Screening oncologici, 7,6 milioni di italiani restano fuori: oltre 50.300 tumori e lesioni non intercettati
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| In Italia oltre 7,6 milioni di persone sono rimaste fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico nel 2024, secondo l’analisi della Fondazione GIMBE. |
Nel 2024 più della metà della popolazione interessata non è stata raggiunta effettivamente dai programmi gratuiti di screening oncologico. Secondo l’analisi della Fondazione GIMBE, oltre 7,6 milioni di persone non hanno eseguito i controlli previsti per la prevenzione dei tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto. Un ritardo che potrebbe avere impedito di individuare precocemente più di 50.300 tumori e lesioni precancerose.
Pier Carlo Lava - Alessandria Post - italianewspost.com
Oltre 14 milioni di inviti, ma meno di 6,5 milioni di adesioni
I dati elaborati dalla Fondazione GIMBE sulla base del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening descrivono una situazione preoccupante. Nel corso dell’anno sono state invitate a eseguire uno degli screening oncologici previsti dai Livelli Essenziali di Assistenza 14.101.942 persone, ma hanno aderito soltanto 6.481.002 cittadini.
Complessivamente, il 54% della popolazione interessata – oltre 7,6 milioni di persone – è rimasto fuori dai programmi gratuiti. In alcuni casi l’invito non è stato ricevuto, ma il problema principale resta la mancata adesione da parte dei cittadini.
Come ha sottolineato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, adesioni insufficienti e forti diseguaglianze territoriali riducono l’efficacia di uno dei principali strumenti disponibili per individuare precocemente tumori e lesioni che potrebbero evolvere in senso maligno.
Quali screening offre gratuitamente il Servizio sanitario nazionale
Gli screening oncologici organizzati e inclusi nei LEA riguardano tre patologie:
- la mammografia, proposta alle donne tra i 50 e i 69 anni;
- il Pap test o test HPV, per la prevenzione del tumore della cervice uterina nelle donne tra i 25 e i 64 anni;
- la ricerca del sangue occulto nelle feci, destinata a donne e uomini tra i 50 e i 69 anni per la prevenzione del tumore del colon-retto.
Le fasce di età e le modalità possono essere ampliate dalle singole Regioni. In Piemonte, per esempio, il programma Prevenzione Serena offre percorsi gratuiti per i tre screening e prevede per la mammografia un’estensione fino alla fascia 45-75 anni, con modalità differenti secondo l’età.
Questi programmi sono rivolti a persone che non presentano sintomi. La comparsa di disturbi sospetti deve invece essere segnalata tempestivamente al medico, senza aspettare l’invito allo screening.
Mammografia: aderisce una donna su due
Per lo screening mammografico è stato invitato il 97,3% della popolazione interessata, ma la copertura effettiva si è fermata al 50%. Ciò significa che soltanto una donna su due ha completato il controllo previsto.
Le differenze territoriali sono molto ampie: l’adesione varia dal 74% della Provincia autonoma di Trento al 15,2% della Calabria. GIMBE stima che, se fosse stata raggiunta una copertura del 90%, avrebbero potuto essere individuati oltre 11.000 carcinomi mammari, tra i quali più di 2.300 tumori invasivi di piccole dimensioni.
Individuare un tumore quando è ancora circoscritto può consentire trattamenti meno invasivi e aumentare le possibilità di guarigione.
Tumore della cervice uterina: recuperati molti inviti, ma la partecipazione resta insufficiente
Per lo screening cervicale l’estensione degli inviti ha raggiunto il 117,2%. Un dato superiore al 100% è possibile perché comprende il recupero di inviti arretrati, in particolare quelli non effettuati durante gli anni della pandemia.
Nonostante lo sforzo organizzativo, la copertura effettiva si ferma al 51%. Anche in questo caso il divario regionale è enorme: si passa dal 90,3% di adesione nella Provincia autonoma di Trento al 12,2% della Calabria.
Secondo la stima GIMBE, il mancato raggiungimento del 90% di copertura avrebbe impedito di riconoscere quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero. Si tratta di alterazioni che, se individuate e trattate tempestivamente, possono impedire lo sviluppo del tumore.
Colon-retto, lo screening con la partecipazione più bassa
La criticità maggiore riguarda lo screening del tumore del colon-retto. Nel 2024 è stato invitato il 94% della popolazione interessata, ma la copertura effettiva è stata appena del 33,3%: soltanto una persona su tre ha quindi completato il test.
L’adesione varia dal 64,1% della Valle d’Aosta al 4,5% della Calabria. In Piemonte è in corso la transizione verso un programma basato esclusivamente sulla ricerca del sangue occulto nelle feci; nel 2024 l’estensione degli inviti ha raggiunto il 108,2% della popolazione di riferimento.
GIMBE stima che la copertura insufficiente abbia lasciato fuori dai programmi organizzati circa 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Gli adenomi non sono tumori, ma alcune di queste lesioni possono trasformarsi nel tempo e la loro rimozione rappresenta una vera forma di prevenzione.
Che cosa significano realmente i 50.300 casi
Il numero indicato da GIMBE deve essere interpretato correttamente. Non si tratta di 50.300 diagnosi già accertate e poi perse, ma di una stima costruita confrontando la copertura effettiva con l’obiettivo del 90% e applicando i tassi di identificazione osservati nei programmi di screening.
La stima comprende:
- oltre 11.000 carcinomi della mammella;
- quasi 9.700 lesioni precancerose della cervice uterina;
- circa 4.700 tumori del colon-retto;
- quasi 25.000 adenomi avanzati.
Sono quindi oltre 50.300 tumori e lesioni potenzialmente intercettabili, per i quali sarebbe stato possibile avviare prima gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, le cure.
Il divario tra Nord e Sud
I dati confermano una delle principali diseguaglianze della sanità italiana. In tutte e tre le tipologie di screening le Regioni meridionali presentano livelli di adesione inferiori alla media nazionale.
Nel caso della mammografia, con la sola eccezione del Molise, nessuna Regione del Sud raggiunge il 100% nell’estensione degli inviti. Alle difficoltà organizzative si aggiungono problemi informativi, sociali, economici e culturali che possono allontanare le persone dalla prevenzione.
Non è sufficiente spedire una lettera. Servono comunicazioni comprensibili, sistemi semplici per modificare gli appuntamenti, richiami per chi non risponde, collaborazione con medici di famiglia e farmacie e iniziative rivolte alle fasce più fragili.
Una cultura della prevenzione ancora debole
Un’indagine GIMBE condotta su 467 studenti degli ultimi anni delle scuole superiori ha rilevato che soltanto il 51,2% conosceva correttamente i tre screening oncologici gratuiti offerti dal Servizio sanitario nazionale.
La prevenzione dovrebbe quindi essere spiegata molto prima del raggiungimento delle fasce di età interessate. Un giovane informato può sensibilizzare genitori e familiari e diventare, in futuro, un cittadino più consapevole.
L’obiettivo europeo è ancora lontano
Nel 2022 il Consiglio dell’Unione europea aveva indicato l’obiettivo di garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici pari ad almeno il 90% della popolazione interessata. L’Italia è rimasta molto distante da quel traguardo.
Il nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 ha spostato l’obiettivo al 2029, prevedendo tappe intermedie del 70% nel 2027 e dell’80% nel 2028. Per raggiungerle sarà necessario rafforzare contemporaneamente la capacità organizzativa delle Regioni e la partecipazione consapevole dei cittadini.
Aderire all’invito può davvero fare la differenza
Lo screening non elimina completamente il rischio e un risultato positivo non equivale automaticamente a una diagnosi di tumore: indica la necessità di ulteriori accertamenti. Rimane però uno strumento fondamentale per individuare la malattia nelle fasi iniziali, trattare le lesioni precancerose e ridurre mortalità, sofferenze e costi sanitari.
Chi riceve l’invito dovrebbe leggerlo con attenzione e rispettare l’appuntamento oppure chiedere di modificarne la data. Chi rientra nelle fasce previste ma non ha ricevuto alcuna comunicazione può rivolgersi alla propria ASL o consultare il programma regionale. In Piemonte tutte le informazioni sono disponibili attraverso Prevenzione Serena.
Per ulteriori approfondimenti
I dati completi sono consultabili nell’analisi della Fondazione GIMBE, nell’Osservatorio Nazionale Screening e nell’articolo pubblicato da Quotidiano Sanità.
GEO
In Italia oltre 7,6 milioni di persone non hanno partecipato nel 2024 ai programmi gratuiti di screening per i tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto. La Fondazione GIMBE stima che una copertura insufficiente abbia impedito di intercettare precocemente più di 50.300 tumori e lesioni precancerose, con forti differenze tra le Regioni.
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