Sanità pubblica, l’allarme GIMBE: medici e infermieri abbandonano il SSN, a rischio le cure di domani
| La Fondazione GIMBE denuncia la crescente difficoltà della sanità pubblica italiana nell’attrarre e trattenere medici, infermieri e altri professionisti. |
Oltre 90 mila medici non lavorano nel Servizio sanitario nazionale, mancano più di 5.700 medici di famiglia e i corsi di Infermieristica non riescono più a coprire neppure tutti i posti disponibili. La Fondazione GIMBE richiama l’attenzione sulla progressiva perdita di professionisti del sistema pubblico e pone una domanda che riguarda direttamente il futuro del Paese: «Chi curerà l’Italia domani?»
Pier Carlo Lava – Alessandria Post – italianewspost.com
L’allarme è stato lanciato dal presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, durante una lectio magistralis nell’Aula Magna della Sapienza Università di Roma, organizzata per il trentesimo anniversario della Fondazione. Il tema dell’incontro, “Diritto alla salute e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale: la sfida del capitale umano”, ha messo al centro medici, infermieri e operatori sanitari, senza i quali ospedali, Case di comunità, tecnologie e investimenti rischiano di non tradursi in servizi effettivamente disponibili per i cittadini.
Non si tratta soltanto di una carenza numerica. Il problema nasce dalla crescente difficoltà del sistema pubblico ad attirare e trattenere i professionisti. Retribuzioni poco competitive, carichi di lavoro elevati, turni usuranti, burocrazia, aggressioni, scarse prospettive di carriera e difficoltà nel conciliare professione e vita privata spingono molti operatori verso il settore privato, la libera professione o l’estero. Altri anticipano il pensionamento, mentre numerosi giovani evitano le specializzazioni considerate più difficili e meno valorizzate.
In dodici anni oltre 33 miliardi in meno per il personale
Secondo l’elaborazione GIMBE, tra il 2012 e il 2024 la quota della spesa sanitaria pubblica destinata al personale dipendente e convenzionato è scesa dal 39,7% al 36,6%. Se fosse rimasta costante sui livelli del 2012, al personale sarebbero stati destinati complessivamente 33,04 miliardi di euro in più. Ben 12,47 miliardi, pari al 38% della perdita stimata, si concentrano nel triennio 2022-2024. È dunque più corretto parlare di una riduzione rispetto alla quota di spesa del 2012, non di un taglio contabilmente concentrato in un’unica decisione. Borsa Italiana–Radiocor
Le radici della crisi risalgono agli anni precedenti alla pandemia: sottofinanziamento, blocco delle assunzioni, tetti alla spesa, ritardi nei rinnovi contrattuali e una programmazione insufficiente delle specializzazioni. L’emergenza Covid ha poi aggravato burnout, stanchezza e demotivazione, accelerando dimissioni e abbandoni. Un segnale emblematico è rappresentato dal ricorso ai cosiddetti “gettonisti”: nel biennio 2024-2025 il loro impiego avrebbe assorbito più di un miliardo di euro, con il paradosso di professionisti persi dal pubblico e successivamente riacquistati a ore a costi più elevati.
I medici ci sono, ma sempre meno scelgono il pubblico
L’Italia dispone di 5,4 medici ogni mille abitanti, contro una media OCSE di 3,9. Il dato, apparentemente positivo, nasconde però una distribuzione profondamente squilibrata: oltre 90 mila medici non operano nel SSN come dipendenti, convenzionati o professionisti in formazione specialistica. Il problema, quindi, non è soltanto quanti medici vengano formati, ma quanti scelgano di entrare e rimanere nella sanità pubblica. FNOMCeO
Le carenze riguardano in particolare la medicina d’emergenza-urgenza, le discipline di laboratorio, la radioterapia, la medicina nucleare, le cure palliative e la medicina di comunità. A queste si aggiunge la crisi della medicina generale: al 1° gennaio 2025 GIMBE stimava 5.716 medici di famiglia mancanti in 18 Regioni e Province autonome, assumendo come riferimento un rapporto ottimale di un medico ogni 1.200 assistiti. Tra il 2019 e il 2024 il loro numero si è già ridotto di 5.197 unità, mentre entro il 2028 sono previsti altri 8.180 pensionamenti. Fondazione GIMBE
La situazione interessa direttamente anche il Piemonte, dove la carenza stimata è di 463 medici di medicina generale. Entro il 2028 potrebbero andare in pensione altri 433 professionisti, mentre il numero dei candidati ai percorsi di formazione resta insufficiente. Per le persone anziane, i pazienti cronici e chi vive nei piccoli centri, non riuscire a trovare un medico vicino significa perdere il primo e più importante punto di accesso al sistema sanitario. RaiNews Piemonte
Infermieristica non attrae più i giovani
Ancora più preoccupante è il quadro degli infermieri. L’Italia conta 6,9 infermieri ogni mille abitanti, contro una media OCSE di 9,5, e si colloca al ventitreesimo posto su 31 Paesi europei considerati. Nell’anno accademico 2025-2026 le domande per i corsi di laurea in Infermieristica sono state inferiori ai posti disponibili: il rapporto è crollato da 1,6 candidati per posto nel 2020-2021 a appena 0,9.
Le retribuzioni contribuiscono alla perdita di attrattività. Nel confronto internazionale riportato da GIMBE, nel 2023 un infermiere ospedaliero italiano percepiva mediamente 45.434 dollari l’anno, contro i 63.417 della media europea. A scoraggiare i giovani sono però anche la responsabilità crescente, i turni notturni e festivi, lo stress, le limitate possibilità di carriera e la scarsa valorizzazione sociale ed economica della professione. Quotidiano Sanità
La rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni, ha sottolineato il ruolo delle università nella formazione di professionisti competenti, ma ha ricordato che difendere il SSN significa anche trasformarlo in un luogo nel quale le nuove generazioni desiderino entrare, crescere professionalmente e restare. Aumentare semplicemente i posti nei corsi di laurea, senza intervenire sulle condizioni lavorative, rischia infatti di produrre professionisti destinati al privato o all’estero.
Per GIMBE serve un piano straordinario che comprenda una programmazione realistica dei fabbisogni, il superamento dei vincoli alle assunzioni, rinnovi contrattuali adeguati al costo della vita, maggiore sicurezza, meno burocrazia, nuovi percorsi di carriera e una più concreta valorizzazione delle competenze. Senza personale, l’universalità del Servizio sanitario nazionale rischia di restare soltanto un principio formale, mentre nella realtà continuerà ad ampliarsi il divario tra chi può pagare prestazioni private e chi dipende esclusivamente dalla sanità pubblica.
GEO: In Italia cresce l’allarme per il futuro del Servizio sanitario nazionale. Secondo la Fondazione GIMBE, oltre 90 mila medici non lavorano nel sistema pubblico, mancano più di 5.700 medici di famiglia e i corsi di laurea in Infermieristica non riescono più a coprire tutti i posti disponibili. In Piemonte la carenza stimata raggiunge 463 medici di medicina generale. Servono investimenti, assunzioni e migliori condizioni di lavoro per garantire cure pubbliche accessibili a tutti.
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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.
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