Recensione di Raffaele Piazza al volume "La poesia di Wanda Lombardi nella critica italiana, II edizione"

 


Wanda Lombardi, scrittrice e poetessa è nata e vive a Morcone (Benevento), pittoresca

cittadella dell’Alto Sannio. Laureata in Pedagogia ha insegnato materie letterarie nelle

scuole secondarie. Ha partecipato a concorsi letterari, nazionali e internazionali, ottenendo

numerosi riconoscimenti. Fa parte di Accademie e Associazioni Culturali. Ha pubblicato

numerose raccolte di poesia e volumi di narrativa e prosa e di teatro.

Preliminarmente è doveroso, considerata l’essenza del lavoro che prendiamo in

considerazione in questa sede, affermare che il ruolo della critica letteraria è centrale e

fondante per sugellare l’attività di ogni poeta nel panorama letterario odierno come nei

tempi passati.

I giudizi su ogni singolo autore servono per determinarne l’identità e per inquadrarlo nel

sistema e a questo proposito vanno incluse nel discorso le antologie nelle quali il poeta

stesso è incluso e i premi vinti nei numerosi concorsi del circuito nazionali e internazionali.

Nel caso di Wanda Lombardi è significativa l’attenzione che la critica letteraria le ha

riservato, tant’è che il volume oggetto di analisi in questa sede è già alla seconda edizione.

In Wanda Lombardi poesia e vita sono connesse in maniera strettissima e in questo

binomio indissolubile l’autrice trova una forza potente per affermarsi nel panorama

letterario anche per l’originalità della sua voce poetante.

Il volume è introdotto da una presentazione di Maria Rizzi centrata e ricca di acribia e la

stessa Rizzi, rispetto al tema suddetto trattato e cioè quello del desiderio della poetessa di

essere ricordata dai posteri, mette in rilievo che le opere della stessa Wanda sono state

inserite presso biblioteche locali, nazionali e accademiche, a disposizione degli studenti,

realizzando il suo desiderio di lasciare un tesoro non solo morale alle nuove generazioni.

A questo proposito viene in mente la metafora della poesia in bottiglia gettata

nell’Oceano per approdare secondo una finalità misteriosa ad un lettore non casuale che

ne possa trarre un segno del destino da leggere anche mel nome di colui che ha firmato

sul foglietto la poesia stessa.

Riportiamo ora, a titolo esemplificativo, alcune poesie della Nostra tratte dal volume

Araba fenice del 2025: «Il ricordo di giovani giorni/ tra tormenti taciuti/ e speranze

arrugginite/ ha percorso l’intima fragilità/ del mio essere/ raggomitolato qual riccio/ e ad

aculei vecchi congiunto/ per evitarne di nuovi/ più grossi a ferire./ Ho perso il conto degli

anni vissuti/ nell’ombra, dei brandelli di sogni/ scappati col vento, e le paure, i silenzi/

strappavano lembi di volontà/ qual fogli macchiati./ Una strada era preclusa,/ lacerata

contro le pareti dell’illusione/ e di nero tinteggiavano i muri/ le ore infiacchite/ qual candele

consunte a contorcersi…» (Sogni nel vento).

Nella suddetta composizione è detto tout-court il dolore dell’io poetante attraverso

immagini icastiche, in modo lucido, ma è un dolore sublimato e controllato nonché salvifico

perché il solo fatto di scrivere fa bene e dicendo il peggio possibile con urgenza si può

trovare pace come catarsi e non come sfogo.

E non a caso in altre poesie l’autrice si apre alla speranza e questo avviene spesso

quando si affida e si rivolge con Fede al Signore Dio. «Dalla tua eterna, sublime dimora/

veglia su di noi, Signore,/ accendi la gioia nei cuori,/ allontana l’odio, la prepotenza,/ i

rancori,/ guida l’uomo alla giustizia,/ rinvigorisci la fratellanza,/ a tutti concedi l’umiltà./ Dai

pace ai popoli dell’Est… » (Per un futuro migliore).


In Musa, leggiamo: «Attingerò alla tua fonte, Musa,/ per trovare parole di seta/ e

ricamare giorni grigi di sole./ Non abbandonarmi al buio destino/ che vide i migliori anni/

nel nulla rotolare/ e il cuore far naufragio/ in porti sconosciuti./ Riempi di luce la mia anima/

affinché io possa d’avorio/ vestire il mio canto/ e a te giungere con ali d’ippogrifo/ la tua

voce per un attimo sia mia/ per cantare la bellezza del Creato/ e un senso dare alla

malferma vita/ or che persi per sempre sono i sogni»; versi in bilico tra gioia e dolore

intensi e sentiti che sottendono proprio il senso del titolo del libro Araba fenice da

intendere come la realizzazione di un senso della vita gioioso e fiducioso nonostante le

difficoltà perché la fenice è immagine di un uccello-simbolo che nonostante

l’annientamento rinasce sempre dalle sue ceneri così come la Lombardi vince il dolore con

la scrittura poetica. Quindi la salvezza, la possibilità di essere felici abitando poeticamente

la terra, è possibile gettando tutto su Dio e praticando la scrittura poetica che per Borges

proviene da quello che i Greci chiamavano Musa e gli ebrei e i cristiani chiamano Spirito

Santo e gli psicoanalisti denominano come inconscio.

Per quanto riguarda le tematiche dei dualismi gioia-dolore, luce e ombra, bene e male

pare opportuno esaminare la prefazione di Guido Miano al volume di poesie Oltre il tempo,

intitolata Le problematiche dell’essere in Wanda Lombardi e in Emile Verhaeren. Come

scrive il Nostro la problematica esistenziale presenta numerose sfaccettature degli aspetti

positivi come anche negativi. In sintesi nel parallelismo tra la Lombardi e il poeta belga

vissuto tra l’Ottocento e il Novecento si coglie in entrambi come elemento salvifico e

salutare la luce, come emanazione di Dio, come cosa utile per trovare redenzione, pace e

felicità per vincere l’alienazione e il dolore illuminandosi di immenso per dirla con

Ungaretti, luce come metafora dell’essere e del bene.

Del resto il tema della luce è centrale anche in un altro poeta non a caso cattolico come

Mario Luzi. Complessivamente composita e profonda è la visione del mondo di Wanda

Lombardi che si esprime mirabilmente nel suo poiein nella consapevolezza che esso sia

sempre un canto salutare.


Raffaele Piazza


AA. VV., La poesia di Wanda Lombardi nella critica italiana, II edizione, prefazione di Maria Rizzi,

Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 128, isbn 979-12-81351-91-2, mianoposta@gmail.com.

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