Riso italiano, Cia al Masaf: prezzi in caduta, acqua scarsa e import in crescita mettono a rischio il comparto

 

Riunione del Tavolo riso al Ministero dell’Agricoltura, con rappresentanti istituzionali e delle organizzazioni agricole.
Un momento del Tavolo riso al Masaf. Cia-Agricoltori Italiani chiede interventi su prezzi, gestione dell’acqua, ricerca, importazioni e contratti di filiera.

Il riso italiano, coltura strategica per il Piemonte e per l’intero Paese, attraversa una fase di forte difficoltà. Al Tavolo riso convocato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Cia-Agricoltori Italiani ha chiesto interventi immediati contro il crollo delle quotazioni, la crisi idrica e la pressione delle importazioni, insieme a una strategia di lungo periodo fondata su ricerca, innovazione e contratti di filiera.

Pier Carlo Lava - Alessandria Post - italianewspost.com

L’Italia resta il principale produttore di riso dell’Unione europea, con oltre il 50% della produzione comunitaria e circa 233 mila ettari coltivati. Ma questo patrimonio produttivo, ambientale e paesaggistico è oggi sottoposto a pressioni crescenti. Al Tavolo riso convocato al Masaf alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida, Cia-Agricoltori Italiani ha posto l’accento su una crisi che unisce fattori climatici, economici e commerciali. La posizione illustrata da Cia

Il primo problema riguarda l’acqua. La scarsità idrica e le alte temperature possono compromettere rese e raccolti, proprio in un comparto nel quale la disponibilità e la gestione della risorsa idrica sono decisive. Per questo Cia chiede investimenti e scelte strutturali capaci di garantire una fornitura certa, sicura ed efficiente, evitando che ogni stagione agricola diventi una scommessa.

A questa criticità si somma il crollo dei prezzi. Secondo l’organizzazione agricola, le quotazioni di diverse varietà – in particolare Indica, Lunghi e risi da Parboiled – sono scese a livelli inferiori ai costi di produzione. Per gli agricoltori il rischio è evidente: produrre riso di qualità, rispettando standard sempre più rigorosi sul piano ambientale e sociale, senza ricevere un prezzo che riconosca il valore del lavoro e degli investimenti sostenuti.

Sul fronte commerciale, Cia segnala che nei primi tre mesi del 2026 le importazioni in volume sarebbero aumentate di quasi il 30%. L’associazione contesta un sistema nel quale all’agricoltura europea vengono richieste regole stringenti, mentre prodotti provenienti da Paesi terzi possono entrare sul mercato con condizioni produttive differenti. Da qui la richiesta di considerare realmente il riso un prodotto sensibile nei negoziati dell’Unione europea e di non trasformarlo in merce di scambio negli accordi di libero scambio.

La clausola di salvaguardia automatica prevista dal 2027 è giudicata da Cia un passo nella giusta direzione, ma non ancora sufficiente: le soglie fissate, secondo l’organizzazione, rischiano di renderla poco efficace. Il tema è centrale soprattutto per il Piemonte, dove la risicoltura non è solo produzione agricola ma identità dei territori, economia locale, tutela del paesaggio e occupazione lungo l’intera filiera.

Accanto alle misure urgenti, Cia indica una prospettiva di medio e lungo periodo. Servono più investimenti in ricerca, genetica e Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), insieme a soluzioni fitosanitarie a minore impatto ambientale ma capaci di assicurare risultati produttivi adeguati. L’obiettivo è dare alle aziende strumenti concreti per affrontare il cambiamento climatico e restare competitive senza rinunciare alla sostenibilità.

Un altro punto riguarda i contratti di filiera tra produttori e industria, sul modello già sperimentato nel comparto grano duro-pasta. Accordi più stabili e trasparenti potrebbero offrire certezze alle imprese agricole e creare vantaggi condivisi per chi coltiva, trasforma e commercializza il prodotto. Cia propone inoltre una campagna istituzionale per rafforzare la riconoscibilità del riso 100% italiano presso i consumatori.

Al termine del Tavolo, al Ministero è stata presentata anche la nuova edizione di Risò – Festival Internazionale del Riso, in programma a Vercelli dall’11 al 13 settembre 2026. L’evento unirà incontri, degustazioni, laboratori e momenti di confronto sulla filiera, offrendo al territorio risicolo piemontese una vetrina importante. Il programma di Risò 2026

La discussione sul riso, dunque, non riguarda soltanto i listini agricoli. Riguarda la capacità dell’Italia e dell’Europa di difendere una produzione essenziale, di garantire regole commerciali eque e di aiutare le imprese a fronteggiare una trasformazione climatica che non può più essere trattata come un’emergenza occasionale.

GEO

Piemonte, Italia – Cia-Agricoltori Italiani chiede al Masaf interventi urgenti per il settore risicolo: prezzi remunerativi, acqua, ricerca sulle TEA, tutela dalle importazioni e contratti di filiera per il riso italiano.

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