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| Militari e rappresentanti del comparto Difesa e Sicurezza manifestano a Roma per chiedere stipendi adeguati, pensioni dignitose e maggiori tutele professionali. |
Pier Carlo Lava – Alessandria Post – italianewspost.com
È opportuno chiarire subito che la manifestazione non era rivolta contro il decreto Sicurezza, ma riguardava principalmente il recente rinnovo contrattuale 2025-2027 del comparto Difesa e Sicurezza, giudicato insufficiente da una parte consistente delle organizzazioni sindacali militari. La protesta è arrivata pochi giorni dopo la firma degli accordi a Palazzo Vidoni, rendendo evidente una distanza ancora profonda tra le valutazioni del Governo e quelle di numerosi rappresentanti del personale.
Il corteo è partito alle ore 16 da piazza della Repubblica, attraversando via Luigi Einaudi, via del Viminale e via Giovanni Amendola, per raggiungere piazza dell’Esquilino. La mobilitazione è stata promossa da NSC – Nuovo Sindacato Carabinieri, SINAFI – Sindacato Nazionale Finanzieri, USAMI Aeronautica, ITAMIL per l’Esercito e SILMM per la Marina Militare. Al termine del corteo si è tenuto un convegno al Cavour Centro Congressi, con l’obiettivo di portare le rivendicazioni davanti ai rappresentanti delle istituzioni e delle diverse forze politiche. Il percorso e le finalità erano stati comunicati ufficialmente dagli organizzatori della mobilitazione.
Gli organizzatori hanno precisato che non si è trattato di uno sciopero, dal momento che al personale militare non è consentito interrompere il servizio, ma di una manifestazione pubblica pacifica svolta nel rispetto delle norme previste dal Codice dell’ordinamento militare. Il messaggio centrale è stato semplice: difendere le condizioni di chi indossa una divisa significa tutelare anche la qualità della sicurezza garantita ai cittadini.
Il contratto firmato e le contestazioni dei sindacati
Il Governo presenta il rinnovo contrattuale come un risultato importante per circa 430 mila appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia. Secondo il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, considerando insieme gli ultimi due rinnovi, gli incrementi raggiungerebbero almeno 200 euro netti mensili per le qualifiche iniziali. Per il contratto 2025-2027 l’incremento effettivo viene generalmente indicato intorno ai 100 euro netti mensili, mentre sarebbero previsti arretrati per il 2025 e il 2026 pari a circa 2.448 euro lordi. Il Governo ha inoltre annunciato l’apertura, entro novanta giorni, di un tavolo interministeriale sulla previdenza del comparto.
Le organizzazioni che hanno sostenuto la mobilitazione contestano però la lettura governativa. Secondo i sindacati, gli aumenti nominali non compenserebbero la perdita di potere d’acquisto provocata dall’inflazione, dall’aumento degli affitti, delle rate dei mutui, delle bollette, dei carburanti e dei generi alimentari. Alcune sigle hanno definito l’accordo un contratto al ribasso e hanno deciso di non sottoscriverlo, sostenendo che le risorse disponibili non siano proporzionate ai sacrifici e alle responsabilità richieste al personale.
Bisogna quindi distinguere correttamente i due livelli. Il contratto introduce aumenti e arretrati reali, che non possono essere considerati inesistenti; resta però da verificare quanto questi incrementi riusciranno concretamente a recuperare rispetto all’inflazione accumulata e al costo della vita. La contestazione riguarda soprattutto questa differenza tra l’incremento scritto sulla busta paga e il suo reale valore economico per le famiglie.
Pensioni, trasferimenti e carenza di personale
Il secondo grande problema riguarda la previdenza. I sindacati chiedono da anni un sistema pensionistico che tenga conto della specificità del lavoro militare: turni, reperibilità, missioni rischiose, limitazioni dei diritti, trasferimenti frequenti e maggiore esposizione a situazioni di pericolo. Senza una previdenza complementare specifica, avvertono le organizzazioni, molti appartenenti alle generazioni più giovani rischiano di arrivare alla pensione con trattamenti economici molto più bassi rispetto agli ultimi stipendi percepiti.
La piattaforma della manifestazione comprende anche la richiesta di maggiore tutela legale per gli operatori coinvolti in procedimenti derivanti dal servizio, migliori condizioni abitative, più attenzione alla mobilità volontaria, sostegno alla genitorialità e alle famiglie costrette a vivere lontane a causa dei trasferimenti. Dietro l’uniforme, hanno ricordato i promotori, ci sono persone che devono affrontare gli stessi problemi economici e familiari degli altri lavoratori, con l’aggiunta di obblighi e responsabilità particolarmente gravosi.
Un’altra criticità riguarda la progressiva perdita di attrattività delle carriere militari. Il Governo ha annunciato quasi 17 mila nuove assunzioni, un intervento utile per ricostituire almeno in parte gli organici. Tuttavia, il reclutamento non può essere separato dalle condizioni economiche e professionali: se stipendi, prospettive pensionistiche e qualità della vita non risultano adeguati, diventa più difficile convincere i giovani a scegliere una carriera caratterizzata da disciplina, mobilità e rischi personali.
La mobilitazione di Roma rappresenta quindi un segnale politico che non dovrebbe essere sottovalutato. Non basta approvare norme più severe o invocare una maggiore presenza delle divise sul territorio se poi mancano personale, mezzi, tutele e condizioni economiche dignitose. La sicurezza non dipende soltanto dalle leggi, ma anche dalla preparazione, dalla serenità e dalla motivazione delle donne e degli uomini chiamati ad applicarle.
Una possibile risposta concreta dovrebbe comprendere un meccanismo di recupero dell’inflazione, un fondo previdenziale dedicato, un piano pluriennale per gli organici, maggiori garanzie legali e una politica abitativa per il personale trasferito. Servono soprattutto scadenze verificabili: il tavolo annunciato dal Governo sulla previdenza dovrà produrre decisioni e finanziamenti, evitando di trasformarsi nell’ennesimo confronto senza conseguenze operative.
La manifestazione non è stata presentata dagli organizzatori come un attacco alle istituzioni, ma come una richiesta rivolta alle istituzioni affinché riconoscano concretamente il valore di chi serve lo Stato. Il vero banco di prova arriverà adesso: capire se il corteo di Roma aprirà un confronto stabile oppure resterà soltanto un forte, ma isolato, segnale di malessere.
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