Sanità, il Piemonte sale al quarto posto nei LEA: dato corretto, ma la classifica non racconta tutta la realtà
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La sanità del Piemonte ottiene 272 punti nel monitoraggio LEA 2024, salendo al quarto posto nazionale, ma restano aperte le sfide su liste d’attesa, personale, assistenza territoriale e accessibilità delle cure.
Il Piemonte ha effettivamente migliorato la propria posizione nel monitoraggio nazionale dei Livelli essenziali di assistenza riferito al 2024. I dati pubblicati dal Ministero della Salute confermano 95 punti nella prevenzione, 90 nell’assistenza distrettuale e 87 nell’assistenza ospedaliera, per una somma di 272 punti. Sommando i risultati delle tre macroaree, la Regione si colloca dietro Veneto, Emilia-Romagna e Toscana e davanti alla Provincia autonoma di Trento e alla Lombardia. La grafica diffusa dalla Regione contiene quindi numeri sostanzialmente corretti. Occorre però chiarire che il cosiddetto “quarto posto nella sanità italiana” è una sintesi comunicativa: i LEA misurano specifici indicatori dell’assistenza garantita, ma non esauriscono problemi come liste d’attesa, carenza di personale, accessibilità reale, pronto soccorso e differenze tra territori.
Pier Carlo Lava - Alessandria Post - italianewspost.com
La verifica: i punteggi riportati nella grafica sono corretti
La comunicazione della Regione Piemonte indica un punteggio complessivo di 272 punti, ottenuto sommando:
- 95 punti nella prevenzione;
- 90 nell’assistenza distrettuale;
- 87 nell’assistenza ospedaliera.
La stessa Regione precisa che nel 2023 i punteggi erano rispettivamente 93, 90 e 87. Il miglioramento del 2024 deriva quindi interamente dalla prevenzione, cresciuta di due punti, mentre assistenza territoriale e ospedaliera sono rimaste stabili.
Anche l’ordine mostrato nella grafica trova conferma nei risultati disponibili:
- Veneto, 288 punti;
- Emilia-Romagna, 282;
- Toscana, 280;
- Piemonte, 272;
- Provincia autonoma di Trento, 271;
- Lombardia, 270.
Il messaggio politico secondo cui il Piemonte sia salito dal quinto al quarto posto e sia oggi la prima Regione del Nord-Ovest nella somma dei tre punteggi è dunque corretto. La Lombardia, con 270 punti, si trova due punti più sotto.
Che cosa sono realmente i LEA
I Livelli essenziali di assistenza sono l’insieme delle prestazioni e dei servizi che il Servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti i cittadini, gratuitamente oppure con il pagamento del ticket quando previsto.
Non si tratta quindi di un premio o di una graduatoria costruita sulla soddisfazione dei pazienti. Sono obblighi assistenziali definiti a livello nazionale sulla base di necessità, efficacia e appropriatezza delle prestazioni. La normativa di riferimento resta il Dpcm del 12 gennaio 2017.
I LEA comprendono tre grandi ambiti:
Prevenzione collettiva e sanità pubblica, che include vaccinazioni, screening oncologici, sicurezza alimentare, tutela nei luoghi di lavoro, prevenzione delle malattie infettive e attività veterinarie.
Assistenza distrettuale, nella quale rientrano medicina di base, specialistica ambulatoriale, farmaceutica, assistenza domiciliare, servizi consultoriali, salute mentale, dipendenze, riabilitazione e strutture residenziali o semiresidenziali.
Assistenza ospedaliera, che comprende pronto soccorso, ricoveri ordinari e diurni, chirurgia, attività per acuti, riabilitazione ospedaliera e appropriatezza dei ricoveri.
Come funziona il Nuovo Sistema di Garanzia
Dal 2020 la verifica utilizza il Nuovo Sistema di Garanzia, conosciuto come NSG.
Il sistema complessivo comprende numerosi indicatori, ma per la valutazione sintetica viene utilizzato un sottoinsieme denominato “CORE”. Per l’anno 2024 sono stati considerati 27 indicatori principali: sei relativi alla prevenzione, dieci all’assistenza distrettuale, nove all’assistenza ospedaliera, uno dedicato all’equità e uno al monitoraggio dei percorsi diagnostico-terapeutici.
Ogni macroarea riceve un punteggio compreso tra zero e cento. Per essere considerata adempiente, una Regione deve raggiungere almeno 60 punti in ciascuna delle tre aree.
Questo passaggio è fondamentale: un risultato molto alto in un settore non può compensare una bocciatura in un altro. Una Regione con 95 nella prevenzione, ma 55 nell’assistenza ospedaliera, non garantirebbe pienamente i LEA, anche se la somma complessiva apparisse elevata.
Il Piemonte supera ampiamente la soglia in tutti e tre gli ambiti, quindi il risultato è indubbiamente positivo.
La precisazione necessaria sulla “classifica”
La grafica parla di “classifica della sanità delle Regioni italiane”. È una formulazione efficace dal punto di vista politico e comunicativo, ma tecnicamente semplificata.
Il Ministero pubblica anzitutto i risultati delle singole macroaree per verificare se ogni Regione garantisca i LEA. La graduatoria da 300 punti viene ottenuta sommando i tre valori, operazione utile per un confronto immediato ma che non costituisce da sola una misurazione completa della qualità di un sistema sanitario.
Il punteggio 272 non è quindi una sorta di voto assoluto sull’intera sanità piemontese. Dice che la Regione ottiene risultati elevati nel gruppo di indicatori selezionato dal Nuovo Sistema di Garanzia.
È corretto parlare di quarto posto nella somma dei punteggi LEA. È più discutibile trasformare automaticamente questo risultato nell’affermazione secondo cui il Piemonte possieda, in senso generale, la quarta migliore sanità italiana.
L’aspetto positivo principale: nessuna area sotto la sufficienza
Il primo dato favorevole è che il Piemonte raggiunge livelli molto superiori alla soglia minima in tutti gli ambiti.
Con 95 punti, la prevenzione è particolarmente forte. Anche l’assistenza distrettuale, con 90, e quella ospedaliera, con 87, ottengono valutazioni elevate.
Questo significa che, secondo gli indicatori utilizzati dal Ministero, il sistema regionale mostra una buona capacità complessiva di erogare prestazioni essenziali.
Il risultato deve essere riconosciuto e non sminuito per ragioni di appartenenza politica. Dietro questi numeri vi sono il lavoro quotidiano di medici, infermieri, tecnici, operatori sociosanitari, farmacisti, personale amministrativo e professionisti della prevenzione.
È inoltre positivo che il Piemonte sia migliorato rispetto al 2023 e abbia superato la Lombardia nella somma dei tre ambiti.
La prevenzione cresce, ma gli altri due settori restano fermi
La grafica utilizza l’espressione “in crescita”, che è vera nel punteggio complessivo e nella posizione nazionale.
L’analisi dettagliata mostra però che il miglioramento è limitato a una sola macroarea:
- prevenzione: da 93 a 95;
- assistenza distrettuale: stabile a 90;
- assistenza ospedaliera: stabile a 87.
Non si registra quindi un progresso generalizzato in tutto il sistema. Due settori su tre non peggiorano, che è comunque un dato favorevole, ma neppure avanzano.
La comunicazione sarebbe stata più completa precisando che la salita al quarto posto deriva da due punti guadagnati nella prevenzione e dalla contemporanea evoluzione dei risultati delle altre Regioni.
Che cosa misura la prevenzione
Il punteggio della prevenzione non riguarda genericamente la capacità di evitare tutte le malattie.
Gli indicatori possono includere coperture vaccinali, adesione agli screening oncologici, controlli sulla sicurezza alimentare, sorveglianza delle malattie infettive, prevenzione veterinaria e tutela della salute nei luoghi di lavoro.
Il 95 ottenuto dal Piemonte indica una prestazione molto elevata del sistema nel complesso, ma non significa che ogni programma raggiunga indistintamente tutti i cittadini.
Possono permanere differenze nell’adesione agli screening tra province, gruppi sociali e fasce di popolazione. Un punteggio regionale sintetico può nascondere zone più efficienti e altre più fragili.
La sfida non è soltanto mantenere il valore medio, ma raggiungere chi non partecipa agli screening, recuperare i ritardi vaccinali e ridurre le disuguaglianze nell’accesso alla prevenzione.
Che cosa misura l’assistenza distrettuale
L’assistenza distrettuale è probabilmente l’ambito più vicino alla vita quotidiana dei cittadini.
Comprende il rapporto con il medico di famiglia, la specialistica ambulatoriale, le cure domiciliari, i consultori, la salute mentale, la riabilitazione, l’assistenza agli anziani non autosufficienti e molti servizi territoriali.
Il punteggio piemontese di 90 è elevato e supera nettamente la soglia di adempienza.
Tuttavia, un buon punteggio distrettuale non significa che tutti riescano a ottenere una visita specialistica nei tempi desiderati o che ogni territorio disponga dello stesso numero di medici di base e servizi domiciliari.
Il sistema valuta indicatori selezionati e standardizzati; l’esperienza concreta del cittadino può essere influenzata anche da fattori che non entrano con lo stesso peso nella valutazione.
Che cosa misura l’assistenza ospedaliera
Il punteggio di 87 nell’area ospedaliera indica una performance positiva, ma è anche il valore più basso tra le tre macroaree piemontesi.
Gli indicatori ospedalieri riguardano aspetti come appropriatezza dei ricoveri, esiti di alcune procedure, ricorso al taglio cesareo, tempi di intervento in specifiche emergenze e organizzazione dell’assistenza.
Non rappresentano però una fotografia completa di ogni pronto soccorso, reparto o ospedale piemontese.
Le difficoltà percepite dai cittadini – attese nei dipartimenti di emergenza, sovraffollamento, carenze negli organici, chiusure temporanee di servizi e spostamenti tra strutture – possono convivere con un risultato LEA sopra la soglia.
Non è una contraddizione: si tratta di misurazioni differenti.
I LEA non coincidono con le liste d’attesa
Uno dei rischi maggiori della comunicazione politica è che il cittadino interpreti il quarto posto come la prova che visite ed esami siano facilmente accessibili.
I LEA certificano la capacità regionale di garantire determinati servizi attraverso indicatori nazionali. Le liste d’attesa, invece, dipendono dalla domanda, dalla disponibilità di personale, dalle agende, dal rapporto tra pubblico e privato convenzionato e dall’organizzazione delle aziende sanitarie.
Una Regione può ottenere buoni punteggi LEA e presentare comunque ritardi importanti per alcune prestazioni.
Per questo la frase secondo cui “i LEA misurano la capacità concreta di garantire ai cittadini i servizi fondamentali”, utilizzata dalla Regione, è sostanzialmente corretta ma deve essere interpretata con prudenza: misurano quella capacità attraverso un insieme definito di indicatori, non attraverso ogni singola esperienza assistenziale.
I dati si riferiscono al 2024, non alla situazione di oggi
Un’altra precisazione importante riguarda il tempo.
I risultati sono stati diffusi nel 2026, ma descrivono l’anno 2024. Esiste quindi un ritardo fisiologico dovuto alla raccolta, validazione e confronto dei dati.
Questo significa che la classifica non fotografa direttamente ciò che sta accadendo negli ospedali e negli ambulatori piemontesi nel luglio 2026.
Nel frattempo possono essere cambiate le dotazioni di personale, le liste d’attesa, l’organizzazione territoriale e la domanda di prestazioni.
Il risultato rimane ufficiale e importante, ma non può essere utilizzato come certificazione automatica dell’attuale assenza di criticità.
La somma assegna lo stesso peso alle tre macroaree
Il totale di 272 deriva da una semplice somma: 95 più 90 più 87.
Questo metodo attribuisce implicitamente lo stesso peso a prevenzione, territorio e ospedali. È una sintesi comprensibile, ma non necessariamente rappresenta il peso reale che ciascun settore ha sulla vita dei cittadini o sulla spesa sanitaria.
Inoltre, due Regioni con lo stesso totale potrebbero avere profili molto diversi. Una potrebbe essere fortissima nella prevenzione e più fragile negli ospedali; un’altra potrebbe presentare valori più equilibrati.
Per giudicare seriamente un sistema sanitario bisogna quindi guardare prima ai tre risultati separati e poi, possibilmente, ai singoli indicatori che li compongono.
Il confronto con il Veneto
Il Veneto raggiunge 288 punti: 96 nella prevenzione, 95 nel distretto e 97 nell’assistenza ospedaliera.
La differenza complessiva con il Piemonte è di 16 punti, concentrata soprattutto nell’area ospedaliera e, in parte, in quella territoriale.
Questo confronto indica dove il Piemonte potrebbe cercare ulteriori margini di miglioramento.
Non si tratta semplicemente di inseguire una posizione in classifica, ma di studiare modelli organizzativi, continuità assistenziale, appropriatezza e capacità di risposta dei sistemi che ottengono risultati migliori.
Ogni modello regionale deve naturalmente essere adattato alle caratteristiche demografiche, geografiche e sociali del territorio.
Il confronto con la Lombardia
Il Piemonte supera la Lombardia di due punti: 272 contro 270.
La Lombardia ottiene 96 nella prevenzione, 89 nell’assistenza distrettuale e 85 in quella ospedaliera. Il Piemonte è quindi leggermente sotto nella prevenzione, ma davanti di un punto nel distretto e di due nell’area ospedaliera.
La distanza è molto ridotta e non autorizza rappresentazioni trionfalistiche.
Due punti su un massimo teorico di 300 indicano sistemi complessivamente vicini nella sintesi numerica. La posizione in graduatoria può cambiare anche con variazioni limitate.
Aspetti positivi da riconoscere
Il risultato piemontese presenta elementi concreti di valore:
Tutte le macroaree superano ampiamente la soglia di 60.
La prevenzione migliora di due punti.
Il Piemonte guadagna una posizione rispetto al 2023.
La Regione si colloca tra i territori italiani con i risultati più elevati.
Il punteggio ospedaliero e quello territoriale, pur stabili, restano alti.
Sono risultati che testimoniano una capacità organizzativa significativa e il lavoro del personale sanitario.
Gli aspetti meno positivi o da ridimensionare
La comunicazione politica presenta però alcuni limiti.
Il primo è la formula “quarto posto nella sanità delle Regioni italiane”, più ampia di ciò che i dati possano dimostrare.
Il secondo è l’enfasi sulla crescita, mentre due macroaree su tre sono rimaste ferme.
Il terzo è l’assenza, nella grafica, dell’indicazione evidente che i dati riguardano il 2024 e non il 2026.
Il quarto è la mancata spiegazione del fatto che il punteggio complessivo deriva dalla somma di tre valutazioni distinte.
Il quinto è il rischio di utilizzare il risultato per oscurare problemi ancora presenti, come liste d’attesa, carenza di professionisti, difficoltà dei pronto soccorso e squilibri territoriali.
Le soluzioni e le priorità per migliorare ancora
Il buon risultato dovrebbe essere usato non come punto d’arrivo, ma come base per affrontare le aree più fragili.
La prima priorità è rendere pubblici i risultati dei singoli indicatori piemontesi, possibilmente suddivisi per aziende sanitarie e territori. Il cittadino deve poter capire dove il sistema funziona e dove restano ritardi.
La seconda è collegare i dati LEA alle liste d’attesa, ai tempi effettivi di accesso e alla rinuncia alle cure. Un servizio formalmente disponibile ma ottenibile dopo molti mesi non può essere considerato pienamente soddisfacente.
La terza è rafforzare l’assistenza territoriale: medici di famiglia, infermieri di comunità, cure domiciliari, salute mentale, consultori e strutture per la non autosufficienza.
La quarta è intervenire sul personale. Senza organici adeguati, i punteggi possono essere difficili da mantenere nel tempo.
La quinta è ridurre le differenze interne al Piemonte. Un buon valore medio regionale deve corrispondere a servizi accessibili anche nelle aree montane, rurali e periferiche, non soltanto nelle grandi città.
La sesta è pubblicare un cruscotto comprensibile che affianchi agli indicatori LEA tempi di attesa, mobilità sanitaria, accessi al pronto soccorso, copertura dei medici di base e soddisfazione degli utenti.
Il giudizio complessivo
La grafica diffusa dalla Regione Piemonte non contiene, nei suoi dati principali, falsità evidenti. Il Piemonte ha realmente ottenuto 95, 90 e 87 punti nelle tre macroaree e, sommando i risultati, si colloca al quarto posto nazionale.
È quindi corretto riconoscere un risultato positivo.
La comunicazione diventa però parziale quando trasforma la graduatoria LEA in una valutazione generale e definitiva della sanità piemontese.
I LEA sono uno strumento serio e fondamentale, ma misurano un insieme selezionato di prestazioni e risultati. Non descrivono da soli la facilità con cui un cittadino prenota una visita, trova un medico di famiglia, viene assistito in pronto soccorso o riceve cure vicino a casa.
La valutazione più equilibrata è dunque questa: il Piemonte presenta buone performance ufficiali nell’erogazione dei livelli essenziali, è migliorato nella prevenzione e appartiene al gruppo di testa nazionale; restano però criticità concrete che la classifica non può cancellare e sulle quali la politica deve continuare a intervenire.
Il quarto posto è un risultato da valorizzare, ma non deve diventare uno slogan dietro cui nascondere ciò che ancora non funziona.
GEO
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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.
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