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| Il pianoforte, la luna sul mare di Capri e un calice di champagne ricordano la musica e l’eleganza di Peppino Di Capri nella poesia di Rosalba Di Giacomo. |
Con una poesia costruita attraverso ricordi, titoli e atmosfere del repertorio di Peppino Di Capri, Rosalba Di Giacomo saluta l’artista scomparso nella sua amata isola. Capri diventa il luogo nel quale la voce del cantante continua a vivere, sospesa tra il mare e il cielo.
Pier Carlo Lava - Alessandria Post - italianewspost.com
Ci sono artisti che appartengono a un luogo e, nello stesso tempo, riescono a portarlo nel mondo. Peppino Di Capri è stato la voce musicale della sua isola, del mare osservato nelle notti di luna, degli amori nati sulle terrazze e delle malinconie accompagnate dal pianoforte.
Rosalba Di Giacomo gli dedica “Peppino”, una poesia che non vuole ricostruire una carriera né limitarsi a ricordare una celebrità. È un saluto diretto, affettuoso, quasi confidenziale, rivolto all’uomo e all’artista che ha accompagnato generazioni diverse.
Peppino Di Capri, all’anagrafe Giuseppe Faiella, è morto l’11 luglio 2026 nella sua Capri, pochi giorni prima di compiere 87 anni. La sua carriera, durata quasi sette decenni, ha attraversato la canzone napoletana, il rock’n’roll, il twist, il jazz e la musica leggera italiana. Ha vinto due volte il Festival di Sanremo, nel 1973 con “Un grande amore e niente più” e nel 1976 con “Non lo faccio più”, partecipando complessivamente quindici volte alla manifestazione. La notizia e il profilo dell’artista sono stati ricostruiti da ANSA.
Peppino
Già ci manchi, Peppino.
Rosalba Di Giacomo
Una domanda semplice che contiene l’assenza
La poesia si apre con una domanda priva del punto interrogativo: “Dove sei andato, Peppino”. È un dettaglio significativo. Non si tratta di una richiesta alla quale ci si aspetta una risposta, ma della frase che spesso pronunciamo quando la morte di qualcuno ci appare ancora impossibile da accettare.
Il nome “Peppino” rende immediatamente il tono familiare. Non c’è distanza tra la poetessa e l’artista. Non viene evocato il personaggio pubblico, il vincitore di Sanremo o l’interprete celebrato sui grandi palcoscenici. Viene chiamato semplicemente Peppino, come se fosse ancora seduto al pianoforte in un locale dell’isola.
Alla domanda iniziale segue subito una risposta: Peppino ha lasciato la sua musica. La persona non è più fisicamente presente, ma la voce continua a risuonare e a far innamorare. Il passaggio dall’assenza alla permanenza costituisce il nucleo emotivo dell’intera composizione.
Capri tra realtà e memoria
Capri non è un semplice sfondo geografico. Nella poesia diventa un organismo vivente, un’isola che “dondola” circondata non soltanto dall’acqua, ma da “un mare di note”.
L’immagine è delicata e immediata. Il movimento dell’isola richiama quello di una melodia lenta, ma anche il ritmo di un ballo. Capri sembra cullata dalla musica di Peppino Di Capri e, nello stesso tempo, continua a custodirla.
La luna che brilla sullo “scoglio meraviglioso” rimanda inevitabilmente a “Luna caprese”, uno dei brani più intimamente legati all’artista e alla sua terra. Successivamente la luna cambia abito, si veste “in lamè” e comincia a ballare il twist.
In pochi versi la poetessa unisce così due anime della musica di Peppino Di Capri: quella romantica della tradizione napoletana e quella moderna, internazionale e ritmica che contribuì a portare il rock’n’roll e il twist nella canzone italiana.
Una poesia composta di canzoni
“Peppino” è costruita come un mosaico intertestuale. Rosalba Di Giacomo inserisce nel testo titoli, parole e richiami alle canzoni dell’artista, trasformandoli in elementi di un nuovo discorso poetico.
“Non è Saint Tropez / ma balla il twist” conduce a “Saint Tropez Twist”, successo del 1962 e simbolo della stagione nella quale Peppino Di Capri riuscì a fondere eleganza mediterranea e nuovi ritmi internazionali.
“La tua voce ’e notte” richiama “Voce ’e notte”, classico della canzone napoletana che il cantante reinterpretò alla fine degli anni Cinquanta, contribuendo a riportarlo al grande pubblico. I versi in dialetto che seguono ne recuperano l’atmosfera segreta e notturna, mentre “nunn’è peccato” rinvia a “Nun è peccato”, uno dei primi grandi successi dell’artista.
“Vorrei, amore vorrei” appartiene all’universo di “Un grande amore e niente più”, la canzone con la quale Peppino Di Capri vinse il Festival di Sanremo nel 1973. Il richiamo non appare isolato, ma introduce una stanza ideale piena di ritmi, jazz, slow, rhythm and blues e ricordi.
La frase “Mai più nessuno al mondo / ci amerà così” evoca “Nessuno al mondo”, mentre la “notte di luna calante” riprende direttamente il titolo di un altro brano inciso nel 1960.
Infine, l’immagine di Peppino che sta “brindando” con gli angeli porta naturalmente alla memoria “Champagne”. Il titolo non viene pronunciato, ma la sua presenza è chiarissima. È un’allusione leggera, quasi sorridente, che impedisce alla poesia di chiudersi soltanto nel dolore.
Questi riferimenti non costituiscono un elenco celebrativo. Le canzoni diventano il linguaggio attraverso il quale la poetessa riesce a parlare all’artista scomparso. Ogni titolo apre una memoria e ogni memoria produce un’immagine.
Dal mare di Capri al mare del cielo
La parte conclusiva trasforma la morte in un passaggio verticale. Dal mare che circonda Capri si sale verso “l’azzurro mare del cielo”. Il colore rimane lo stesso, come se tra la terra e l’aldilà non esistesse una vera separazione.
Peppino non viene immaginato immobile o avvolto nel silenzio. Sta già brindando, forse incontrando gli angeli, portando anche in cielo quella musica capace di unire malinconia e leggerezza.
Il condizionale “forse” protegge la delicatezza dell’immagine. La poesia non pretende di descrivere ciò che esiste dopo la morte: propone semplicemente una visione consolatoria, coerente con l’universo musicale dell’artista.
L’ultimo verso, “Già ci manchi, Peppino”, abbandona ogni citazione e ogni costruzione simbolica. È una frase essenziale, pronunciata a nome di una comunità. Quel “ci” comprende la poetessa, gli abitanti di Capri, gli ascoltatori e tutti coloro che hanno legato un amore, una festa o una notte della propria vita a una canzone di Peppino Di Capri.
La forza di un omaggio popolare e sincero
La scrittura di Rosalba Di Giacomo è volutamente semplice. Non cerca immagini oscure né una lingua solenne. La sua forza nasce dalla sincerità e dalla capacità di intrecciare la biografia musicale di Peppino Di Capri con un paesaggio affettivo condiviso.
Il passaggio dall’italiano al napoletano rafforza il senso di appartenenza. Il dialetto non è un ornamento, ma la lingua della notte, dell’intimità e della memoria musicale.
“Peppino” funziona perché non racconta soltanto la morte di un cantante, ma mostra ciò che rimane dopo la scomparsa di un artista popolare: canzoni che entrano nel linguaggio comune, titoli che diventano ricordi e melodie capaci di riportare in vita un momento lontano.
Peppino Di Capri non è più sulla sua isola, ma la luna continua a brillare sul mare e Capri continua a dondolare dentro le sue note.
GEO
Capri, Napoli, Campania, Italia; isola di Capri; Golfo di Napoli; musica napoletana; canzone italiana; Festival di Sanremo. Omaggio poetico di Rosalba Di Giacomo a Peppino Di Capri, scomparso l’11 luglio 2026.
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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.
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