Sicurezza e Difesa, firmato il nuovo contratto per 430 mila lavoratori: aumenti in busta paga e quasi 18 mila assunzioni
| Il rinnovo del contratto del comparto Sicurezza e Difesa riguarda circa 430 mila lavoratori e prevede aumenti economici, arretrati, nuove tutele e quasi 18 mila assunzioni. |
Il rinnovo riguarda poliziotti, carabinieri, finanzieri, agenti penitenziari e personale delle Forze armate. Gli incrementi partiranno da circa 100 euro netti mensili per le qualifiche iniziali, mentre il Governo annuncia un consistente piano di rafforzamento degli organici. Resta aperta la delicata questione della previdenza dedicata.
Pier Carlo Lava - Alessandria Post - italianewspost.com
È stato firmato il rinnovo del contratto per il triennio 2025-2027 del personale non dirigente del comparto Sicurezza e Difesa, un accordo che interessa complessivamente circa 430 mila lavoratrici e lavoratori. La sottoscrizione è avvenuta il 15 luglio presso il Dipartimento della Funzione pubblica, alla presenza delle organizzazioni sindacali e dei rappresentanti dei ministeri della Pubblica amministrazione, dell’Interno, della Difesa, della Giustizia e dell’Economia.
Il provvedimento coinvolge il personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia Penitenziaria e delle Forze armate, chiamato quotidianamente a garantire la sicurezza pubblica, la difesa nazionale, il controllo del territorio, la gestione degli istituti penitenziari e gli interventi nelle situazioni di emergenza.
Aumenti da circa 100 euro netti al mese
L’aspetto più immediatamente rilevante dell’accordo riguarda il trattamento economico. Per gli agenti e per le qualifiche iniziali viene indicato un aumento di circa 100 euro netti al mese, destinato a crescere progressivamente in relazione al grado, all’anzianità e alla posizione ricoperta. Per le qualifiche superiori, gli incrementi potranno superare i 200 euro mensili, arrivando, secondo le prime elaborazioni sindacali, a oltre 216 euro per alcuni ruoli commissariali.
Il valore definitivo del punto parametrale dovrebbe salire dagli attuali 195,50 euro a 207,510 euro dal 2027. Gli effetti concreti sulle singole buste paga non saranno tuttavia identici per tutti: dipenderanno dal grado, dalle indennità, dal tipo di servizio, dal lavoro notturno o festivo e dalle ulteriori componenti accessorie previste dai diversi ordinamenti.
Considerando anche il precedente rinnovo contrattuale, il Governo parla di un miglioramento complessivo che può raggiungere almeno 2.600 euro netti all’anno per ciascun lavoratore. Non si tratta, quindi, soltanto di un adeguamento simbolico, ma di un recupero economico che tenta di compensare almeno parzialmente l’aumento del costo della vita accumulato negli ultimi anni.
Sono previsti anche degli arretrati. Secondo le stime diffuse durante la fase conclusiva della trattativa, l’importo medio potrebbe collocarsi intorno ai 2.400 euro per operatore, anche se la cifra effettiva cambierà in base alla qualifica, all’amministrazione di appartenenza e alle somme già percepite come indennità di vacanza contrattuale.
Non soltanto stipendi: nuove tutele per il personale
Il contratto non interviene esclusivamente sulla componente economica. La parte normativa contiene disposizioni dedicate alla maternità, alla paternità, alla genitorialità, al diritto allo studio e alla conciliazione tra attività professionale e vita familiare.
Si tratta di aspetti particolarmente importanti per un comparto caratterizzato da turnazioni, reperibilità, trasferimenti, servizi notturni, lavoro nei giorni festivi ed esposizione a situazioni di rischio. Il rafforzamento delle tutele familiari rappresenta quindi un tentativo di adattare le regole del lavoro alle mutate esigenze sociali del personale.
Il rinnovo è stato presentato come un passaggio significativo anche perché giunge a breve distanza dal precedente contratto. La maggiore continuità della contrattazione dovrebbe impedire che gli operatori attendano molti anni prima di ricevere gli adeguamenti economici dovuti, come accaduto frequentemente in passato.
Quasi 18 mila nuove assunzioni per rafforzare gli organici
Parallelamente alla firma del contratto, il Governo ha annunciato un vasto piano di rafforzamento degli organici. Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha parlato di 17.900 nuovi ingressi, distribuiti principalmente tra Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza, con l’obiettivo dichiarato di rendere le città più sicure e aumentare la presenza dello Stato sul territorio.
Le assunzioni dovrebbero essere completate nell’arco di circa due anni e interessare tutto il territorio nazionale. La cifra complessiva viene talvolta indicata anche come circa 17.600 unità, perché le ricostruzioni disponibili considerano perimetri, annualità e procedure assunzionali non sempre perfettamente coincidenti. Il dato politico centrale rimane comunque quello di un piano prossimo alle 18 mila unità.
Un primo passaggio formale è già arrivato con il Dpcm del 7 maggio 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’11 luglio, che autorizza procedure di reclutamento e assunzioni a tempo indeterminato nell’Arma dei Carabinieri, nella Guardia di Finanza, nella Polizia di Stato, nella Polizia Penitenziaria e nel Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco.
Occorre però distinguere tra l’annuncio politico complessivo, le autorizzazioni già inserite nei decreti e le assunzioni effettivamente realizzate. Per trasformare i numeri programmati in nuovi agenti operativi serviranno bandi, selezioni, corsi di formazione, graduatorie e assegnazioni alle diverse sedi.
Il problema degli organici non si risolve soltanto con i concorsi
Le nuove assunzioni sono indispensabili, ma dovranno almeno compensare i pensionamenti e le uscite previste nei prossimi anni. In molti territori le forze dell’ordine denunciano da tempo una carenza di personale che incide sulla capacità di mantenere pattuglie, presidi, uffici investigativi, servizi amministrativi e controllo delle aree più esposte alla criminalità.
L’efficacia del piano dipenderà quindi non solo dal numero complessivo degli ingressi, ma anche dalla loro distribuzione. Un aumento degli organici concentrato esclusivamente nelle grandi città o nelle sedi centrali rischierebbe di lasciare irrisolte le difficoltà dei piccoli e medi centri, delle province, delle aree rurali, dei territori di confine e delle località turistiche soggette a forti aumenti stagionali della popolazione.
Dovrà essere affrontato anche il problema delle scuole di formazione. Assumere migliaia di nuovi operatori significa disporre di strutture, istruttori, alloggi, mezzi e risorse sufficienti per prepararli adeguatamente prima dell’impiego operativo. Accelerare eccessivamente i corsi per rispettare le scadenze numeriche potrebbe ridurre la qualità della formazione, proprio mentre le attività di sicurezza diventano sempre più complesse.
Oggi un agente deve possedere competenze che vanno ben oltre il tradizionale controllo del territorio: criminalità informatica, frodi digitali, violenza di genere, gestione delle manifestazioni, contrasto al terrorismo, immigrazione, sicurezza stradale, tutela ambientale e comunicazione con cittadini fragili richiedono una preparazione continua e specialistica.
Polizia Penitenziaria, una situazione particolarmente delicata
Tra i settori che attendono maggiormente un rafforzamento figura la Polizia Penitenziaria, alle prese con carenze di personale, sovraffollamento delle carceri, aggressioni, suicidi e condizioni di lavoro sempre più difficili.
Alcune organizzazioni sindacali hanno espresso riserve sulla distribuzione delle risorse economiche e sul trattamento riservato agli agenti penitenziari. La Fns Cisl, pur sostenendo l’accordo, aveva già denunciato durante la trattativa il rischio di penalizzazioni per questo Corpo.
Per questo motivo, una parte importante della valutazione futura riguarderà il numero di nuove unità realmente destinate agli istituti di pena. Senza un aumento adeguato degli organici, accompagnato da interventi strutturali sul sistema carcerario, sarà difficile migliorare la sicurezza degli operatori, delle persone detenute e dell’intera comunità penitenziaria.
Il nodo ancora aperto delle pensioni
La questione più delicata rimasta fuori dall’accordo riguarda la previdenza dedicata. Gli operatori della sicurezza e della difesa svolgono mansioni usuranti e rischiose, con limitazioni personali e professionali che non possono essere equiparate integralmente a quelle di altri dipendenti pubblici.
Le organizzazioni sindacali chiedono da anni un sistema previdenziale capace di riconoscere la specificità del comparto, anche per evitare penalizzazioni ai lavoratori assunti dopo l’introduzione del sistema contributivo.
Il Governo si è impegnato ad avviare entro 90 giorni dalla firma un tavolo specifico sulla previdenza. L’apertura del confronto è stata accolta positivamente, ma la sua efficacia dipenderà dalle risorse che verranno effettivamente stanziate e dalla capacità di arrivare a soluzioni concrete.
Non tutti i sindacati hanno giudicato sufficiente il risultato raggiunto. Il Sinafi, organizzazione rappresentativa del personale della Guardia di Finanza, ha assunto una posizione critica verso l’impianto del rinnovo, ritenendo inadeguate alcune risposte economiche e normative. La firma, pertanto, rappresenta un risultato importante, ma non può essere letta come la soluzione definitiva di tutte le criticità del comparto.
Un riconoscimento necessario, da misurare nei risultati
Il rinnovo del contratto costituisce indubbiamente un segnale positivo. Gli aumenti economici, gli arretrati, le nuove tutele familiari e il programma di assunzioni riconoscono almeno in parte il valore di uomini e donne che lavorano spesso in condizioni difficili, esposti a responsabilità, rischi e pressioni crescenti.
Occorre però evitare che l’annuncio delle assunzioni rimanga soltanto un’operazione numerica. I nuovi operatori dovranno essere effettivamente reclutati, formati e assegnati nei territori dove le carenze sono maggiori. Allo stesso tempo sarà necessario investire in mezzi, caserme, commissariati, istituti penitenziari, tecnologie, protezioni individuali e formazione permanente.
Un agente in più, privo di strumenti adeguati o inserito in un’organizzazione sovraccarica, non può produrre da solo il miglioramento atteso. La sicurezza richiede organici sufficienti, ma anche capacità investigativa, prevenzione sociale, coordinamento tra istituzioni, giustizia efficiente e collaborazione con le amministrazioni locali.
Il nuovo contratto rappresenta dunque un punto di partenza più che un traguardo definitivo. La verifica decisiva avverrà nei prossimi mesi: nelle buste paga, nei concorsi realmente banditi, nelle assegnazioni ai territori e nell’apertura del tavolo sulle pensioni. Soltanto allora sarà possibile stabilire se gli impegni assunti avranno prodotto un miglioramento concreto delle condizioni di lavoro e della sicurezza dei cittadini.
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post