Nuova legge elettorale, che cosa cambia davvero: proporzionale, premio di maggioranza e soglia del 42 per cento

 

Elettore inserisce una scheda nell’urna trasparente mentre gli scrutatori lavorano in un seggio elettorale italiano.
Un elettore deposita la scheda nell’urna: la riforma approvata dalla Camera introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza.

La Camera dei deputati ha approvato il 16 luglio 2026 la proposta di riforma della legge elettorale con 217 voti favorevoli, 152 contrari e due astensioni. Il provvedimento, spesso indicato nel dibattito politico con il nome informale di “Stabilicum”, introduce un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza. La riforma, tuttavia, non è ancora legge: dovrà essere esaminata dal Senato, che potrà confermarla oppure modificarla, rendendo in quest’ultimo caso necessario un nuovo passaggio alla Camera.

Pier Carlo Lava

Dal sistema misto al proporzionale

La prima trasformazione riguarda il modello complessivo. L’attuale legge, conosciuta come “Rosatellum”, combina collegi uninominali, nei quali viene eletto il candidato che ottiene più voti, e seggi distribuiti con metodo proporzionale.

Il testo approvato dalla Camera elimina sostanzialmente questa impostazione e sceglie un sistema proporzionale: i seggi vengono distribuiti fra le liste in relazione ai voti ottenuti. A questo principio viene però aggiunto un premio destinato alla lista o alla coalizione capace di raggiungere una determinata percentuale in entrambe le Camere.

Il passaggio al proporzionale ridurrebbe il peso dei collegi uninominali e renderebbe ancora più importante la costruzione delle coalizioni prima delle elezioni. Ogni partito potrebbe concorrere autonomamente, ma un’alleanza in grado di superare la soglia prevista avrebbe la possibilità di ottenere una maggioranza parlamentare più stabile.

Come funziona il premio di maggioranza

Il premio scatterebbe a favore della lista o della coalizione che raggiungesse almeno il 42 per cento dei voti sia alla Camera sia al Senato. Il requisito dovrebbe quindi essere soddisfatto contemporaneamente nei due rami del Parlamento.

Alla formazione vincente verrebbero assegnati 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato. È previsto comunque un limite massimo: il vincitore non potrebbe superare complessivamente 220 deputati e 113 senatori, senza considerare gli eletti nella circoscrizione Estero.

La maggioranza assoluta è fissata ordinariamente a 201 deputati e 101 senatori elettivi. Raggiungere rispettivamente 220 e 113 seggi consentirebbe quindi alla coalizione vincente di sostenere un governo senza dover necessariamente cercare accordi con altre forze politiche. Il tetto impedirebbe però di avvicinarsi, grazie al solo premio, alla maggioranza dei due terzi necessaria per alcune decisioni di particolare rilevanza costituzionale.

Secondo il testo approvato a Montecitorio, il premio non sarebbe attribuito automaticamente alla formazione arrivata prima. Per ottenerlo sarebbe indispensabile superare la soglia del 42 per cento in entrambe le Camere. Il resoconto di RaiNews sull’approvazione riporta i risultati del voto e i principali elementi della riforma.

Che cosa succede se nessuno raggiunge il 42 per cento

Se nessuna lista o coalizione ottenesse almeno il 42 per cento, i seggi sarebbero distribuiti in maniera proporzionale. Non è previsto il ballottaggio nazionale che compariva nelle prime versioni della proposta.

In questo scenario, la formazione arrivata prima potrebbe avere il maggior numero di parlamentari senza disporre della maggioranza assoluta. Dopo le elezioni diventerebbero quindi necessari accordi politici fra partiti diversi per formare un governo sostenuto da entrambe le Camere.

Il premio non scatterebbe neppure qualora la stessa coalizione raggiungesse il 42 per cento alla Camera ma non al Senato, oppure se i risultati indicassero vincitori differenti nei due rami del Parlamento. La previsione cerca di evitare la nascita di maggioranze parlamentari incompatibili fra loro, ma non esclude completamente il rischio di un risultato senza una maggioranza autosufficiente.

Liste bloccate e preferenze respinte

Uno degli aspetti più discussi riguarda la scelta dei parlamentari. Il testo approvato non consente all’elettore di esprimere una preferenza per uno specifico candidato: il voto viene attribuito alla lista, mentre l’elezione dipende dall’ordine nel quale i candidati sono stati collocati.

Durante l’esame alla Camera è stato respinto, con voto segreto, un emendamento che avrebbe introdotto la possibilità di scegliere alcuni candidati all’interno delle liste. L’assenza delle preferenze lascia pertanto alle segreterie dei partiti un ruolo determinante nella composizione e nell’ordinamento delle candidature.

I sostenitori delle liste bloccate ritengono che questo sistema possa rendere più semplice il voto e garantire liste territorialmente e politicamente equilibrate. I critici osservano invece che il cittadino non potrebbe decidere quale candidato del partito prescelto mandare in Parlamento. La questione potrebbe essere nuovamente affrontata durante l’esame al Senato.

Le soglie per entrare in Parlamento

Il testo conserva una soglia nazionale del 3 per cento per le liste che intendono partecipare alla distribuzione dei seggi. Le coalizioni dovrebbero invece raggiungere almeno il 10 per cento.

È prevista una forma di tutela per i partiti più piccoli che partecipano a un’alleanza: all’interno di una coalizione capace di superare il 10 per cento potrebbe ottenere seggi anche la prima lista rimasta sotto la soglia individuale del 3 per cento.

Questa disposizione potrebbe avere conseguenze importanti nella formazione delle alleanze. Anche un partito con un consenso limitato potrebbe diventare utile per raggiungere il 42 per cento necessario al premio e, nello stesso tempo, beneficiare della protezione offerta dalla coalizione.

Il candidato alla Presidenza del Consiglio

Sulla scheda verrebbe indicato anche il nome del candidato alla Presidenza del Consiglio collegato alla lista o alla coalizione. Questo elemento avrebbe un forte significato politico, ma non introdurrebbe l’elezione diretta del presidente del Consiglio.

La Costituzione continua infatti ad affidare al presidente della Repubblica il compito di nominare il presidente del Consiglio e, su proposta di quest’ultimo, i ministri. Il governo deve inoltre ottenere la fiducia della Camera e del Senato.

L’indicazione sulla scheda renderebbe trasparente agli elettori quale personalità la coalizione intende proporre per Palazzo Chigi, ma non potrebbe eliminare le prerogative costituzionali del capo dello Stato né l’obbligo della fiducia parlamentare.

Le ragioni dei favorevoli e le obiezioni delle opposizioni

La maggioranza presenta la riforma come uno strumento per rendere più stabile il governo e diminuire il rischio di lunghe trattative dopo le elezioni. Una coalizione capace di ottenere almeno il 42 per cento riceverebbe una maggioranza sufficiente per governare, pur rimanendo lontana dai due terzi dei seggi.

Le opposizioni contestano invece l’attribuzione di seggi aggiuntivi a una formazione che potrebbe aver ottenuto meno della metà dei voti. Criticano inoltre le liste bloccate e sostengono che modificare le regole a ridosso della conclusione della legislatura possa favorire calcoli politici legati alle elezioni del 2027.

Non è comunque possibile stabilire in anticipo quale schieramento verrebbe concretamente avvantaggiato. Il funzionamento del sistema dipenderebbe dalla composizione delle coalizioni, dalla distribuzione territoriale dei consensi e dalla capacità di superare la soglia in entrambe le Camere. Un’alleanza molto ampia potrebbe avvicinarsi più facilmente al 42 per cento, ma dovrebbe anche affrontare la complessa divisione dei candidati e dei seggi fra i partiti che la compongono.

La riforma non è ancora definitiva

L’approvazione della Camera rappresenta soltanto la prima lettura parlamentare. Il Senato potrà intervenire sul premio, sulle soglie, sulle candidature, sulle preferenze e sulle altre disposizioni del testo. Qualunque modifica obbligherebbe la proposta a tornare a Montecitorio.

È quindi corretto descrivere le nuove regole come il contenuto del testo approvato dalla Camera, non come la legge elettorale già in vigore. Un’analisi tecnica pubblicata dopo il voto evidenzia proprio che il provvedimento si trova ancora “a metà del guado” e ricostruisce gli effetti del premio e dei limiti massimi stabiliti.

La domanda centrale resta quella che accompagna ogni riforma elettorale: come conciliare la rappresentanza dei voti espressi dai cittadini con la necessità di formare maggioranze capaci di governare. Il sistema approvato dalla Camera cerca un equilibrio attraverso il proporzionale e una soglia relativamente elevata per il premio. La risposta definitiva dipenderà però dal Senato e dall’eventuale controllo della Corte costituzionale, che potrebbe essere chiamata a valutarne le disposizioni soltanto dopo l’entrata in vigore e secondo le procedure previste dall’ordinamento.

Frase GEO

La riforma elettorale approvata dalla Camera il 16 luglio 2026 prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza per la lista o coalizione che raggiunge almeno il 42 per cento dei voti sia alla Camera sia al Senato.

Per approfondire è possibile consultare il resoconto di RaiNews sull’approvazione della riforma elettorale e l’analisi tecnica del nuovo sistema di voto

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