LA STRADA DELLA FRUTTERIA
I
SE MI GUARDO ALLO SPECCHIO
Se mi guardo allo specchio, non
certo per vanità, più non ho l'età!,
ma solo per la certezza ch'io sia
ancora quello che sono stato. Oh,
quanto poco rimane di ciò ch'ero!
M'attardo a spiare qui e là i segni
lasciati dal tempo sulla faccia d'un
pallido assorto, nell'impercettibile
luce del mio tramonto. E mi vedo
come non sono: di tardivo spirto,
l'annaspo in veli di sera perenne.
Attento mi squadro, s'informe ora!,
le rughe e le guance smorte. Ch'io
sia quello non v'è dubbio, non più
com'ero, ed al più tardi sarò ramo
torto e secco che al vento divelge.
Pure, qualcosa c'è che non mi torna,
m'è estraneo, è assai diverso l'uomo
ch'è nello specchio. Dubito sia io, sì
tremulo palpita! Però ci guardiamo
fissandoci negl'occhi. Dubito proprio
ch'io sia lui, io addosso non mi sento
quel palpitare di triste meraviglia. Lui
invece è certo sia io, e mi guarda con
quell'aria di vetro, ed attento mi fissa.
D'aride pupille lo sguardo, e di vuota
luce, di terrore forse. È più d'inganno
questa somiglianza che similitudine!
Di certo di disinguaglianza si tratta!
S'io non sono quelli dello specchio,
chi dunque è? Io come sono? Forse
com'ero? Oppure come sarò? Come
io non sono mai stato? E se è ciò che
mai sono stato, dunque non sono io!
Pure, sa imitarmi. Anche lui smorfia
la bocca, l'ho schiusa per la certezza
di sapere ch'io sia lui. Gli parlo, però
non l'odo. "Dimmi tu chi sei!" gli dico.
Ha mosso la bocca e con me declina
la fronte. Gli punto l'indice, anch'egli
divelge a me il dito, si buffo appare!
Qualcuno gioca all'inganno, non io!,
so bene chi sono! Forse lui? No!, sa
chi è, sono io! Quell'io diverso e che
continuamente ignoro per essere io!
E dunque, chi sta mentendo? Fors'io
che mi rifletto riflettendo? Forse lui
che mi riflette senza riflettere? È nel
solo pensare la differenza? È com'io
sono dunque, non com'io ho voglia
d'essere. Il resto, sono solo dettagli.
Lascio di guardare lo specchio, e pure
l'altro, ma lui con la certezza d'essere
ciò che invero sono: un uomo chiuso,
consumato dai giorni, d'ombra gl'occhi,
di perenne smorfia di vecchio, di pene
il cuore e di stridulo ansimare il fiato.
Di dimenticati sogni, qualche illusione
ancora, e nemmeno tante, d'abbaglio!
M'ancora m'addormo col sorriso d'un
bimbo quando la notte addosso mi cade
di peso sul fragile sonno mio di vecchio.
E nel sonno sono ciò che mai sono stato:
io!, soltanto io!, l'io che più mi conosce.
VIncenzo Savoca
Ragusa 30 luglio 2026
Questa è la I parte ("Se mi guardo allo specchio") della trilogia intitolata "LA STRADA DELLA FRUTTERIA", firmata dal poeta Vincenzo Savoca.
Una poesia di una forza introspettiva e drammatica davvero notevole, dove l'eco pirandelliana del "doppio", dello specchio e dell'identità frammentata si fonde con una profonda e toccante meditazione sul tempo che passa.
Ecco una breve riflessione sui punti chiave di questo primo capitolo:
Key Themes & Analisi
Lo Sdoppiamento dell'Io: Lo specchio smette di essere un semplice oggetto di superficie e diventa un confine ontologico. L'uomo reale e l'immagine riflessa si guardano, si imitano, ma non si riconoscono del tutto.
Il Gioco di Parole sull'Atto del Riflettere: Splendida la contrapposizione concettuale e filosofica nella quarta strofa:
"Fors'io che mi rifletto riflettendo? Forse lui che mi riflette senza riflettere?"
Il confine tra il pensiero (il riflettere della mente) e l'ottica (il riflettere dello specchio) diventa il perno centrale dell'incomprensione tra i due "Io".
La Riconciliazione Finale: Dopo il senso di smarrimento e terrore di fronte alle rughe e alla vecchiaia, la poesia trova una sua dolcissima risoluzione nel sonno. È nell'inconscio, quando cade la notte, che l'illusione si spegne e l'essenza più vera ("l'io che più mi conosce") riemerge con la purezza e il sorriso di un bambino.
Un testo denso, ritmato con sapienza e ricco di immagini vivide (il ramo torto e secco, l'aria di vetro dello sguardo, il fragile sonno).
Sergio Batildi
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