiano è stato direttore del settimanale Il Novese, del giornale Novinforma e coordinatore editoriale del mensile provinciale Il Duemila.

Ha inoltre svolto attività sindacale a tempo pieno nella Cisl ed è stato sindaco di Novi Ligure dal 2004 al 2014. È Cavaliere della Repubblica Italiana.

Questi diversi ruoli gli hanno permesso di osservare la città da prospettive differenti: quella del giornalista, del ricercatore, del sindacalista e dell’amministratore.

Nel nuovo libro questa esperienza può tradursi in una conoscenza profonda dei meccanismi sociali e delle trasformazioni attraversate dalla comunità novese.

La memoria come strumento per discutere il presente

Un libro sulla Novi del dopoguerra non parla soltanto del passato.

Confrontare la città di ieri con quella di oggi permette di interrogarsi sul commercio, sul lavoro, sulla vita del centro storico, sulla socialità e sul rapporto tra le generazioni.

Molti luoghi descritti nel volume potrebbero essere scomparsi o avere cambiato funzione. Alcune attività non esistono più, mentre altre tradizioni sono sopravvissute adattandosi.

La memoria diventa così uno strumento per capire quali elementi dell’identità cittadina siano ancora vitali e quali rischino di andare perduti.

Il valore delle microstorie

Le microstorie hanno un’importanza che va oltre la curiosità.

Un piccolo episodio può raccontare il clima sociale di un’intera epoca. La storia di un negozio può mostrare come cambiavano i consumi; quella di un personaggio può far emergere le gerarchie e i codici informali della comunità; un fatto di cronaca può rivelare paure e valori condivisi.

Questa forma di narrazione rende la storia accessibile anche a chi non frequenta abitualmente saggi accademici.

Il lettore entra nel passato attraverso scene, voci, immagini e persone riconoscibili.

Epoké e il radicamento nel territorio

Con questa pubblicazione prosegue la collaborazione tra Robbiano ed Epoké.

La casa editrice indipendente, fondata a Novi Ligure nel 2014, ha costruito una parte importante della propria identità sulla narrazione dei territori e sulla promozione del confronto culturale.

Secondo i dati comunicati dall’editore, in dodici anni Epoké ha pubblicato 292 libri, coinvolgendo 208 autori tra accademici, divulgatori, professionisti e scrittori, oltre ai partecipanti ai numerosi lavori collettivi. Ha inoltre organizzato più di mille presentazioni ed eventi culturali in Italia.

La sua attività si sviluppa lungo tre direttrici: la saggistica, la narrazione del territorio e la narrativa per ragazzi.

Una casa editrice come presidio culturale

La pubblicazione di libri dedicati alla storia locale svolge una funzione importante, soprattutto nei territori lontani dai grandi centri editoriali.

Una casa editrice radicata nella comunità può raccogliere documenti, sostenere autori, organizzare incontri e mantenere aperto un dibattito sull’identità collettiva.

In questo senso, Epoké non svolge soltanto una funzione produttiva. Diventa un presidio culturale e un punto di incontro tra studiosi, lettori, scuole e associazioni.

Il volume di Robbiano si inserisce perfettamente in questa linea editoriale perché recupera memorie locali senza chiuderle in una dimensione privata.

Il confronto tra generazioni

Uno degli effetti più interessanti di un’opera come Takìtlu, Tulìtlu, Tulàtlu può essere il dialogo tra generazioni.

I lettori più anziani potranno riconoscere episodi, luoghi e modi di dire. Quelli più giovani potranno scoprire come vivevano i loro genitori o nonni e comprendere meglio l’origine di alcune abitudini cittadine.

La presentazione pubblica può diventare essa stessa un momento di raccolta della memoria. Un racconto può richiamarne un altro, una fotografia può far emergere un nome dimenticato e un luogo può essere ricostruito attraverso più testimonianze.

La memoria locale, infatti, non è mai definitivamente conclusa. Continua a crescere attraverso nuove voci.

Il dialetto come archivio dell’identità

Il titolo dialettale richiama anche il valore della lingua locale.

Il dialetto conserva espressioni, inflessioni e modi di pensare difficili da tradurre completamente. Non è soltanto un mezzo di comunicazione, ma un archivio culturale.

Utilizzarlo in un titolo significa rivendicare la dignità di una lingua che ha accompagnato la vita quotidiana di generazioni di novesi.

La traduzione “Eccolo qui, eccolo lì, eccolo là” restituisce il significato letterale, ma non necessariamente il ritmo e la familiarità dell’espressione originale.

Una città che cambia senza perdere completamente se stessa

La Novi del dopoguerra raccontata nel libro affrontava trasformazioni profonde, ma conservava una forte struttura comunitaria.

Le persone si riconoscevano per strada, conoscevano negozianti, artigiani e figure pubbliche. Le notizie circolavano rapidamente, spesso prima ancora di essere pubblicate sui giornali.

Oggi la città è diversa. Sono cambiati il lavoro, la mobilità, i consumi e le forme di socialità. Molte relazioni si sono spostate online e i centri storici devono confrontarsi con grandi superfici commerciali e nuove abitudini.

Il libro può quindi aiutare a riflettere su ciò che vale la pena recuperare: non una copia del passato, ma una maggiore attenzione ai luoghi, alle relazioni e alla memoria condivisa.

La presentazione a Palazzo Dellepiane

Il volume sarà presentato venerdì 24 luglio alle ore 18 nella corte di Palazzo Dellepiane, edificio storico situato nel centro di Novi Ligure.

La scelta del luogo appare particolarmente adatta. Palazzo Dellepiane è uno degli spazi simbolici della vita istituzionale e culturale cittadina e offre una cornice coerente con un libro dedicato alla memoria di Novi.

La presentazione rappresenterà un’occasione per incontrare l’autore, conoscere la genesi del volume e ascoltare alcuni degli episodi raccolti.

Un libro per chi ha vissuto quella Novi e per chi vuole scoprirla

Takìtlu, Tulìtlu, Tulàtlu si rivolge certamente a chi ricorda gli anni della ricostruzione e del boom economico, ma non soltanto.

Può interessare chi studia la storia locale, chi ama la fotografia d’epoca, chi vuole comprendere le trasformazioni urbane e chi è curioso di conoscere personaggi e vicende poco note.

Il tono leggero annunciato dal comunicato può rendere il volume accessibile anche a lettori che cercano una narrazione piacevole, senza rinunciare all’attendibilità storica.

Ricordare non significa restare immobili

Il valore più profondo del libro sta probabilmente nella capacità di utilizzare il passato per parlare della comunità presente.

Ricordare non significa rifiutare il cambiamento. Significa capire da dove si viene, riconoscere le trasformazioni e non perdere completamente il filo che lega le generazioni.

La Novi del boom economico non esiste più, ma continua a vivere nei racconti, nei palazzi, nelle fotografie, nei soprannomi e nelle abitudini sopravvissute.

Robbiano raccoglie questi frammenti e li restituisce alla città, mostrando come la storia possa essere rigorosa senza diventare distante e come la memoria possa far sorridere senza perdere profondità.

Il gesto evocato dal titolo sembra allora rivolgersi direttamente al lettore: eccola qui, eccola lì, eccola là, la Novi che pensavamo scomparsa e che continua invece a riemergere tra le pagine, le strade e i ricordi di chi l’ha vissuta.

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